Danza sportiva, indagata la presidente Lunetta: un allarme ignorato

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla Federazione Italiana Danza Sportiva con accuse di manipolazione del software di votazione delle gare. I segnali d’allarme erano già stati messi nero su bianco nel 2021.

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La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla Federazione Italiana Danza Sportiva e Sport Musicali (Fidesm). Quattro gli indagati: la presidente Laura Lunetta, Ferruccio Galvagno – definito dagli inquirenti il «dominus di fatto» della federazione – e i collaboratori Piercarlo Pilani e Ottavio Cappelli.

Il Corriere della Sera riporta che l’accusa, ai sensi dell’articolo 1 della legge 401 del 1989 sul contrasto alle frodi sportive, è di aver «compiuto atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive, incluse le gare dei campionati assoluti tenutesi a Riccione tra il 19 e il 22 febbraio 2026, intervenendo sulla designazione degli arbitri di gara e manipolando il software TopTurnier utilizzato per le votazioni».

Il pm Stefano Opilio ha disposto perquisizioni e sequestri nelle abitazioni degli indagati, nella sede della Fidesm, nelle società Midas Maestri Italiani di Danza Sportiva e Midas Servizi, nonché – fatto di non poco conto – nelle sedi romane del Coni e di Sport e Salute. Telefonini, computer e supporti di memoria sono stati messi sotto chiave.

Al centro dell’inchiesta c’è TopTurnier, un programma di gestione delle votazioni nelle gare di danza sportiva. Secondo gli investigatori, chi gestisce il sistema avrebbe avuto la possibilità di modificare in tempo reale i punteggi assegnati dai giudici, favorendo coppie iscritte a scuole «amiche» per attrarne la clientela. L’elevato numero di partecipanti e la rapida successione sulle pedane avrebbero contribuito a rendere le alterazioni difficilmente rilevabili.

Un allarme ignorato

Il dato forse che interessa maggiormente l’intero sistema sportivo istituzionale è che i segnali di allarme erano arrivati con largo anticipo. Il 18 ottobre 2021 l’organo di vigilanza del Coni – all’epoca retto da Dario Tozzi, oggi alla guida della vigilanza della Figc-Lega Dilettanti – inviò ai vertici federali e allo stesso Coni un documento riservato di dieci pagine in cui si segnalava una situazione di «grave rischio organizzativo».

Il testo, scrive il Corriere della Sera, elencava tredici possibili ipotesi di reato, dalla truffa aggravata al riciclaggio, dall’associazione a delinquere alla frode, fino all’emissione di fatture per prestazioni inesistenti. Eppure, a giudicare da ciò che trapela dell’inchiesta attuale, poco o nulla fu fatto per rimediare.

In quel documento si sottolineava già il ruolo cruciale di Galvagno, descritto come «diretto referente e portavoce» all’interno del Consiglio federale attraverso l’allora vicepresidente vicaria Lunetta. Si indicavano inoltre le deleghe affidate ad associazioni come Midas e Promodanza, strutture ritenute «federazioni ombra» che avrebbero sottratto alla Fidesm la gestione della formazione dei tecnici e l’organizzazione delle gare, provocando una diminuzione del 20% delle società affiliate e del 25% dei tesserati.

In un verbale di Consiglio dell’epoca, l’allora direttore tecnico ammetteva apertamente: «Qui andiamo in carcere perché non riusciamo a controllare gli illeciti sportivi. Quindi facciamo gestire tutto da un altro ente, diamo un milione a Midas o Promodanza e se fanno imbrogli o illeciti non ci riguardano».

La difesa di Lunetta

In un video diffuso nelle ore successive alle perquisizioni, Lunetta ha dichiarato di affrontare la vicenda «con l’impegno, la passione e la dedizione assoluta» che la contraddistinguono, esprimendo «la massima fiducia nell’operato della magistratura» e auspicando che «ogni verifica sia compiuta e nessun dubbio rimanga» sulla danza sportiva.

Ha attribuito l’apertura dell’inchiesta a «soggetti che da anni puntano a denigrare l’attività della Fidesm e della sua dirigenza». La presidente ha convocato il Consiglio federale per il 30 aprile e ha riferito di aver incontrato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio a margine della Giunta nazionale, alla quale ha scelto di non partecipare.

Dal mondo delle competizioni arrivano voci contrastanti: alcuni atleti dichiarano di non aver rilevato alcuna irregolarità; sul web circolano invece denunce anonime sull’esistenza di un sistema consolidato di condizionamento delle gare.

Le possibili conseguenze istituzionali

Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha dichiarato al Corriere della Sera che, «accertati i fatti, individuate le responsabilità, sono certo che saranno prese decisioni conseguenti, tempestivamente. Non può e non deve esserci spazio per chi mortifica i valori sportivi richiamati dalla nostra Costituzione. Tanto più quando l’accertato mancato rispetto è frutto dei comportamenti di rappresentanti della classe dirigente».

Lo Statuto del Coni prevede il commissariamento federale in caso di «gravi irregolarità nella gestione o gravi violazioni nell’ordinamento sportivo». Il presidente Buonfiglio ha già applicato questa misura al pentathlon moderno e al cricket: un eventuale terzo commissariamento – quello della Fidesm – sembra ora tutt’altro che escluso.

 

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