La Formula 1 non è più soltanto uno sport. È una macchina da guerra finanziaria che fattura tre miliardi e mezzo di dollari l’anno, con un’audience che si avvicina al miliardo di fan e una curva demografica che farebbe invidia a qualsiasi altra grande franchigia sportiva del pianeta. A guidare questa trasformazione è Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della serie dal 2021, che in una lunga intervista a Sette ha tracciato il perimetro di un business in piena espansione.
I numeri parlano chiaro. «Che cos’è il Super Bowl? La più grande concentrazione che esista in America di sport, business ed entertainment, – dice Domenicali al magazine del Corriere della Sera. – Sommate le tre componenti, ne esce un fatturato potente. Lo dico a bassa voce perché non amo cantarmela e suonarmela, ma quel fatturato noi lo facciamo a ogni gara».
La prova? Nel 2024 Las Vegas ha ospitato in contemporanea sia il Super Bowl che il Gran Premio di Formula 1. «Abbiamo vinto noi, e non di poco».
La svolta Apple negli Stati Uniti
Sul fronte dei diritti televisivi, la notizia che rimescola le carte arriva dagli Stati Uniti. Come riportato da BlackBook Motorsport, la Formula 1 ha firmato con Apple un accordo da 150 milioni di dollari a stagione, mettendo fine alla partnership con ESPN – iniziata nel 2018 – che nell’ultimo anno aveva registrato una media record di 1,32 milioni di spettatori.
Un addio non indolore, ma la logica industriale è chiara: Apple TV+ trasmetterà l’intera stagione senza costi aggiuntivi per gli abbonati, con alcune sessioni gratuite per allargare la base di pubblico.
«Crediamo che il partner che abbiamo scelto nel mondo dello streaming sia quello giusto», spiega il manager emiliano, sottolineando come il mercato americano dello streaming sia uno dei più maturi al mondo. La platea a cui si punta è precisa: negli Stati Uniti il pubblico della F1 è composto per il 40% da donne e per una quota crescente di giovani.
A rendere l’operazione ancora più rilevante, l’annuncio di un accordo tra Apple e Netflix per la trasmissione in diretta su entrambe le piattaforme del Gran Premio del Canada – una prima assoluta per i due colossi dello streaming – con la disponibilità dell’ultima stagione di Drive to Survive per gli abbonati Apple TV.
Il modello narrativo che ha cambiato tutto
Proprio la serie Netflix è stata, secondo Domenicali, uno dei motori del rilancio dell’immagine della Formula 1. Costruita su dinamiche che vedono personaggi simpatici, antagonisti e volti iconici, ha contribuito ad avvicinare il 43% di pubblico giovane e il 42% femminile all’audience globale.
«Sono tutti sinceri, – tiene a precisare l’amministratore delegato, – ma consapevoli che le loro responsabilità non si esauriscono nel guidare bene: devono creare una relazione con il pubblico».
«Le altre grandi franchigie sportive, – chiosa, – non ci invidiano il budget, ma la curva demografica e la percentuale femminile di chi ci segue».
Sul piano dell’entertainment, un capitolo a sé merita il film F1 – The Movie, con Brad Pitt protagonista: quattro nomination agli Oscar e primato storico come pellicola a tema sportivo più vista di sempre.
«Quando il regista Joseph Kosinski e il produttore Jerry Bruckheimer vennero nel mio ufficio a Londra a propormi il progetto la cosa mi sembrò molto affascinante ma quasi impossibile», ricorda Domenicali. Il resto è storia recente.
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Calendario, sostenibilità e l’elettrico
Con 24 Gran Premi e la fila di Paesi che chiedono di entrare, la gestione del calendario è diventata un esercizio di equilibrio geopolitico. Madrid ha preso il posto di Imola, nel 2027 l’Olanda lascerà spazio al Portogallo.
Quattro appuntamenti nel Medio Oriente fanno discutere, ma Domenicali rivendica la reciprocità dell’investimento: «Prima che ospitasse un Gran Premio nessuno conosceva il Bahrain, che ora è una rinomata meta turistica».
Sul fronte tecnico, la nuova stagione porta con sé un aumento della componente elettrica dei motori. Una scelta che il manager difende con argomenti industriali precisi: senza quella svolta verso la sostenibilità, «i colossi come Cadillac, Ford e Audi si sarebbero tenuti alla larga».
E sull’industria automobilistica italiana lancia un monito che suona come un manifesto: «Il campo di gioco dell’Europa, e dell’Italia, è l’ibrido. I cinesi hanno preso troppo vantaggio sull’elettrico puro, non li prendiamo più».
Il futuro e il ritorno in Italia
Il contratto di Domenicali con Liberty Media scade nel 2029.
Alla domanda su un possibile ritorno in Italia, risponde con la cautela di chi sa di avere ancora molto da costruire: «A fine contratto non escludo nulla. Manca ancora tanto tempo, comunque, e ci sono molti progetti da sviluppare qui».
L’umanità come cifra stilistica, i numeri come linguaggio.
Il resto, per ora, è pista.