Sei Nazioni 2026: tutto quello che c'è da sapere sul torneo che vale 2,9 miliardi

La 27esima edizione del torneo entra nel vivo con l’esordio dell’Italia domani contro la Scozia. Un evento che muove oltre 500 milioni di euro e genera un impatto economico senza precedenti.

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Guida al torneo
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La stagione del grande rugby è ufficialmente iniziata. Con la sfida inaugurale tra Francia e Irlanda disputata giovedì 5 febbraio, ha preso il via la 27esima edizione del Sei Nazioni (132esima considerando le precedenti versioni del torneo).

Un appuntamento che rappresenta molto più di una semplice manifestazione sportiva: parliamo di un asset economico da oltre 2,9 miliardi di euro di valutazione complessiva.

Il calendario azzurro

L’Italia scende in campo domani, 7 febbraio, per affrontare la Scozia allo Stadio Olimpico di Roma. Un match che assegna la Cuttitta Cup, conquistata dagli azzurri proprio nel 2024 battendo gli scozzesi nella capitale. Il calendario proseguirà con la trasferta a Dublino contro l’Irlanda (14 febbraio), la sfida parigina con la Francia (22 febbraio), il secondo match casalingo contro l’Inghilterra (7 marzo) e la chiusura a Cardiff contro il Galles (14 marzo).

Tutte le partite saranno trasmesse in diretta da Sky Sport, mentre le cinque gare dell’Italia saranno visibili anche in chiaro su TV8.

Il peso economico per la Federugby

I numeri parlano chiaro: il Sei Nazioni rappresenta quasi la metà del fatturato della Federazione Italiana Rugby. Nel 2024, i ricavi dal torneo si sono attestati a 16,2 milioni di euro, pari al 37% del fatturato complessivo di 44,1 milioni. La voce principale sono i diritti televisivi, che garantiscono circa 10,8 milioni di euro, seguiti dalla vendita dei biglietti con 3,6 milioni.

Le previsioni per il 2025 sono ancora più ottimistiche: il bilancio preventivo stima ricavi per 18,6 milioni dal Sei Nazioni su un fatturato totale di 45,3 milioni, portando l’incidenza del torneo al 41%. Dal 2010 a oggi, la manifestazione ha generato complessivamente 295 milioni di euro per la Federugby su un fatturato di 648 milioni, con un impatto medio del 44%.

L’indotto su Roma

L’impatto economico sulla capitale è significativo. Secondo uno studio di ItaliaCamp, il Sei Nazioni 2025 ha generato un valore socioeconomico complessivo di circa 58 milioni di euro a Roma. Il turismo sportivo da solo ha prodotto 44,37 milioni, in crescita del 19% rispetto al 2023, mentre il contributo al Sistema Paese ha raggiunto 6,35 milioni (+25% sul 2024). Il celebre «terzo tempo» ha generato oltre 1,35 milioni di euro, confermandosi elemento distintivo della cultura rugbistica. I match hanno attirato complessivamente 150.111 visitatori, con un incremento del 24% sull’edizione 2023.

Per il 2026 sono già stati emessi 115mila biglietti, e il Parco del Foro Italico ospiterà il Birra Peroni Nastro Azzurro Terzo Tempo Village, cuore della festa prima e dopo le partite, con musica offerta dalle radio del Gruppo Gedi (Radio Deejay, Radio m2o e Radio Capital), novità di quest’anno in qualità di radio partner della FIR.

Un asset da 2,9 miliardi

Il torneo muove oltre 500 milioni di euro annui, grazie ai diritti televisivi (trasmesso in 187 nazioni) e agli sponsor. Ma il dato più significativo riguarda la valutazione complessiva: nel marzo 2021, il fondo britannico CVC ha acquisito il 14,3% della società che gestisce il torneo per 365 milioni di sterline, attribuendo all’intera proprietà un valore di circa 2,5 miliardi di sterline (2,9 miliardi di euro al cambio attuale).

Come sottolineato da Andrea Duodo, presidente della FIR, «il torneo costituisce un asset strategico nello sviluppo dei nostri ricavi». Marco Mezzaroma, presidente di Sport&Salute, ha evidenziato come lo stadio Olimpico «non è solo un palcoscenico sportivo, ma un contenitore di emozioni polifunzionale capace di trasformare la passione anche in valore economico e sociale per l’intero territorio».

Il bilancio azzurro nel torneo

Dal suo ingresso nel 2000, l’Italia ha disputato 130 partite nel Sei Nazioni con un bilancio di 16 vittorie, due pareggi (Galles 2006 e Francia 2024) e 112 sconfitte. Gli azzurri hanno battuto otto volte la Scozia, cinque il Galles, due la Francia e una l’Irlanda. L’unica squadra mai sconfitta rimane l’Inghilterra, avversaria proprio nel match casalingo del 7 marzo.

Il miglior piazzamento risale al 2007 e al 2013 (quarto posto con due vittorie), ma a livello di risultati il 2024 rappresenta la miglior stagione di sempre grazie a due vittorie e un pareggio. Tra i record individuali, Sergio Parisse guida con 69 presenze totali nel torneo, mentre Tommaso Allan detiene il primato di mete (8) e punti segnati (210) per un azzurro.

Le sfide future

Tom Harrison, amministratore delegato di Six Nations Rugby, a SportsPro ha definito il 2026 «un momento davvero importante per il rugby, – sottolineando la necessità di evoluzione: – Dobbiamo spingerci oltre nell’accesso e nell’intrattenimento. Il rugby è complicato e presenta una certa complessità, soprattutto nelle mischie. Dobbiamo avvicinare i tifosi all’azione attraverso i dati, per presentarla in modo rilevante ai fan che desiderano raggiungere un livello di comprensione più elevato».

Sul dibattito riguardante promozioni e retrocessioni, Harrison è stato chiaro: «Il Sei Nazioni non sarà un torneo in cui si assisterà a promozioni e retrocessioni nel prossimo futuro».

L’Italia si presenta all’appuntamento dopo un 2025 positivo con quattro vittorie (Galles, Namibia, Australia e Cile) e il decimo posto nel World Rugby Ranking. Domani inizia una nuova sfida, con l’obiettivo di confermarsi tra le protagoniste di un torneo che sui social ha raggiunto 332,2 milioni di persone con oltre il 70% delle attivazioni dall’estero.

 

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