È solo il primo assaggio stagionale, ma l’immagine che arriva dal Bahrain è familiare: McLaren davanti a tutti, con Lando Norris autore del miglior tempo in 1’34”669, poco più di un decimo davanti a Max Verstappen.
Insomma, il duello (triello se si considera anche l’altro papaya, Oscar Piastri) delle ultime due stagioni pare potersi riproporre anche quest’anno, anche con il nuovo ciclo tecnico.
I tempi, come sempre nei test, vanno interpretati. Le nuove monoposto sono – forse solo apparentemente – più lente rispetto alle vetture dell’ultima generazione a effetto suolo, ma il confronto con precedenti rivoluzioni regolamentari non evidenzia segnali allarmanti.
Piuttosto, in questa fase conta la gestione dell’energia giro dopo giro, la capacità di ricaricare la batteria e sfruttare al meglio il nuovo equilibrio tra parte termica ed elettrica: nuovi aspetti tecnici che stanno mettendo alla prova team e piloti.
Red Bull ha impressionato per affidabilità, con Verstappen autore di 136 giri, mentre McLaren ha lavorato soprattutto sull’aerodinamica, completando 112 tornate complessive.
E la Rossa? Ferrari si è inserita nel gruppo di testa senza forzare – o almeno così è parso -, concentrandosi su programma e raccolta dati.
Ferrari test Bahrain 2026: solidità e chilometri, la base c’è
La Rossa ha chiuso con segnali incoraggianti sul piano della consistenza, considerando che Charles Leclerc ha ottenuto il terzo tempo, a poco più di mezzo secondo da Norris, completando 80 giri nella sua sessione.
In totale la Ferrari ha percorso 132 giri, più di due Gran Premi, senza particolari problemi di affidabilità.
Un dato non secondario, in una fase in cui molte scuderie stanno ancora inseguendo la finestra ideale di funzionamento delle nuove power unit: a Sakhir le condizioni sono molto diverse rispetto a Barcellona e proprio questo cambio di scenario ha consentito al team di Maranello di raccogliere indicazioni utili sul comportamento della vettura in contesti differenti.
Leclerc ha parlato di sessione positiva e di programma completato senza intoppi, sottolineando come l’obiettivo in questa fase sia capire la macchina, non cercare il tempo assoluto: tradotto, Ferrari c’è, ma non ha ancora mostrato tutte le carte.
I dubbi di Hamilton, tra entusiasmo e complessità tecnica
Diverso il tono di Lewis Hamilton, settimo al termine della sua mattinata di lavoro. Il britannico non ha nascosto la complessità del nuovo pacchetto tecnico, come riporta La Gazzetta dello Sport, «Credo che i fan non ci capiranno molto, è un tema complesso in modo quasi ridicolo: in un giorno ho fatto sette riunioni per capire i dettagli, sembra quasi che serva una laurea per utilizzare tutte le funzionalità di queste monoposto».
Il riferimento è soprattutto alla gestione dell’energia, vero cuore di questa nuova generazione di F1. Più che la potenza pura del motore, oggi fa la differenza il modo in cui si distribuisce e si recupera l’energia nel corso del giro. Un equilibrio delicatissimo, che richiede tempo e adattamento.
Hamilton ha comunque parlato di una vettura «più divertente da guidare», invitando alla prudenza nei giudizi. A latere della doverosa cautela, figlia anche della lunga esperienza del campione britannico, non si può non considerare un elemento di instabilità per Lewis, ossia il cambio dell’ingegnere di pista.
Dopo l’addio a Riccardo Adami, nei primi Gran Premi del 2026 sarà affiancato da Carlo Santi, ma è già previsto un ulteriore avvicendamento. «Dovrò imparare a lavorare con qualcuno di nuovo. È un danno anche per me», ha ammesso il sette volte iridato.
In una fase in cui tutto è nuovo – regolamento, dinamiche energetiche, bilanciamento – anche la stabilità del box diventa un fattore competitivo.
Il countdown verso la nuova stagione
Archiviati i test tra Barcellona e Bahrain – nove giornate complessive di lavoro in pista, tre in Catalogna a porte chiuse (26-30 gennaio) e due sessioni da tre giorni a Sakhir (11-13 febbraio e 18-20 febbraio) – la Formula 1 è pronta a entrare nel vivo della nuova stagione.
Il Mondiale 2026 scatterà ufficialmente dall’Australia, con il weekend di Melbourne in programma dal 6 all’8 marzo. Subito dopo sarà la volta della Cina (13-15 marzo, format Sprint), seguita dal Giappone (27-29 marzo).
Il primo blocco mediorientale vedrà il Bahrain (10-12 aprile) e l’Arabia Saudita (17-19 aprile), prima del ritorno negli Stati Uniti per il GP di Miami (1-3 maggio, Sprint) e del Canada (22-24 maggio, Sprint).
La stagione europea entrerà nel vivo con Monaco (5-7 giugno) e Spagna (12-14 giugno), seguite da Austria (26-28 giugno), Gran Bretagna (3-5 luglio, Sprint), Belgio (17-19 luglio) e Ungheria (24-26 luglio) prima della pausa estiva.
La seconda parte del campionato ripartirà dall’Olanda (21-23 agosto, Sprint), quindi Italia a Monza (4-6 settembre) e la novità Madrid (11-13 settembre). A seguire Azerbaijan (24-26 settembre) e Singapore (9-11 ottobre, Sprint).
Il finale sarà concentrato oltreoceano e in Medio Oriente: Stati Uniti (23-25 ottobre), Messico (30 ottobre-1 novembre), Brasile (6-8 novembre), Las Vegas (19-21 novembre), quindi il Qatar (27-29 novembre) e il gran finale ad Abu Dhabi (4-6 dicembre).
In totale saranno 24 weekend di gara, e sei eventi con format Sprint (Cina, Miami, Canada, Gran Bretagna, Olanda e Singapore), in una stagione che si preannuncia tra le più lunghe e complesse di sempre.
Per la Ferrari, la vera domanda non è tanto dove si trovi oggi nei test, ma quanto velocemente riuscirà a interpretare al meglio una rivoluzione tecnica che mette al centro energia, efficienza e adattabilità. Le prime risposte arriveranno solo quando i semafori si spegneranno a Melbourne.