L’Arabia punta a costruire il Saudi swing: dopo il Master 1000 è assalto ai tornei minori

Il paese del Golfo accelera la propria espansione nel tennis, puntando ad affiancare al torneo in partenza nel 2028 un evento di categoria 500 e un 250, creando un blocco che ridisegnerebbe il calendario globale.

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mire sul sudamerica
Image credits: Insidefoto

L’Arabia Saudita mette le mani sul tennis. Lo stato del Golfo accelera la propria strategia di consolidamento nello sport con l’obiettivo di costruire un presidio strutturato all’interno del calendario ATP.

Dopo aver ottenuto l’assegnazione di un nuovo Masters 1000 a partire dal 2028, il Paese mediorientale punta ora a completare il proprio ecosistema con tornei di categoria inferiore, così da creare un blocco competitivo integrato e altamente attrattivo per giocatori e sponsor.

Le ambizioni saudite

Secondo The Athletic, l’ATP e Surj Sports Investment – braccio sportivo del Public Investment Fund (PIF) saudita – sarebbero in trattativa per trasferire nel Paese almeno un ATP 250 e un ATP 500, con l’obiettivo di collocarli nello stesso periodo del nuovo Masters 1000. 

L’obiettivo è sfruttare la leva finanziaria e capacità di investimento per ridefinire gli equilibri del circuito globale concentrando l’attenzione sui tornei di maggiore valore commerciale e sportivo, riducendo la frammentazione attuale.

In questo modo, verrebbe replicato il modello già consolidato delle tournée regionali, basate su tornei ravvicinati geograficamente e disputati sulla stessa superficie, ma con una forte centralizzazione economica e organizzativa.

Il calendario ATP, infatti, è storicamente costruito su blocchi stagionali ben definiti, dal Sunshine Double statunitense alla stagione europea su terra battuta, fino alla fase nordamericana e asiatica su cemento. 

 

Le trattative in corso

Tuttavia, in un calendario già estremamente congestionato, l’introduzione di nuovi eventi implica inevitabilmente l’uscita o il ridimensionamento di altri tornei, in coerenza con la direzione imposta dal presidente Andrea Gaudenzi. 

In questo contesto, le trattative in corso riguarderebbero l’acquisizione delle licenze dell’ATP 250 di Buenos Aires e dell’ATP 500 di Acapulco, entrambi collocati nel mese di febbraio, periodo individuato come ideale per il lancio della nuova gira saudita. 

La scelta non è casuale, poiché si tratta di tornei appartenenti alla tradizionale stagione sudamericana su terra battuta, storicamente meno rilevante in termini di ricavi rispetto ad altri segmenti del circuito.

Secondo fonti vicine alle negoziazioni, il riacquisto delle licenze potrebbe comportare investimenti per centinaia di milioni di dollari, con valutazioni iniziali comprese tra i 15 e i 20 milioni per i tornei ATP 250 e tra i 35 e i 45 milioni per gli ATP 500

Si tratta di cifre grossomodo in linea con l’investimento che avrebbe messo in campo la FITP per acquisire la licenza del torneo di Bruxelles e realizzare a Milano un torneo 250 sull’erba a partire dal 2028.

La direzione strategica dell’ATP

Il progetto saudita si inserisce inoltre in un contesto più ampio di trasformazione del tennis professionistico, caratterizzato da un calendario sempre più lungo e impegnativo – quasi undici mesi di competizioni globali – che ha generato critiche crescenti da parte dei giocatori.

L’ATP stessa ha già avviato un processo di riacquisizione e riallocazione delle licenze, finanziando il recupero di diversi tornei minori in Asia e in Europa, tra cui Chengdu, Hong Kong, Metz e Mosca

Questo processo, coordinato con il supporto finanziario del fondo PIF, mira a ridurre la dispersione del calendario e a rafforzare la centralità degli eventi premium, in linea con la visione strategica denominata “OneVision”.

L’impulso economico al circuito

Un ulteriore elemento di attrattività è rappresentato dal prize money, destinato a crescere significativamente grazie alla disponibilità finanziaria saudita. Un indicatore in tal senso è rappresentato dalle WTA Finals, ospitate a Riyadh dal 2024, che hanno raggiunto un montepremi complessivo di oltre 15 milioni di dollari

È ragionevole ipotizzare che anche i futuri tornei ATP in Arabia Saudita possano posizionarsi su livelli analoghi, aumentando ulteriormente la competitività economica rispetto ad altri eventi del circuito.

Il legame tra tennis e Arabia Saudita, d’altronde, si è consolidato rapidamente negli ultimi anni: dal ruolo di sponsor del ranking ATP assunto dal fondo PIF al supporto diretto a diversi Masters 1000, fino al finanziamento di programmi come Baseline per lo sviluppo dei giovani talenti. 

L’impatto sul sistema

In questo quadro si inserisce anche la proposta, mai concretizzata, di un investimento superiore al miliardo di dollari per una possibile fusione tra ATP e WTA, segnale della volontà del Paese di assumere un ruolo centrale nella governance globale del tennis.

Se il progetto del presidio saudita dovesse concretizzarsi, l’impatto sul sistema sarebbe rilevante, soprattutto per aree come il Sud America, che rischierebbero di perdere centralità a favore di mercati più capitalizzati. 

Allo stesso tempo, il nuovo blocco offrirebbe alla ATP una piattaforma solida sul fronte commerciale, capace di attrarre i migliori giocatori e di concentrare l’audience in poche settimane chiave della stagione.

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