La NHL guarda al Texas. Il commissario Gary Bettman ha annunciato martedì, a margine della riunione del Consiglio dei Governatori, l’avvio di un processo esplorativo della durata di sei mesi per valutare l’apertura di una nuova franchigia nello Stato della Stella Solitaria. Due le città candidate: Houston e Austin.
Dietro al progetto c’è Dan Friedkin, CEO del Friedkin Group, già proprietario dell’AS Roma in Serie A e dell’Everton in Premier League.
La famiglia ha firmato un term sheet con la lega che le conferisce i diritti esclusivi per portare un club NHL in Texas, con un investimento complessivo stimato in 3,5 miliardi di dollari, cifra che comprende la quota di espansione e la costruzione di una nuova arena, necessaria in entrambe le città.
«Abbiamo discusso con la famiglia Friedkin per quasi due anni, principalmente riguardo a Houston come possibile sede di espansione – ha dichiarato Bettman. – Continuando a lavorare insieme, in particolare sulla necessità di una nuova arena, le discussioni si sono estese anche ad Austin.»
Houston o Austin: due mercati, una scelta
I due mercati presentano caratteristiche molto diverse. L’area metropolitana di Houston conta circa 7,9 milioni di abitanti, quinta negli Stati Uniti per popolazione, e ospita già franchigie NBA, NFL e MLB: arrivare qui significherebbe per la NHL inserirsi nell’ultimo grande mercato ancora privo di hockey professionistico di primo livello.
Austin, con 2,6 milioni di residenti, offre una prospettiva differente: la NHL sarebbe il primo dei quattro grandi campionati americani a sbarcarvi, seguendo una strategia già sperimentata con i Vegas Golden Knights, citati dallo stesso Bettman come modello di successo in un mercato vergine.
I Dallas Stars, unica franchigia NHL attualmente in Texas, non avranno diritto ad alcun compenso per l’arrivo di un concorrente nello stesso Stato: i diritti territoriali, ha precisato il commissario, «non si estendono fino a quel punto». Houston e Austin distano entrambe circa 200 miglia da Dallas.
Le cifre dell’operazione
Sul piano finanziario, le cifre in gioco ridefiniscono i parametri del settore. La quota di espansione dei Vegas Golden Knights nel 2017 era di 500 milioni di dollari; quella dei Seattle Kraken nel 2021 aveva raggiunto i 650 milioni. Oggi, secondo le stime di Sportico, una nuova franchigia varrebbe almeno 2 miliardi, con un ulteriore miliardo destinato alla costruzione dell’impianto.
A titolo di confronto, solo i Toronto Maple Leafs (4,25 miliardi) e i New York Rangers (3,65 miliardi) superano il valore complessivo dell’intera operazione texana.
Qualora approvata dal Consiglio dei Governatori al termine del periodo di valutazione, la 33ª franchigia renderebbe la NHL la più grande lega tra le «Big Four» per numero di club. Bettman ha escluso che il numero dispari di squadre rappresenti un problema, ricordando come la stessa situazione si fosse già verificata con l’ingresso dei Golden Knights come 31ª franchigia.
«Non credo che la simmetria debba governare l’espansione – ha affermato. – Ci si espande se si ritiene che abbia senso e che migliori ciò che la lega già possiede.»
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Penguins, cambio di proprietà approvato
A margine delle notizie sull’espansione, il Consiglio ha approvato all’unanimità la vendita dei Pittsburgh Penguins alla Hoffmann Family of Companies, società di private equity guidata dai fratelli Geoff e Greg Hoffmann.
L’operazione, del valore di circa 1,75 miliardi di dollari, segna un raddoppio dell’investimento per il Fenway Sports Group, che aveva acquistato il club nel 2021 per circa 900 milioni. La chiusura è attesa prima dell’NHL Draft 2026.
«È positivo che gli Hoffmann abbiano concluso un buon affare ed è positivo che Fenway abbia raddoppiato il suo investimento in cinque anni» ha commentato Bettman, aggiungendo tuttavia di ritenere la valutazione «ancora una stima bassa».