Binaghi: «Con mezzo miliardo di investimento portiamo uno Slam a Roma»

Il presidente della Federtennis racconta il boom del tennis italiano e spiega perché Roma può ospitare un quinto Slam. Intanto battuta d’arresto in United Cup.

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Il tennis italiano vive un momento straordinario. Con Jannik Sinner numero uno al mondo, l’Italia in vetta al ranking ITF e le ATP Finals stabilmente a Torino, il movimento azzurro si è trasformato in una macchina economica che genera ricchezza e attira investimenti dall’estero.

Angelo Binaghi, 65 anni e da un quarto di secolo alla guida della Federtennis, non ha dubbi: il prossimo obiettivo è portare uno Slam in Italia. Ma servono risorse pubbliche adeguate.

L’impatto economico: dagli Internazionali al potenziale Slam

I numeri parlano chiaro. Come riportato da Binaghi al Corriere della Sera, gli Internazionali di Roma hanno generato un impatto economico di circa 895 milioni di euro nel 2025, con previsioni di raggiungere il miliardo quest’anno. L’extragettito fiscale si attesta a 148 milioni, senza alcun contributo pubblico.

«Se oltre che spendere 5 miliardi per le Olimpiadi, una grandissima e bellissima manifestazione che dura solo qualche settimana, provassimo a spenderne un decimo per un bene che produrrebbe ricchezza per i prossimi 100 anni, allora riusciremo anche a portare uno Slam in Italia», afferma Binaghi nell’intervista.

Il ragionamento del presidente federale si basa su una proporzione precisa: il rapporto economico tra un Master 1000 e uno Slam è di uno a quattro. Tradotto in cifre, significa un impatto potenziale di circa 4 miliardi di euro, con un extragettito fiscale intorno ai 600 milioni.

Nonostante le sirene del Medio Oriente, Binaghi non ha esitazioni: «A Roma tutta la vita». Il paragone con le Next Gen Finals è eloquente: mentre a Milano il palazzetto era sempre pieno, a Gedda non c’era praticamente pubblico sugli spalti.

La candidatura italiana si rafforza anche grazie al riconoscimento internazionale: «Atp, Wta e Itf ci cercano perché siamo diventati i migliori organizzatori di tornei», spiega il presidente, ricordando come l’Italia abbia ottenuto sia le Finals che le fasi finali di Coppa Davis.

Il tennis come asset strategico nazionale

L’interesse per il tennis italiano ha raggiunto i vertici istituzionali. Binaghi racconta un aneddoto significativo: «Il ministro dell’Economia Giorgetti mi ha raccontato che ai meeting finanziari mondiali, prima ancora di salutarlo, gli fanno i complimenti per Sinner e il tennis».

La visione federale ribalta il pregiudizio del tennis come sport d’élite: «Abbiamo capovolto l’assioma. Devi finanziare il tennis perché è lo sport che più di tutti attrae risorse economiche dall’estero, da utilizzare per farlo praticare in Italia ai meno abbienti».

I dati confermano la democratizzazione: in 25 anni i tesserati sono decuplicati, passando da 122mila a 1 milione e 250mila. I praticanti di tennis e padel raggiungono i 6,2 milioni. Le quote federali sono rimaste invariate da un decennio e quest’anno oltre 2.000 società sportive hanno pagato zero quote grazie alla loro virtuosità.

Le Finals di Torino: una scommessa vinta per caso

Curiosa la genesi dell’accordo per le Finals a Torino. «Avevamo ragionato fino all’ultimo se spendere o no i 30.000 euro necessari per acquisire i documenti: volevamo giusto capire come venivano aggiudicate, per imparare, – rivela Binaghi. – La cosa pazzesca è che poi a trascinarci per i capelli è stata una sindaca esuberante, ex tennista, che si era messa in testa che la sua città dovesse avere le Finals».

L’iniziativa di Chiara Appendino si è rivelata vincente, nonostante lo scetticismo iniziale. All’epoca la Federazione aveva chiesto supporto a Sport e Salute, ma il governo lo vietò con una legge perché il tennis era considerato uno sport per ricchi.

Un modello basato sul merito

Il successo italiano non è improvvisato. «Le basi le abbiamo poste quando Sinner non era nato», sottolinea Binaghi, ricordando che la Federtennis è l’unica al mondo con una televisione tematica da 15 anni.

Guardando al futuro, non esclude applicazioni più ampie del modello federale: «Sarebbe curioso capire se le logiche che abbiamo applicato alla Federtennis, come l’esasperazione del merito e la ricerca continua di soluzioni efficaci, possano dare buoni risultati anche in contesti differenti».

Per ora, l’obiettivo resta portare un Grande Slam in Italia. Servono 500 milioni di investimento pubblico, ma il ritorno potrebbe ripagare la scommessa per i prossimi cent’anni.

United Cup: battuta d’arresto per gli azzurri

Mentre la Federtennis progetta il futuro, il presente registra una battuta d’arresto. A Perth, in Australia, l’Italia esce sconfitta dal primo incontro della United Cup contro la Svizzera, che si impone per 2-1.

Gli elvetici conquistano il match grazie alle vittorie di Belinda Bencic su Jasmine Paolini nel singolare femminile e della stessa Bencic, in coppia con Jakub Paul, nel doppio misto contro Sara Errani e Andrea Vavassori. Non basta agli azzurri il successo di Flavio Cobolli su Stanislas Wawrinka nel singolare maschile.

La Svizzera, forte anche del precedente successo sulla Francia, conquista il primo posto nel gruppo C. L’Italia affronterà martedì i transalpini per decidere il secondo posto nel girone e giocarsi le residue possibilità di accesso ai quarti di finale, dove avanzano le prime classificate di ogni gruppo più le due migliori seconde.

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