Craig Tiley lascia Melbourne per New York: l'USTA punta su di lui come nuovo CEO

Il dirigente sudafricano, per tredici anni alla guida di Tennis Australia e artefice della crescita degli Australian Open, assume la guida della federazione tennistica americana in un momento di forte espansione.

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Ambizioni per gli US Open
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L’era Craig Tiley a Tennis Australia si chiude dopo tredici anni. Il dirigente sudafricano, artefice della trasformazione degli Australian Open in uno dei grandi eventi sportivi e di intrattenimento del pianeta, ha accettato la guida della United States Tennis Association (USTA), l’ente che organizza gli US Open.

Un cambio di continente e di prospettiva che riflette le ambizioni di un’organizzazione in piena espansione.

Un ritorno alle origini

Tiley non è un volto nuovo per il tennis americano. Prima di approdare a Melbourne, aveva trascorso oltre un decennio come capo allenatore della squadra maschile dell’Università dell’Illinois, dove nel 2003 aveva conquistato il titolo NCAA con un record immacolato di 32 vittorie e zero sconfitte.

«Avendo iniziato il mio percorso tennistico negli Stati Uniti come allenatore del campionato NCAA, – ha dichiarato il dirigente, – questa opportunità mi sembra un momento di chiusura».

Una traiettoria circolare che la stessa USTA ha valorizzato nella scelta, riconoscendo nella sua conoscenza dell’ecosistema universitario e del tennis di base un asset strategico non trascurabile.

Il contesto: sei anni di crescita e un obiettivo ambizioso

Il momento in cui Tiley prende le redini è favorevole. L’USTA ha registrato sei anni consecutivi di crescita nella partecipazione, con 27,3 milioni di giocatori censiti nel 2025, il 54% in più rispetto al 2019. L’obiettivo fissato dalla federazione è raggiungere i 35 milioni di praticanti entro il 2035, un traguardo che richiede una strategia capace di coniugare lo sfruttamento commerciale degli US Open con lo sviluppo del tennis di base.

Brian Vahaly, presidente del consiglio di amministrazione e co-CEO ad interim, ha sintetizzato così la scelta: «Craig porta una rara combinazione di credibilità globale ai massimi livelli dello sport e un impegno comprovato per la crescita a livello locale. Questo equilibrio è esattamente ciò di cui questo momento ha bisogno».

Sul piano finanziario, i conti dell’USTA parlano chiaro. Nel fiscal year 2024 la federazione ha registrato ricavi record per 623,8 milioni di dollari, di cui circa il 90% generati dagli US Open: il solo torneo ha prodotto 559,6 milioni di entrate, con un utile operativo stimato attorno ai 277 milioni.

Fondi che finanziano l’intero ecosistema del tennis americano, dai tornei amatoriali ai workshop per allenatori. Per fare un raffronto, Tennis Australia nello stesso periodo ha registrato ricavi per circa 393 milioni di dollari: una differenza che misura anche la posta in gioco del nuovo incarico.

I dossier aperti: antitrust e ristrutturazione

Tiley eredita la poltrona lasciata vacante da Lew Sherr, passato a metà 2025 ai New York Mets della MLB, e troverà sul tavolo questioni tutt’altro che semplici. La PTPA, il sindacato dei tennisti professionisti, ha incluso i quattro Slam in un’azione antitrust contro i tour ATP e WTA.

Gli Australian Open, sotto la sua guida, avevano scelto di chiudere la propria posizione con un accordo; la posizione dell’USTA, che ha invece combattuto per far archiviare il ricorso, potrebbe evolversi con il suo arrivo, anche se la federazione non ha ancora commentato la questione.

Sul fronte infrastrutturale, pesa inoltre un piano di ristrutturazione da 800 milioni di dollari per il complesso newyorkese degli US Open, finanziato attraverso riserve di cassa e debito.

La scommessa: replicare il modello Melbourne

Tiley rimarrà in Australia ancora per qualche mese, il tempo necessario a garantire una transizione ordinata e a supportare la ricerca del suo successore.

Poi il cambio di scrivania sarà definitivo, e con lui inizierà la prova più ambiziosa della sua carriera: replicare il modello Melbourne, ovvero espansione del calendario, record di presenze e innovazione commerciale, nel mercato tennistico più grande del mondo.

Un laboratorio di scala inedita, con 35 milioni di giocatori come orizzonte da raggiungere.

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