Battaglia per Warner Bros: Paramount sfida Netflix, in gioco anche i diritti sportivi

Paramount lancia offerta ostile da 108 miliardi per strappare Warner Bros a Netflix. In gioco, per l’Italia, Roland Garros, Australian Open e Olimpiadi Milano Cortina 2026.

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Il punto sull'acquisizione
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L’industria dei media è scossa da una guerra di offerte senza precedenti. Al centro della contesa c’è Warner Bros Discovery, con un patrimonio di contenuti premium e diritti sportivi che fanno gola ai giganti del settore. Netflix aveva sorpreso il mercato accettando un’acquisizione da 83 miliardi di dollari per gli studi e le attività di streaming del gruppo, inclusa la perla HBO. Ma Paramount ha reagito con una controfferta ostile da 108,4 miliardi, trasformando la partita in una delle battaglie corporate più aggressive dell’anno.

Il contesto è quello di un’industria in profonda trasformazione. Secondo il Global Entertainment & Media Outlook 2025-2029 di PwC, negli Stati Uniti lo streaming supererà per ricavi la televisione lineare entro il 2027, con un mercato che nel 2029 potrebbe toccare i 112,7 miliardi di dollari.

Anche in Italia l’audiovisivo è destinato a crescere fino a 60,8 miliardi di euro entro il 2029, con un tasso annuo del 3,1%.

Gli asset sportivi nel mirino

La posta in gioco include patrimoni strategici per il mondo dello sport. Warner Bros Discovery controlla attraverso Eurosport i diritti di Roland Garros e Australian Open, oltre alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. TNT Sports negli Stati Uniti ed Eurosport in Europa rappresentano asset cruciali che, secondo quanto riporta CNBC, potrebbero finire sotto controllo Netflix o confluire nel gruppo Paramount.

L’offerta di Netflix da 82,7 miliardi puntava esclusivamente alle attività di studio e streaming, lasciando le reti lineari come TNT Sports ed Eurosport in un’entità separata. La controproposta di Paramount, invece, prevede l’acquisizione dell’intera Warner Bros Discovery, compresi tutti i canali sportivi.

La strategia di Paramount: consolidamento totale

«Gli azionisti di WBD meritano l’opportunità di valutare la nostra offerta interamente in contanti», ha dichiarato David Ellison, CEO di Paramount. L’offerta da 30 dollari ad azione supera i 27,75 dollari di Netflix e garantisce, secondo Ellison, «ulteriori 18 miliardi di dollari in contanti» agli azionisti.

Il finanziamento è sostenuto dalla famiglia Ellison, da RedBird Capital e da 24 miliardi provenienti da tre fondi sovrani mediorientali: il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, la Imad Holding Company di Abu Dhabi e la Qatar Investment Authority.

Una fusione Paramount-Warner creerebbe una potenza mediatica in grado di consolidare divisioni sportive su reti tradizionali, pay-TV e piattaforme digitali. Ellison ha inoltre promesso di mantenere una distribuzione cinematografica robusta con oltre 30 film all’anno nelle sale, criticando l’offerta Netflix come «inferiore e anticoncorrenziale».

Netflix: fiducia nonostante gli ostacoli antitrust e Trump

Ted Sarandos, co-CEO di Netflix, ha minimizzato la mossa della concorrenza definendola «del tutto prevista». Durante una conferenza di settore ha affermato: «Abbiamo raggiunto un accordo e siamo davvero soddisfatti sia per gli azionisti che per i consumatori. Siamo estremamente fiduciosi di riuscire a farcela».

La piattaforma ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita del 16% a 11,08 miliardi di dollari e un utile record di 3,1 miliardi, rafforzata anche dagli investimenti nei diritti sportivi come quelli della Major League Baseball fino al 2029.

L’operazione dovrà passare al vaglio dell’antitrust americano. Donald Trump ha già avvertito: «Netflix ha una grande quota di mercato e quando avrà Warner Bros crescerà ancora. Potrebbe essere un problema». Secondo diverse ricostruzioni, la Casa Bianca guarderebbe con maggior favore all’offerta Paramount, anche per i legami tra Trump e Larry Ellison. Nel pacchetto di finanziamento figura inoltre Affinity Partners, il fondo di private equity guidato da Jared Kushner, genero dell’ex presidente.

Anche dal Congresso arrivano perplessità bipartisan. I democratici temono che una fusione Paramount-Warner crei un colosso con quote di mercato superiori persino a Disney, mentre l’asse Netflix-Warner viene visto come minaccia per le sale cinematografiche e preludio a tagli e rincari.

Le preoccupazioni italiane ed europee

In Italia l’Anec, associazione degli esercenti cinematografici, ha lanciato un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli e alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni affinché promuovano «un confronto istituzionale per avviare un più ampio dibattito a livello europeo». L’associazione chiede che «la diversità dei contenuti e la centralità della sala restino pilastri del settore», valutando con attenzione ogni concentrazione che rischia di spostare ulteriormente il baricentro verso lo streaming.

Il lancio di HBO Max Italia previsto per il 13 gennaio, che avrebbe dovuto competere direttamente con Sky grazie a contenuti premium e diritti sportivi, resta ora in bilico. Qualunque sia l’esito della battaglia, il destino di Warner Bros Discovery ridisegnerà gli equilibri del settore audiovisivo e sportivo globale nei prossimi anni.