Australian Open da 75 milioni di dollari, ma i tennisti chiedono agli Slam più ricavi

L’Australian Open 2026 distribuisce 75 milioni di dollari ai giocatori, record superato solo dagli US Open. Ma il sindacato dei tennisti professionisti fa causa agli Slam.

Australian Open M&M
Ripartizione tra i tennisti
Image Credits: Virginie Bouyer / Panoramic / Insidefoto

A Melbourne Park è iniziata la caccia al primo Grande Slam della stagione, con Jannik Sinner che punta al tris consecutivo e Carlos Alcaraz in cerca del Career Grand Slam. Ma oltre alle sfide sportive, l’Australian Open 2026 segna un nuovo capitolo nella crescita economica del tennis professionistico, trasformandosi in un vero e proprio evento da mezzo miliardo di dollari.

Il salto di qualità economico

Gli organizzatori hanno alzato significativamente l’asticella del prize money, portandolo a 75 milioni di dollari con un incremento del 16% rispetto all’edizione precedente. Si tratta di un balzo notevole che permette al torneo australiano di superare Wimbledon (72 milioni) e Roland Garros (65,4 milioni), posizionandosi al secondo posto mondiale dopo gli US Open che nel 2025 hanno distribuito 85 milioni.

Il vincitore del singolare, sia maschile che femminile, intascherà 2,8 milioni di dollari (+19% rispetto al 2025), mentre anche chi viene eliminato al primo turno potrà contare su un assegno da circa 100mila dollari.

«Tutto ciò rappresenta il nostro impegno per supportare le carriere tennistiche a tutti i livelli», ha spiegato nei giorni scorsi il Ceo di Tennis Australia Craig Tiley, come riporta Il Sole 24 Ore.

Un motore economico per Melbourne

I numeri del torneo vanno ben oltre i premi in palio. Il giro d’affari complessivo dell’Australian Open dovrebbe attestarsi attorno ai 465,5 milioni di dollari, grazie a diritti televisivi, sponsorizzazioni e soprattutto biglietteria e hospitality. L’impatto sull’economia locale è stato straordinario: oltre 400 milioni di dollari per Melbourne e lo Stato di Victoria, 2.700 nuovi posti di lavoro generati, 1,2 milioni di spettatori sul posto e 443mila notti d’hotel prenotate.

A livello globale, i quattro tornei del Grande Slam hanno raggiunto ricavi annuali di 1,8 miliardi di dollari nel 2025, con proiezioni che potrebbero superare i due miliardi nel 2026.

La battaglia per una distribuzione più equa

Nonostante la crescita dei montepremi, i tennisti professionisti ritengono di non ricevere la loro giusta quota. Attualmente, la percentuale destinata agli atleti nei quattro Slam oscilla tra il 14 e il 17%, una cifra che impallidisce di fronte ad altri sport professionistici. Il Sole 24 Ore cita NBA e NFL, dove i giocatori ricevono la metà dei ricavi delle leghe.

Il sindacato dei giocatori professionisti, guidato fino a gennaio 2026 da Novak Djokovic, ha citato in giudizio gli Slam e le organizzazioni ATP/WTA per ottenere entro il 2030 una percentuale del 22% dai tornei del Grande Slam. Questo significherebbe passare da poco meno di 300 a circa 400 milioni di dollari ai livelli attuali di ricavi.

La questione apre un dibattito fondamentale sul futuro del tennis professionistico: mentre il business continua a crescere a ritmi sostenuti, resta da definire come distribuire equamente i frutti di questo successo tra organizzatori, atleti e l’intero ecosistema del tennis mondiale.

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