Lega Volley Femminile, Fabris: «Al mio posto spero ci sarà una donna»

Il presidente uscente della Lega Volley Femminile traccia il bilancio di vent’anni alla guida del movimento, avverte sulle fragilità del sistema e indica il profilo del suo successore ideale: una donna con competenze economiche.

Mauro Fabris_LVF
presente e futuro volley femminile
Image credits: Rubin / LVF

Quarant’anni di storia, mai così in alto. La Lega Volley Femminile chiude la stagione 2025/2026 con numeri da capogiro – quasi 2 miliardi di views sui social, circa 600mila spettatori nei palazzetti, oltre 13 milioni di telespettatori e utenti sulle piattaforme televisive e streaming – e lo fa mentre il suo presidente storico si prepara a lasciare.

Mauro Fabris, vicentino, 68 anni, guida la Lega dal 2006 ed è stato rieletto per otto volte consecutive. Il mandato triennale avviato nel 2023 è in scadenza e questa volta non si ricandiderà. Lo dice senza rimpianti alle colonne de La Stampa: «Al mio posto spero ci sarà una donna, è il momento giusto. Potrebbe farci fare un ulteriore salto in avanti».

Il modello finanziario e il rischio investitori

Ex senatore, deputato e sottosegretario, Fabris ha portato alla Lega una visione marcatamente economica. «In questi anni ho soprattutto cercato di attrarre investitori, triplicando le entrate rispetto al passato», spiega. Ma il monito è chiaro: «È un attimo e li perdi».

Un richiamo alla fragilità del sistema che stride con i numeri trionfali di una stagione record, e che Fabris sintetizza con una metafora volutamente anti-celebrativa: «Il nostro non è un treno in corsa che non si ferma più».

Tra i nodi che frenano la crescita, il presidente indica la defiscalizzazione delle sponsorizzazioni, abolita, che scoraggia chi vuole investire nel movimento. «Alla Federvolley diamo un milione e mezzo all’anno, – aggiunge, – ma le azzurre non sono assicurate. Bisogna riconoscere lo status di lavoratrice sportiva, altrimenti una nostra atleta incinta non ha garanzie».

Il caso Fipav e la battaglia statutaria

Sul fronte federale, i rapporti con la Fipav sono tutt’altro che distesi. «Siamo stati costretti a recepire nello statuto le modifiche richieste dalla Federazione, ma ci riserviamo il diritto di combattere contro questa imposizione», afferma Fabris, che bolla le scelte federali come «autoreferenziali e obsolete».

L’esempio che porta è eloquente: «Se un Premio Nobel si candidasse a presidente della nostra Lega, non potrebbe farlo se non iscrivendosi prima alla Federvolley».

Per il dopo, Fabris resterà comunque nell’orbita della Lega: i presidenti di Serie A gli hanno chiesto di guidare Spike Media, la newco interna che si occupa di marketing, eventi e diritti media.

Una lega strutturata, non più artigianale

I risultati sportivi delle squadre italiane, protagoniste in Europa, sono secondo Fabris tutt’altro che casuali. «La nostra è una realtà strutturata, – sottolinea. – Vent’anni fa faceva tutto il presidente, ora abbiamo un amministratore delegato e uno staff che organizza eventi di successo».

Il riferimento va alle Finali di Coppa Italia Frecciarossa all’Inalpi Arena di Torino, che hanno richiamato oltre 25mila persone in due giorni, stabilendo un record storico per il volley femminile italiano, come riportato dalla stessa Lega Volley Femminile.

Per il successore, Fabris ha già un identikit preciso: «Adesso ci vorrebbe una personalità del mondo dell’economia, per spiegare meglio di me alla Federvolley cosa serve a una lega come la nostra, che è seconda solo al calcio».

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