La stagione 2026 della MotoGP si apre con una doppia novità. Sul piano sportivo, la superiorità di Ducati e Marc Marquez sembra meno schiacciante. Sul piano societario, Liberty Media fa il suo debutto da inizio anno come proprietaria dei diritti commerciali del campionato, acquisiti attraverso Dorna Sports, ribattezzata MotoGP Sports Entertainment Group (MSEG).
La scelta del nuovo nome non è casuale: suggerisce una traiettoria precisa, quella di un’organizzazione che intende trasformarsi da gestore di un campionato motoristico a vero e proprio gruppo di intrattenimento. Una strada già percorsa da Liberty con la Formula 1, ma che per la MotoGP è destinata a svilupparsi in modo diverso.
«Questo non è la F1 su due ruote», afferma Kelly Brittain, nuova managing director del marketing globale della serie, intervistata da Blackbook Motorsport. È lei la principale artefice della campagna 2025 battezzata “Wired Different”, pensata per distinguere il Motomondiale da qualsiasi altro prodotto sportivo sul mercato.
Identità propria, non imitazione
Il paragone con la Formula 1 è inevitabile: stessa proprietà, stesso obiettivo di espandersi oltre la base di appassionati tradizionale. Ma MSEG insiste sulla propria specificità. A differenza di quanto avvenuto in Formula 1, Liberty Media non ha sostituito il management esistente: Carmelo Ezpeleta resta al timone come amministratore delegato, e il gruppo americano sembra intenzionato per ora a mantenere un profilo defilato, limitandosi a favorire uno scambio di conoscenze tra i due campionati.
Alcune scelte si ispirano chiaramente all’esperienza maturata in F1: la riduzione del peso delle categorie secondarie Moto2 e Moto3, la revisione delle cerimonie pre-gara, e soprattutto l’annuncio di una gara cittadina ad Adelaide, in Australia, che sostituirà il tradizionale appuntamento di Phillip Island.
Le gare cittadine sono da anni un marchio di fabbrica del calendario di Formula 1 sotto Liberty.
Questioni di marketing: piloti e contenuti
Al centro della strategia di marketing rimangono i piloti. Brittain non nasconde l’ambizione di costruire un «sistema» di atleti riconoscibili a livello globale, con qualche personalità dominante e una costellazione di talenti emergenti capaci di rappresentare i mercati locali. Un modello simile a quello che in F1 ha funzionato con Senna, Schumacher e Hamilton.
«Non si può forzare nessuno a partecipare a iniziative di marketing più ampie», ammette Brittain, sottolineando che il punto di partenza deve essere la volontà del singolo. Il compito dell’organizzazione è creare opportunità convincenti, non imporre percorsi prefabbricati.
Sull’onda del successo di “Drive to Survive” – la docuserie Netflix che ha rivoluzionato il pubblico della Formula 1 – molte serie sportive si sono lanciate in produzioni simili, con risultati spesso deludenti. MSEG è consapevole del rischio.
«I servizi di streaming non commissionano più quel tipo di contenuti come prima, e gli spettatori ne sono meno attratti», osserva Brittain. Il progetto è sviluppare due o tre format originali, con una narrazione autentica che eviti i cliché del genere.
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Tifosi vecchi e nuovi: un equilibrio cercato
La tensione tra la necessità di crescere e quella di non alienare il pubblico storico è una delle sfide più delicate. Una ricerca condotta tre anni fa con Motorsport Network ha rivelato che circa il 75% dei tifosi di lunga data è favorevole all’ingresso di nuovi appassionati. Un segnale incoraggiante, che tuttavia non elimina le frizioni: l’addio a Phillip Island ha suscitato reazioni negative da parte di un nucleo fedele di spettatori affezionati al tracciato victoriano.
«Rispettiamo la passione di chi ha seguito Phillip Island per anni, – dice Brittain, – ma Adelaide ci offre un’esperienza per il pubblico e una visibilità che l’altro circuito non era più in grado di garantire».
Sul tema della sicurezza, sollevato da chi temeva che le strade urbane fossero inadatte alle moto, la risposta del campionato è netta: la valutazione è tecnica, non soggettiva, e tutti i parametri necessari sono stati verificati.
Tra spettacolo e purezza
La sfida di MSEG, in ultima analisi, è quella che accomuna qualsiasi grande proprietà sportiva nell’era della distribuzione digitale: crescere senza snaturarsi. L’aggiunta delle gare sprint, il rinnovamento delle cerimonie, l’apertura a nuovi mercati: tutto questo, sostiene Brittain, non ha intaccato l’essenza del campionato.
«Non abbiamo mai toccato la purezza dello sport, – conclude. – E non c’è motivo per cui i nuovi tifosi non debbano convivere con quelli di sempre».
Il verdetto definitivo lo darà il campo. Ma l’ambizione è chiara: fare della MotoGP qualcosa di unico, non un derivato su due ruote di ciò che Liberty ha già costruito in Formula 1. Ci si augura l’ambizione corrisponda alla realtà.