Armani prosegue nel segno di Re Giorgio. A quasi otto mesi dalla scomparsa del fondatore, il gruppo continua a muoversi lungo la traiettoria solcata dal patron, che rappresenta la bussola e la legacy intangibile del marchio.
Il cinquantesimo anniversario del marchio, celebrato nel 2025, ha coinciso con una fase complessa per il sistema moda, ma anche con la conferma di un modello industriale che punta a restare fedele alla visione del fondatore pur confrontandosi con uno scenario globale sempre più instabile.
«Sono passati quasi otto mesi dalla morte del signor Armani e il vuoto che ha lasciato è innegabile – racconta Giuseppe Marsocci, amministratore delegato e direttore generale dell’azienda a Il Sole 24 Ore -. Ma ogni giorno raccogliamo qualche frutto di ciò che ha seminato in ognuno di noi e ovviamente nel gruppo».
Un contesto settoriale complesso
Più che replicare meccanicamente l’impostazione costruita da Giorgio Armani, la sfida per il gruppo sembra essere quella di tradurne i principi in scelte operative quotidiane, in equilibrio tra coerenza e trasformazione.
Un approccio che oggi si misura con turbolenze geopolitiche, pressioni sui consumi e nuove dinamiche competitive che coinvolgono il lusso internazionale, ponendo delle sfide strategiche e gestionali complesse.
«I risultati del 2025, un anno difficilissimo per l’intero sistema moda, italiano e globale, e segnato da turbolenze geopolitiche che nel 2026 si sono acuite. Nonostante tutto, siamo riusciti a contenere il calo dei ricavi, chiudendo a 2,192 miliardi, il 2,8% in meno rispetto al 2024. Una cifra che quasi raddoppia a 4 miliardi se consideriamo anche il fatturato diretto dei licenziatari».
Il peso delle licenze
Un risultato che conferma il peso strutturale delle licenze all’interno del modello Armani, tema a lungo considerato da alcuni osservatori un possibile elemento di fragilità. ma che invece per la dirigenza rappresenta un punto di forza.
«Parte del lascito di cultura aziendale del signor Armani riguarda proprio le licenze, in cui è stato pioniere, come dimostrano occhiali e cosmetica. Non sono mai stati accordi commerciali basati solo su royalty, di cui disinteressarsi per guardare solo ai dati di vendita delle singole categorie di prodotto affidate a terzi».
Il management rivendica il ruolo strategico di partnership costruite in decenni e integrate nella visione industriale del gruppo, in grado di generare valore aggiunto sfruttando le competenze distintive dei marchi.
«Giorgio Armani – spiega l’ad del gruppo – concepiva ogni accordo di licenza come una partnership di lungo periodo, costruita su ping pong creativo, rispetto del know how tecnico dei partner e collaborazione nelle strategie di marketing e comunicazione. Non è un caso se le attuali scadenze delle due principali licenze siano lontanissime: 2037 per L’Oréal e 2050 per EssilorLuxottica».
La governance e le prospettive per il 2026
Uno dei temi che tengono banco rimane quello della governance e con il futuro dell’azionariato, alla luce delle indicazioni contenute nel testamento di Giorgio Armani sull’eventuale cessione del 15% del gruppo.
«Non ci sono novità, anche se continuiamo a percepire un grandissimo rispetto e interesse per il gruppo Armani – risponde Marsocci –. Contiamo anche noi i mesi che passano, ma restiamo concentrati sulla gestione dell’azienda, a maggior ragione visto lo scenario geopolitico».
Sul fronte operativo, il 2026 si apre in continuità con i trend emersi lo scorso anno, inclusa la pressione derivante dai cambi. Ma, accanto a un mercato ancora complesso, emergono indicatori che rafforzano una prospettiva di prudente ottimismo, soprattutto sul piano della solidità finanziaria e della marginalità.
«Gli indici di redditività nel 2025 sono migliorati: l’ebitda è cresciuto del 3,2%, passando da 148 a 152,7 milioni, l’ebit ha raggiunto i 52,6 milioni, anch’esso in miglioramento rispetto al 2024. Il signor Armani teneva molto alla libertà che viene da un basso indebitamento – ricorda Marsocci – e non intendiamo scostarci da questa visione, forti di una liquidità netta di quasi 600 milioni e un patrimonio netto di quasi 2 miliardi, che corrisponde al 51% dell’attivo totale».
Lo sport al centro della visione
A sostenere questa impostazione c’è anche una politica di investimenti che nel 2025 è rimasta elevata e interamente autofinanziata, con focus su digitale, sostenibilità e rafforzamento della rete retail.
Tra le aree su cui il gruppo intende continuare a investire spicca lo sport, ambito che per Giorgio Armani ha sempre rappresentato un terreno identitario che punta ora a tradurre la visibilità ottenuta con le Olimpiadi in nuove opportunità di crescita.
«EA7 ha avuto una grande esposizione durante le Olimpiadi e i legami con lo sci, il tennis, la vela e persino l’equitazione sono destinati a rafforzarsi. Di nuovo: è un modo per rispettare la visione del fondatore ma anche di far crescere le opportunità di business, come, crediamo, avrebbe voluto lui».