Il Governo ha chiuso il rimpasto. Dall’ultimo Consiglio dei ministri sono emerse le nomine dei cinque nuovi sottosegretari, tra cui spicca il nome di Paolo Barelli, storico presidente della Federazione Italiana Nuoto.
Il politico forzista al vertice della Fin, che Barelli guida senza interruzioni da oltre venticinque anni, è stato scelto per il ruolo di sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, incarico per cui ha già assunto le funzioni dopo il giuramento.
L’apparente incompatibilità del doppio incarico
La designazione ha immediatamente acceso l’attenzione sul suo doppio incarico. L’apparente incompatibilità tra il nuovo ruolo governativo e quello federale sembrava poter aprire la strada a un cambio al vertice, come riportato da La Repubblica.
La situazione è stata risolta sfruttando una previsione statutaria interna.Il riferimento è al comma 6 dell’articolo 12 del regolamento federale, che consente al presidente di delegare temporaneamente le proprie funzioni in caso di impedimento.
In questo modo Barelli ha affidato la gestione operativa al vicepresidente Andrea Pieri, mantenendo però di fatto le redini della federazione e lasciando aperta la possibilità di rientrare pienamente in carica al termine del mandato.
Lo stato del nuoto italiano
Nonostante le polemiche, il suo consenso interno resta solido, come dimostrano le ripetute rielezioni segnate da un consenso quasi plebiscitario che ne consolidano la posizione.
La federazione che presiede è tra le più ricche del panorama sportivo italiano: nel 2026 ha ricevuto 18,6 milioni di euro da Sport e Salute, classificandosi al secondo posto dopo la FIGC.
Sul piano sportivo, la gestione Barelli è stata accompagnata da risultati rilevanti, in un ciclo positivo iniziato dopo i Giochi di Sydney e proseguito negli anni successivi. Le spedizioni olimpiche più recenti hanno confermato questa tendenza, con sette medaglie a Tokyo e cinque a Parigi, oltre ai successi ottenuti tra Mondiali ed Europei.
Il movimento del nuoto italiano: un modello vincente dentro e fuori dalla vasca
Il percorso sportivo, dirigenziale e imprenditoriale
Nato a Roma nel 1954, Barelli è stato prima atleta di alto livello e poi dirigente. Specialista nello stile libero e nella farfalla, ha conquistato venti titoli italiani e partecipato a due edizioni dei Giochi olimpici, entrando nella storia per il bronzo mondiale del 1975 nella staffetta 4×100, primo podio iridato maschile per il nuoto italiano.
Negli anni Ottanta ha avviato il percorso dirigenziale, culminato nel 2000 con l’elezione alla presidenza della FIN, incarico mantenuto nel tempo anche dopo una sospensione decisa dalla federazione internazionale e successivamente annullata in sede di ricorso.
In quegli anni ha intrapreso la carriera politica, iniziata a livello locale nella giunta provinciale di Roma guidata da Silvano Moffa. L’ingresso in Parlamento risale al 2001, quando viene eletto al Senato con Forza Italia, dove resterà per tre legislature.
Parallelamente alla carriera istituzionale, Barelli è coinvolto anche in attività imprenditoriali legate al settore delle piscine, gestite insieme ai fratelli. In passato è stato al centro di una vicenda giudiziaria relativa ai lavori per l’impianto del Foro Italico, conclusasi con una condanna al risarcimento di circa mezzo milione di euro.
La carriera politica recente
Dal 2018 prosegue il percorso alla Camera dei deputati, fino a diventare nel 2021 presidente del gruppo parlamentare azzurro, incarico poi ripreso nel 2023 dopo un periodo di breve interruzione.
Figura politicamente vicina ad Antonio Tajani, di cui è anche consuocero, Barelli ha lasciato la guida del gruppo parlamentare degli azzurri nell’aprile scorso. Alla domanda su un possibile addio alla federazione, aveva risposto: «Io so nuotare, galleggio».
Pochi giorni dopo è arrivata la nomina a sottosegretario, individuando al contempo una formula per restare aggrappato ad una Federazione da lui plasmata, e confermando così la sua capacità di restare a galla anche nei passaggi più delicati.