Adidas chiude il 2025 con ricavi record e lancia un buyback da 1 miliardo

Il colosso tedesco archivia l’anno con una crescita del 13% a cambi costanti e margini in espansione. Il CEO Gulden conferma la performance migliore delle previsioni. Approvato piano di riacquisto azioni.

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Risultati 2025
Image Credits: media Adidas

Il colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo Adidas ha archiviato il 2025 con una performance da applausi, registrando ricavi per 24,81 miliardi di euro, in crescita del 13% a cambi costanti rispetto ai 23,68 miliardi dell’anno precedente.

Un risultato che ha superato le aspettative iniziali del management e che consolida il rilancio del marchio delle tre strisce sotto la guida del CEO Bjørn Gulden.

La crescita traina tutti i mercati e i canali

Secondo quanto emerge dal comunicato ufficiale della società, la crescita è stata trainata da una performance a due cifre in tutti i mercati e canali, nonostante l’impatto negativo della conversione valutaria per oltre 1 miliardo di euro. A cambi correnti, l’incremento si attesta al 4,7%, confermando comunque un livello record per il gruppo di Herzogenaurach.

Particolarmente positivo l’andamento del quarto trimestre, con ricavi saliti a 6,08 miliardi di euro (+11% a cambi costanti) e un utile operativo più che raddoppiato a 164 milioni, rispetto ai 57 milioni dello stesso periodo del 2024.

Margini in espansione nonostante le pressioni esterne

Il margine lordo ha raggiunto il 51,6% nell’intero esercizio, in miglioramento di 0,8 punti percentuali sul 2024, «nonostante gli impatti negativi derivanti da andamenti valutari sfavorevoli e dazi doganali più elevati», come evidenziato dall’azienda.

Un dato che testimonia la capacità del gruppo di mantenere una crescita di qualità, privilegiando le vendite a prezzo pieno e contenendo le scontistiche.

L’utile operativo è balzato a 2,06 miliardi di euro, con un incremento di oltre 700 milioni rispetto all’anno precedente, portando il margine operativo all’8,3% dal 5,6% del 2024.

Il piano di riacquisto azioni

Forte di questi risultati e della solida generazione di cassa attesa per il 2026, il consiglio di amministrazione di Adidas ha approvato, con il via libera del consiglio di sorveglianza, un programma di buyback fino a 1 miliardo di euro. Il riacquisto delle azioni proprie, che partirà all’inizio di febbraio, sarà finanziato dai flussi di cassa operativi e le azioni acquistate saranno successivamente annullate.

«La nostra fiducia nella futura crescita di fatturato e utile netto e nella generazione di flussi di cassa di Adidas è anche la ragione per cui abbiamo deciso di avviare un riacquisto di azioni proprie, – ha dichiarato Gulden, che ha aggiunto: – Il margine lordo del 51,6% (escluso Yeezy) è storicamente elevato e sottolinea questa performance e la forza del nostro marchio».

Lo sguardo al futuro tra Olimpiadi e Mondiali

Il numero uno di Adidas ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti, sottolineando che «il 2025 è stato molto migliore di quanto avessimo pianificato e previsto all’inizio dell’anno». Ora l’attenzione si sposta sui grandi eventi sportivi del 2026: «Non vediamo l’ora che inizino i grandi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali in Italia la prossima settimana e continuiamo a prepararci per una fantastica Coppa del Mondo FIFA in estate», ha affermato il CEO.

Il gruppo pubblicherà i risultati finanziari definitivi per il 2025 e le guidance per il 2026 il prossimo 4 marzo, quando fornirà anche maggiori dettagli sui futuri piani di allocazione del capitale.

Il contesto competitivo

La performance di Adidas si distingue in un settore che vede i principali competitor in difficoltà.

Nike è ancora impegnata in un complesso percorso di rilancio, con indiscrezioni che parlano di ulteriori 775 licenziamenti dopo diverse ondate di esuberi negli ultimi anni. Puma, dal canto suo, ha visto recentemente l’ingresso del gigante cinese Anta Sports, che ha rilevato la quota della famiglia Pinault.

A gennaio, la banca americana Bank of America aveva declassato il titolo Adidas di ben due livelli, da Buy a Underperform, riducendo il prezzo obiettivo da 213 a 160 euro e prevedendo un ritorno a una crescita organica a una cifra. I risultati appena comunicati sembrano però smentire, almeno per il momento, questo scenario prudenziale.