Il ritorno di Honda fa paura alla concorrenza: allo studio l’introduzione di un budget cap in MotoGP

Le prospettive della casa giapponese che potrebbero minare l’equilibrio competitivo e le difficoltà economiche di alcuni team riportano al centro il tema della sostenibilità.

MotoGP Mugello
dialoghi in corso
Image Credits: media Pertamina Enduro VR46 Racing Team

La MotoGP punta a darsi disciplina finanziaria. I principali costruttori del campionato stanno spingendo per l’introduzione di un tetto ai budget a partire dal 2027, una misura che nasce dalle crescenti preoccupazioni legate al potenziale ritorno dominante di Honda. 

Le prospettive della casa giapponese, unite alla sua capacità finanziaria, stanno infatti alimentando timori tra i concorrenti, che vogliono evitare squilibri troppo marcati nella competitività del campionato.

La posizione di Ezpeleta

Il potenziale della possibile protagonista del prossimo ciclo regolamentare richiama alla memoria il periodo di dominio costruito insieme a Marc Márquez tra il 2013 e il 2019, anni in cui lo spagnolo conquistò sei titoli mondiali su sette.

Interpellato sul tema, già un anno fa il ceo di MotoGP Sports Entertainment Group (ex Dorna Sport) Carmelo Ezpeleta, aveva mostrato segnali di apertura rispetto al tema, demandando però i possibili sviluppi ad iniziative dei team.

«Se i costruttori decidono congiuntamente di voler avere un tetto di spesa, sicuramente non sarà Dorna a opporsi – ha dichiarato al portale crash.net -. Poi viene il problema di come controllarlo. Man mano che lo sport continua a evolversi, ciò accade in tutti i suoi aspetti, ciò che succede alle moto in pista, alle gomme, alle prestazioni delle attrezzature del pilota, alla protezione, al marketing dei partner commerciali. Succede in tutti gli sport e probabilmente arriverà prima o poi, ne sono sicuro». 

Honda vede la luce in fondo al tunnel

Dopo l’ultimo titolo conquistato nel 2019 proprio con Márquez, Honda ha attraversato anni complessi, faticando a sviluppare una moto realmente vincente, con gli ultimi sei titoli che sono stati appannaggio di Ducati.

Secondo quanto riportato dal giornalista Simon Patterson nel podcast The Race MotoGP, diversi costruttori – tra cui Yamaha – starebbero avanzando richieste informali per introdurre un limite di spesa già dal 2027

«Quella moto è abbastanza vicina per essere competitiva, il nuovo ciclo regolamentare del 2027 darà loro la spinta di cui hanno bisogno – ha commentato Patterson  -, e poi sono Honda: vengono per vincere gare, è quello che fanno».

Le indiscrezioni sul futuro suggeriscono un possibile cambio della line-up che verrebbe integrata con profili di alto livello, ovvero Fabio Quartararo e il talento emergente David Alonso, elementi che rafforzerebbero ulteriormente le ambizioni della casa giapponese.

La F1 traccia la strada

La direzione verso cui si sta muovendo la MotoGP si ispira al modello adottato dalla Formula 1, dove è già in vigore il cosiddetto budget cap, ovvero un tetto massimo alle spese dei team che per il 2026 è fissato a 215 milioni di dollari

All’interno del paddock MotoGP, costruttori e team condividono ormai la necessità di ridurre le spese complessive, anche se finora non è stata presentata una richiesta formale per introdurlo. 

Va ricordato che la MotoGP dispone già di alcune limitazioni regolamentari pensate per contenere i costi, tra cui restrizioni sullo sviluppo dei motori, sull’aerodinamica e sul numero di test consentiti. 

«Abbiamo sempre proposto e continuamente cercato politiche di riduzione dei costi riguardanti i test e non solo – ha sottolineato Ezpeleta –. Il modo più pratico per controllare i costi è avere regolamenti molto severi e penso in termini di ciò che è consentito fare, ciò che non è consentito fare e quanto impatto ciò abbia sul tempo sul giro». 

L’importanza di un sistema di enforcement

Tra le voci più attive sul fronte della sostenibilità economica si è distinto Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia, che ha indicato le difficoltà attraversate da KTM come un segnale da cogliere per intraprendere una maggiore disciplina finanziaria. 

Secondo Rivola, tali criticità dovrebbero essere interpretate come un campanello d’allarme per accelerare il processo di riduzione dei costi, in particolare quelli legati allo sviluppo tecnico delle moto.

Negli ultimi mesi, tuttavia, il manager della casa di Noale ha parzialmente rivisto la sua posizione, evidenziando come l’eventuale introduzione di un tetto di spesa debba essere accompagnata da meccanismi di controllo rigorosi

«Sarebbe interessante, ma fare una regola che non puoi controllare minimamente non ha senso – sostiene Rivola -. Anche con i mezzi che hanno la FIA e la Formula 1, non è facile. Detto questo, è vero che i giapponesi potranno spendere quanto vogliono, beati loro, ma potevano farlo anche adesso, quindi la moto veloce potevano averla subito».

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