Due ori sul ghiaccio più discusso d'Italia: Cortina esalta e fa ancora discutere

Il budello «Eugenio Monti» di Cortina ha consegnato all’Italia due ori olimpici nello slittino doppio: un’impresa storica. Dietro la gioia sportiva restano aperti i conti – e le domande – su una pista da 118 milioni di euro.

slittino cortina
Impresa slittino
Image Credits: Giuseppe Giugliano/CONI

Ieri sera, in meno di un’ora, il ghiaccio della pista «Eugenio Monti» di Cortina ha scritto una delle pagine più luminose dello sport italiano. Prima Andrea Vötter e Marion Oberhofer, oro nel doppio femminile, poi Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, oro nel doppio maschile. Due titoli olimpici, stessa disciplina, stesso budello, stesso pomeriggio.

Un’impresa che non ha precedenti nella storia recente dello slittino azzurro. Come riporta La Gazzetta dello Sport, l’Italia non conquistava due ori nella stessa giornata olimpica dal lontano 1994.

L’impresa azzurra

I numeri raccontano la portata storica di quanto accaduto. Quello di Vötter e Oberhofer è l’ottavo oro olimpico azzurro nello slittino – il primo al femminile dai tempi di Gerda Weissensteiner a Lillehammer 1994 – e il primo in assoluto dopo quello di Armin Zöggeler a Torino 2006. Neanche sessanta minuti dopo, Rieder e Kainzwaldner portano il conto a nove: per gli uomini è l’oro che mancava da trentadue anni, dall’edizione norvegese in cui trionfarono Brugger e Huber, e che interrompe un digiuno dal podio olimpico del doppio maschile durato vent’anni, dall’argento di Plankensteiner e Haselrieder proprio a Torino.

La pista si era già tinta di bronzo grazie a Dominik Fischnaller: tredici medaglie azzurre totali in questi Giochi, davanti agli occhi della presidente del CIO Kirsty Coventry.

Dietro questi trionfi c’è il lavoro silenzioso e metodico di Armin Zöggeler, sei medaglie olimpiche, due ori in sei edizioni diverse, oggi commissario tecnico della squadra azzurra di slittino. È lui ad aver costruito una generazione capace di raccogliere la sua eredità.

Lo stesso Zöggeler, intervistato da La Gazzetta dello Sport, non ha nascosto il peso simbolico di disputare queste gare in Italia: «Adesso anche noi abbiamo una pista in casa e vuol dire davvero tanto, soprattutto per i giovani e per lo sviluppo delle nostre tre discipline, slittino, skeleton e bob».

La pista, il prezzo, il futuro

Eppure la celebrazione non può prescindere da una riflessione più scomoda. La stessa struttura che ha ospitato questi capolavori atletici porta con sé un conto salatissimo e interrogativi aperti sulla sua sostenibilità futura.

Come già documentato su queste pagine a marzo 2025, il Cortina Sliding Centre è stato edificato in tredici mesi – 399 giorni dall’apertura del cantiere – da 135 operai sotto la guida di Pizzarotti, con 35 appaltatori e 115 fornitori. I costi, però, hanno subito una lievitazione significativa: dagli 81,6 milioni di euro previsti nel bando di ricostruzione andato deserto nel luglio 2023 si è arrivati ai 118,4 milioni di euro complessivamente investiti, secondo quanto dichiarato da Simico, la società infrastrutturale di Milano Cortina 2026.

Il CIO aveva espresso dubbi sulla sostenibilità economica dell’impianto e sul suo utilizzo post-olimpico, tanto da suggerire l’uso di piste già esistenti: Sankt Moritz, Innsbruck, Igls, persino Lake Placid. Un’Olimpiade italiana con gare negli Stati Uniti: ipotesi respinta, scelta confermata.

Sul fronte ambientale, la posta era altrettanto alta. La costruzione ha richiesto il taglio di 500 larici nel bosco di Ronco, ai piedi delle Tofane, alberi che avevano resistito per secoli prima di cedere al progresso olimpico. Un sacrificio che non è passato inosservato alle associazioni ambientaliste, alimentando una polemica che ha accompagnato il cantiere dall’inizio.

Il nodo della legacy

Rimane, infine, la domanda più difficile: quella sull’eredità. Lo sport produce imprese, e le imprese producono consenso. Ma il consenso non paga i costi di gestione di una struttura da 118 milioni di euro.

I dati offrono una misura del problema. Un articolo de Il Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2022 riportava che, tra uomini e donne, i praticanti di bob in tutta Italia erano 17, quelli di skeleton 13 e quelli di slittino 23: in tutto, poco più di cinquanta persone. Un bacino d’utenza che difficilmente può giustificare, da solo, i costi di esercizio di un impianto del genere.

Il precedente di Cesana Torinese – la pista costruita per i Giochi del 2006, abbandonata e oggi in stato di degrado – pesa come un monito. Tra Veneto e Trentino Alto-Adige, però, l’ambizione è diversa: far vivere il Cortina Sliding Centre tutto l’anno, integrandolo con l’offerta turistica attraverso discese in taxi-bob, percorsi per mountain bike e BMX, esperienze destinate non agli atleti ma ai visitatori.

Zöggeler, da parte sua, prova a trasformare l’argomento in leva politica: «Con due medaglie d’oro la politica è obbligata a tenerla aperta».

Forse. Ma l’obbligo morale generato da un’impresa sportiva è, per sua natura, effimero. La vera sfida – quella che non si vince in ottantasette secondi di discesa sul ghiaccio – è costruire un modello economico credibile per i prossimi vent’anni. Non è compito degli atleti. È compito di chi ha firmato i contratti, stanziato i fondi, piantato la bandiera sul bosco di Ronco.

Gli atleti hanno già fatto la loro parte. E l’hanno fatta in modo straordinario.