NBA Europe, partita la corsa ai diritti media: Amazon e YouTube in prima linea

Il progetto della lega statunitense che punta a ridisegnare il mercato del basket nel continente prende forma: si punta ad un partner che possa contribuire ad una diffusione globale del prodotto.

Nba in Europa
sfida tra colossi
Image credits: LBA

NBA Europe si avvicina al decollo. La lega statunitense accelera sulla nuova competizione che segna l’approdo nel Vecchio Continente e sembra destinata a ridefinire il basket professionistico stravolgendo gli equilibri attuali.

Il progetto ha raccolto un forte interesse sul fronte mediatico: si registrano contatti avviati con alcune delle principali piattaforme di distribuzione globale che si sono mosse per assicurarsi i diritti televisivi della competizione.

L’interesse dei broadcaster

L’NBA, secondo quanto appreso da CNBC, ha intrapreso conversazioni con Amazon Prime Video e YouTube tra le altre riguardo alla possibilità di siglare un accordo per trasmettere le partite del nuovo torneo a livello globale.

Al momento i dialoghi sono in fase embrionale e non è stata presa alcuna decisione sull’assegnazione dei diritti: l’obiettivo resta quello di individuare un partner che possa supportare la lega a raggiungere un’audience globale.

Una nuova competizione, priva inizialmente di dati consolidati sugli ascolti, potrebbe generare ricavi limitati nel breve periodo, anche se la garanzia in tal senso sarebbe rappresentata dalla forza e pervasività del brand NBA.

La lega guidata da Adam Silver punta a radicare squadre permanenti nei principali mercati mediatici europei, con particolare riferimento alle piazze attualmente non rappresentate tra cui spiccano Londra e Roma, aumentando così l’attrattività commerciale del prodotto.

La struttura della competizione

La struttura prevede una lega composta da 12 franchigie permanenti, affiancate da quattro posti aperti assegnati annualmente in base ai risultati sportivi a club affiliati alla federazione globale.

A differenza dell Eurolega, NBA Europe introdurrebbe un modello parzialmente aperto: i club europei affiliati FIBA potrebbero qualificarsi vincendo i rispettivi campionati nazionali o attraverso competizioni continentali.

L’idea è combinare nuove franchigie sostenute da investitori internazionali con club già esistenti. Le grandi società calcistiche, sia quelle con una sezione di basket già esistente, sia quelle che hanno manifestato l’interesse di stabilirla, rimangono interlocutori privilegiati.

Tra queste, il Real Madrid appare il soggetto più vicino a sposare il nuovo corso, con un ruolo potenzialmente pivotale nei confronti dell’ecosistema, mentre in Italia hanno messo gli occhi sul dossier le proprietà di Inter e Milan.

La quota d’ingresso

Nelle ultime settimane i dirigenti della lega hanno incontrato decine di potenziali investitori, tra individui facoltosi e fondi di private equity: le offerte non vincolanti per le franchigie dovrebbero arrivare entro fine marzo.

La NBA punta a quote d’ingresso attorno al miliardo di dollari, anche se alcuni gruppi sembrano più orientati ad un impegno finanziario più contenuto che si colloca nell’intorno dei 500 milioni.

«Quello che vogliamo fare è rendere il basket europeo il migliore possibile, il più forte possibile, sia dal punto di vista del prodotto e competitivo, sia dal punto di vista commerciale – ha dichiarato il vice commissioner NBA Mark Tatum -. Vogliamo che questo sia vantaggioso per l’intero ecosistema, per i giocatori, per i tifosi e per le squadre. Questo è il nostro obiettivo principale».

Nel lungo periodo ci si attende anche una crescente integrazione competitiva tra le due sponde dell’Atlantico, con partite di preseason tra squadre NBA e club europei e, potenzialmente, la partecipazione delle squadre di NBA Europe alla NBA Cup.

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