Parte la festa di Milano Cortina ma il costo ambientale resta un’incognita

Partono le Olimpiadi celebrate come modello di Giochi diffusi e a basso impatto. Ma dietro la festa, tra logistica complessa, innevamento artificiale e grandi sponsor ad alta intensità emissiva, l’impronta ambientale dell’evento resta senza una vera rendicontazione ufficiale.

Villaggio Olimpico Milano Cortina
Il capitolo emissioni
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Alle 20 prenderà il via la Cerimonia di apertura nella cornice dello stadio San Siro, primo grande atto dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
Una parata di stelle, da Laura Pausini a Mariah Carey, da Andrea Bocelli a Pierfrancesco Favino. E poi le autorità, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per arrivare alla presidente del CIO, Kirsty Covetry.

Si alza quindi il sipario ed è il tempo della celebrazione, dell’orgoglio sportivo, dell’attesa per le imprese degli atleti e, per l’Italia, della speranza di trasformare l’evento in un racconto positivo, capace di unire territori e pubblico internazionale.
La Cerimonia di apertura ha anche un altro valore per il contesto che la ospita: per San Siro non sarà  solo l’avvio ufficiale delle Olimpiadi, ma anche una sorta di ultima grande danza internazionale per uno stadio che ha segnato la storia dello sport e della musica italiana e occupa stabilmente un posto nell’immaginario collettivo.

Poi, nei prossimi 17 giorni l’attenzione sarà – giustamente – tutta per le gare, le medaglie, le storie sportive. Ma come ogni grande evento, anche i Giochi hanno un “dietro” che fatica a entrare nel racconto ufficiale.

I Giochi diffusi “sostenibili” che si scontrano con il nodo della logistica

Milano Cortina sono state presentate fin dall’inizio, fin da quel dossier di candidatura che ha convinto il Comitato Olimpico Internazionale, come le Olimpiadi della sostenibilità, anche grazie a un modello inedito di Giochi diffusi.
Le sedi di gara sono ufficialmente quattro – Milano, Cortina, Valtellina e le province di Trento e Bolzano, ma le gare vere e proprie si muovono in una “costellazione di venue” all’interno di un’area complessiva che supera i 22mila chilometri quadrati.

Una scelta che ha limitato il numero di nuove costruzioni, ma che ha aperto un tema logistico evidente: spostamenti continui di atleti, staff, addetti ai lavori e soprattutto spettatori, in un contesto montano dove il trasporto ferroviario copre solo una parte dei collegamenti e il resto passa inevitabilmente da bus, navette, mezzi privati (con il contagocce in teoria) e servizi su gomma “a noleggio”, Uber per intenderci..

Emissioni e mancate compensazioni i conti che nessuno presenta

Il punto centrale è che una rendicontazione ufficiale e complessiva dell’impatto ambientale dei Giochi non è mai stata resa pubblica dalla Fondazione Milano Cortina.
Eppure i numeri esistono, sono stati calcolati, stimati e confrontati e sono stati messi nero su bianco.

Secondo uno studio dell’organizzazione scientifica Scientists for Global Responsibility, riportato da Il Fatto Quotidiano, Milano Cortina 2026 genererà circa 930mila tonnellate di CO₂ equivalente, considerando preparazione dell’evento, costruzione delle infrastrutture, ospitalità e spostamenti.

Il “contributo” – per così dire – maggiore arriverà proprio dai viaggi degli spettatori, stimati in circa 410mila tonnellate di CO₂ equivalente.

Per dare un esempio lampante, un livello di emissioni tale produrrà, secondo i ricercatori, nel medio periodo una perdita di circa 2,3 km² di copertura nevosa e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.

Numeri che non solo non sono stati smentiti da una qualsivoglia realtà ufficiale ma che hanno trovato anche la conferma di prestigio del think thank britannico New Weather Institute

A questo si aggiunge il consumo di suolo: il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha stimato 59 ettari già compromessi, l’equivalente di circa cento campi da calcio.

Innevamento artificiale: acqua ed energia sotto pressione

C’è poi il tema dell’innevamento artificiale, di certo non secondario considerando che si parla di Giochi Invernali e che, anche in presenza di precipitazioni naturali – febbraio qualcosa sta regalando – resta una componente ormai “strutturale” dei Giochi.

Secondo una ricerca di Libera e Gruppo Abele, per garantire le piste innevate durante  le oltre due settimane di manifestazione, serviranno 836mila metri cubi d’acqua, pari a 12 piscine olimpioniche al giorno.

E da dove viene presa quest’acqua? Presto detto, il prelievo impatta direttamente sugli ecosistemi alpini (torrenti, fiumi, laghi montani, ecc) già fragili, in un contesto segnato da siccità ricorrenti e da una progressiva riduzione delle riserve idriche.

Sponsor di peso e legacy a coda lunga: l’eredità inquinante che resta

Il report SGR apre un ulteriore capitolo: quello degli sponsor e mette sotto la lente tre grandi aziende in particolare, giudicate ad alta “intensità emissiva”.
Eni, Stellantis e ITA Airways produrranno ulteriori 1,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, circa il 40% in più rispetto all’impronta stimata dell’evento olimpico.

In termini ambientali, ciò significa una perdita aggiuntiva di 3,2 km² di copertura nevosa e oltre 20 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale, portando il totale a 5,5 km² di neve persa e 34 milioni di tonnellate di ghiaccio: una legacy che va ben oltre la durata dei Giochi.

La festa oggi, il conto (salato) ambientale, domani

Ma oggi, come detto in apertura è il giorno della festa, delle luci, delle bandiere, e poi via via nei giorni a seguire, delle gare che riempiono schermi e piazze.
Ed è giusto che sia così.
Tuttavia, proprio nel giorno in cui i Giochi prendono ufficialmente il via, l’assenza di una vera rendicontazione ambientale pesa come un convitato di pietra.

Milano Cortina hanno costruito la propria candidatura su parole chiave come sostenibilità, riuso, basso impatto, concetti e termini imprescindibili per un grande evento che di disputa nel 2026.

Eppure il conto complessivo – tra emissioni, consumo di suolo, acqua sottratta ai bacini alpini e sponsor altamente inquinanti – difetta di un altro termine, trasparenza, che è assolutamente opaca, con stime e numeri individuabili solo grazie a studi indipendenti, non a una documentazione ufficiale dell’evento.

È qui che emerge il lato oscuro della Luna olimpica: mentre da una parte si corre sugli sci e le località simbolo dei Giochi fanno il tutto esaurito (o quasi), dall’altra restano boschi abbattuti, territori stressati e un’eredità ambientale che accompagnerà le tanto decantate montagne dell’arco alpino italiano, ben oltre la fine delle competizioni.

I Giochi iniziano oggi. Il loro impatto, invece, resterà a lungo.

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