Federugby, Duodo: «Dai conti in rosso al risanamento: così cambia il modello FIR»

Dai conti in rosso (eredidati) al percorso di risanamento, passando per il valore del Sei Nazioni e il ruolo di sponsor e broadcaster. Andrea Duodo, presidente FIR, racconta a Sport e Finanza la strategia della Federugby tra sostenibilità economica e sviluppo.

Andrea Duodo_FIR
L'intervista
Image credit: Federazione Italiana Rugby

Le fondamenta del pensiero sono solide come solido deve essere il pacchetto di mischia. E se si afferma che chi fa sport deve dare l’esempio perché lo sport è per tanti versi un’azienda sociale – nel senso che il ruolo sociale che esercita ha un peso specifico – è perché ci crede fino in fondo.

Andrea Duodo, presidente della Federazione Italiana Rugby dall’autunno 2024 ha come principale peculiarità della sua cifra espressiva la trasparenza, con tutto quello che comporta.

Dalla missione – figlia della passione per il rugby e della deformazione professionale da commercialista – di rimettere in sesto i conti della Federugby, all’impegno nell’aumentare la visibilità della palla ovale azzurra in Italia e nel mondo; dal nuovo torneo globale, il Nation Championship, fortemente voluto, al rapporto decennale con gli sponsor che “non si perdono una partita”, Duodo si racconta letteralmente “a tutto campo” a Sport e Finanza.

Domanda. L’edizione appena conclusa del Sei Nazioni 2026 è stata una delle più “rocambolesche” dal punto di vista sportivo con colpi di scena sul campo da parte di tutti i partecipanti e una Nazionale azzurra che ha dimostrato una volta per tutte il suo valore.
Cosa si porta a casa la Federazione e lei personalmente.

Risposta. L’edizione 2026 è stata rocambolesca, condivido. Se guardiamo il torneo nel suo complesso, al giorno zero le maggiori candidate al titolo erano Francia e Inghilterra. All’ultima giornata la Francia si è trovata a dover lottare con l’Irlanda – che per un momento è stata anche al primo posto – e l’Inghilterra ha rischiato seriamente il cucchiaio di legno o comunque di chiudere all’ultimo posto con il Galles, salvata solo dalle tante mete fatte.
Noi che partivamo da sfavoriti rispetto agli altri, ci siamo trovati a fine torneo a rimpiangere la mancata vittoria storica in Irlanda che avrebbe potuto proiettarci addirittura al primo posto e a pagare forse una prestazione che ci ha visto mentalmente scarichi nell’ultima prova contro il Galles. Ma è vero che dopo un primo tempo povero siamo arrivati sei volte nell’area di meta. Siamo al fantarugby, lo so ma possiamo fantasticare proprio per una prestazione estremamente positiva e un ottimo campionato. Credo che questo quarto posto valga molto più dei precedenti proprio per l’equilibrio del torneo: quest’anno tutti hanno battuto tutti.

D. La competizione non ha chiaramente solo un valore di prestigio sportivo ma anche un ritorno economico che pesa sui conti della FIR. Nel 2024, i ricavi dal torneo si sono attestati a 16,2 milioni di euro, saliti a 18,6 mln nel 2025. L’edizione 2026, con le due vittorie in un Olimpico tutto esaurito hanno infranto questi record?

R. Il plauso va alla struttura che è stata in grado di lavorare molto bene sul ticketing e sugli eventi, ottenendo il miglior incasso di sempre sulle due partite e il miglior incasso assoluto per una partita singola del torneo da quando ne facciamo parte.
La partita con l’Inghilterra ha generato un incasso superiore ai quattro milioni di euro, complessivamente abbiamo incassato oltre sette milioni di euro dalle due partite.
Noi non abbiamo uno stadio è questo è un tema del quale non possiamo dimenticarci ma posiamo sviluppare ricavi dagli eventi. Lo scorso anno abbiamo totalizzato quasi 200 mila presenze con tre partite, quest’anno 140 mila con due soli match e sempre più gente al villaggio: 30 mila persone dopo aver visto la partita restano.
Questo è il successo organizzativo a cui mi riferisco: nella cultura del rugby, diversa rispetto a tanti altri sport, è da sempre presente il terzo tempo ma noi abbiamo voluto introdurre anche il tempo “zero”, con pre (e post) match show che integrano l’esperienza degli utenti oltre gli 80 minuti di gioco. Il risultato è che il modello che la FIR sta applicando con Sport e Salute e un partner come Peroni è cresciuto a tal punto dal diventare qualcosa a cui si ispirano anche le altre federazioni.

D. Parlando di conti e numeri, la FIR ha approvato recentemente il bilancio preventivo 2026: il disavanzo scende, i ricavi crescono e Sport e Salute aumenta i contributi. Importanti segnali di risanamento rispetto a una condizione, quella di pochi anni fa, piuttosto drammatica.

R. La mia candidatura nasceva dal fatto che vedevo che c’era qualcosa nella gestione amministrativa che non andava. Erano molto appassionati ma decisamente poco “tecnici”. Il punto è che la Federazione è un’azienda che ha un fatturato di 50 milioni di euro, 70 dipendenti e oltre 400 collaboratori. È un’azienda e come tale va gestita.
C’è un presidente ma anche un CdA a cui 420 club affidano le decisioni su tutta l’operatività, affidano la gestione di un bene comune.
Nel nostro primo consiglio, datato 10 ottobre 2024 fotografavo perdite per 10 mln di euro, costi che superavano i ricavi del 128%: era il punto di partenza, il punto d’arrivo era l’equilibrio economico.
Non è stato facile intervenire su una perdita ormai strutturale e ridurre il disavanzo, anche perché non poteva essere fatto tutto di un colpo, considerando gli impegni contrattuali.
Abbiamo così iniziato a smantellare l’impianto dei costi e a spingere i ricavi, impostando così un “combinato” che riduce il disavanzo.

D. In sintesi, è’ stato messo in atto un approccio gestionale “differente” con ricavi in crescita (+ 8% nell’esercizio 2025) e un maggior raziocinio sul fronte delle spese.

R. I ricavi crescono con gli eventi, che fortunatamente son sempre molto partecipati e i costi si cerca di contenerli. Certo, dopo 75 anni la Federazione dovrà pagare l’affitto delle strutture, che pesano per 630 mila euro, dopo 5 anni abbiamo avuto un adeguamento contrattuale dei dipendenti, costato finanziariamente 800 mila euro di pregressi – che avevamo accantonato – e 300 mila euro di adeguamento, i costi di utilizzo dello stadio sono aumentati… Tutto questo per dire che i 3,3 milioni di euro di disavanzo inseriti nel bilancio preventivo potrebbero essere ancora meno se non fossimo stati toccati da così tanti eventi “esogeni”. Ma sappiamo che l’esercizio è molto meglio di quello che appare e speriamo in un “colpo di vento” sulle vele per il prossimo futuro.

D. Tornando al campo da gioco, a partire da questa estate gli Azzurri saranno alle prese con il nuovo Nations Championship. Si da luglio sfide di peso con Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Cosa si aspetta da questo torneo a carattere globale?

R. Dare un senso a quelli che in passato erano solo dei test, attribuendo invece dei punti e una classifica sarà decisamente interessante. Sono un membro del consiglio direttivo primo e unico italiano, che comprende tre delegati dell’emisfero Nord e tre delegati dell’emisfero Sud. Questo solo per ribadire come tutto il Consiglio FIR abbia voluto con gran forza questo torneo e ritengo che sarà un’occasione per dare grande visibilità e proseguire nel percorso di sviluppo dei ricavi, per FIR come per le altre Union coinvolte.

D. Capitolo diritti televisivi. Sky distribuisce già il Sei Nazioni (così come il Guinness Men’s U20 Six Nations e il Guinness Women’s Six Nations) e sarà anche il broadcaster del Nation Championship. Un investimento ritenuto strategico. Come giudica questo sodalizio e come potrebbe essere ulteriormente migliorato?

R. Sky ci ha aiutato quest’anno, che è stato anche particolare perché in concomitanza con le Olimpiadi. C’è tantissimo da lavorare ma è una questione culturale. La Francia per il Nation Championship porta in dote 65 milioni di euro di broadcasting, Inghilterra e Irlanda si “vergognano” di non mettere gli stessi milioni della Francia, noi mettiamo qualche numero con la kappa.
La vittoria con l’Inghilterra ci è valsa la prima pagina ma è un fuoco di paglia e non vale solo per noi: pensiamo che la Nazionale di pallavolo è bi-campione…
Noi siamo anche contenti perché la gente ci guarda in tv e allo stadio abbiamo fatto 69mila presenze con l’Inghilterra e 68mila con la Scozia ma ripeto, c’è tantissimo da lavorare, è una questione culturale.

D. A livello di sponsorship, Vittoria Assicurazioni ha scelto un impegno a lungo termine con la FIR, rinnovando fino al 2028. Stesso discorso per Macron che veste tutti gli Azzurri dal 2017 o Peroni che sponsorizza il Village e non solo. Quanto sono determinanti rapporti del genere e in che misura i successi sportivi possono permettere rinegoziazioni e attirare nuovi partner?

R. Vittoria, Macron, Peroni: definirli sponsor è veramente riduttivo, son quasi amici. Vivono la quotidianità con grande entusiasmo, non è un rapporto asettico ma sentono un senso di appartenenza, capiscono i veri valori del rugby: scendono in campo con noi.
Vittoria e Macron hanno prolungato l’accordo e ne siamo molto orgogliosi ma c’è una crescita anche di altri nomi, come Alperia che era in sede territoriale e ora è nazionale o Pollo Arena che è l’ultimo arrivato e non perde una partita, senza dimenticare Suzuki con cui abbiamo un rapporto trasversale o Frecciarossa che è con noi da tempo.
Devo dire che il rugby è sexy per molti sponsor, siamo molto attrattivi anche a livello internazionale, con delle realtà che potrebbero sponsorizzare le proprie nazionali ma corteggiano l’Azzurro e il tricolore. Siamo in contatto con tanti nomi.

D. Chiudiamo con una parentesi sulla sostenibilità nello sport, alla quale la divisione ricerca e ufficio studi della nostra azienda (Fair Play Advisory) ha dedicato un report che ha visto anche la FIR tra i protagonisti. Che ruolo ricopre la sostenibilità per voi attualmente e quali progetti avete in merito?

R. Per noi la sostenibilità è centrale perché noi facciamo sport. Questo vuol dire che per certi versi siamo un’azienda sociale, dobbiamo dare l’esempio. Promuoviamo il rugby in tutte le sue forme, categorie e generi, uomini, donne, bambini, persone con disabilità, abbiamo il rugby in carrozzina e tutte le iniziative ABI Rugby che forniscono momenti di socialità importanti. A livello ambientale, le partite della nazionale in casa sono certificate ISO 20121 e siam l’unica Federazione a farlo e poi cerchiamo di applicare la sostenibilità non solo come principio sociale ma anche in ambito finanziario, come spiegavo prima. Mi ripeto, noi facciamo sport, dobbiamo dare l’esempio.

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