Internazionali d’Italia, ricavi verso quota 90 milioni: un quarto degli introiti ai tennisti

Il torneo romano nel corso degli anni ha sperimentato una crescita sostenuta: per quest’edizione l’obiettivo è varcare la soglia delle 400mila presenze raggiungendo i 40 milioni di incassi al botteghino.

Internazionali ricavi
percorso virtuoso
Image credits: Sport e Salute

Boom economico degli Internazionali d’Italia. Il torneo del Foro Italico è diventato una delle macchine economiche più rilevanti dello sport italiano, mostrando una crescita sostenuta nel corso degli anni sia a livello di presenze che di ingressi.

L’appuntamento romano in quanto evento di proprietà federale rappresenta il principale asset del tennis nazionale, con la Fitp che può dunque esercitare piena autonomia discrezionale nell’ambito dei confini imposti dalla licenza.

Da qui nasce il valore di un torneo che, dall’inizio degli anni Duemila, è stato progressivamente trasformato fino a diventare attualmente una vera e propria piattaforma di intrattenimento.

La traiettoria di crescita

La crescita dei ricavi racconta un percorso solido e virtuoso: secondo quanto ricostruito da La Gazzetta dello Sport, nel 2002 il giro d’affari degli Internazionali era pari a circa 6 milioni di euro; nel 2011, con l’unificazione del torneo maschile e di quello femminile, era già salito a 16 milioni, mentre nel 2016 aveva superato la soglia dei 30 milioni.

Il salto più consistente è arrivato però negli ultimi anni, grazie alla sinergia organizzativa tra FITP e Sport e Salute, proprietaria dell’area del Foro Italico, che ha recentemente rinnovato la concessione dell’impianto. 

L’allungamento del torneo da 8 a 12 giorni, introdotto nel 2023, e l’ampliamento del sito completato nel 2024 hanno permesso di catapultare l’evento in una nuova dimensione ampliando la platea e conseguentemente il giro d’affari.

L’ultima edizione ha chiuso con un fatturato vicino agli 80 milioni di euro, mentre per il 2026 si prevede un ulteriore incremento, con le previsioni economiche che viaggiano ormai nell’orbita dei 90 milioni. 

Il business model del torneo

La biglietteria resta la prima voce di entrata: nel 2025 gli incassi da botteghino hanno raggiunto quota 35,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 29,1 milioni del 2024, mentre nel 2005 il dato era fermo ad appena 1,9 milioni: da allora l’incremento è stato del 1.765%, a conferma di una domanda cresciuta in modo esponenziale.

Per il 2026 l’obiettivo è arrivare a circa 40 milioni di euro del botteghino, varcando la soglia di oltre 400mila spettatori paganti complessivi, traguardo vicino considerando che nell’edizione in corso è già stato superato il record dello scorso anno, raggiungendo 397.915 presenze contro le 393.671 registrate a consuntivo nel 2025.

Anche il fronte commerciale continua a correre. Nel 2025 pubblicità e sponsorizzazioni hanno generato 25 milioni di euro, mentre quest’anno il torneo punta ad avvicinarsi a quota 30 milioni, sostenuto dalla crescente appetibilità del prodotto tennis.

A queste entrate si aggiungono circa 5 milioni provenienti da voci accessorie come merchandising e food, nell’ottica di un torneo che, infatti, non vive più soltanto dentro i campi, ma anche nell’area villaggio, negli spazi hospitality e in tutto ciò che ruota attorno alla permanenza degli spettatori nell’impianto.

I diritti media e i costi organizzativi

Un’altra componente rilevante è rappresentata dai diritti televisivi, la cui gestione è centralizzata attraverso ATP Media, con il torneo romano che, al pari degli altri Masters 1000, detiene una quota dell’8% della società.

I circa 15 milioni iscritti nel bilancio FITP alla voce dei diritti tv non vanno quindi letti come un ricavo televisivo diretto degli Internazionali. Si tratta piuttosto della quota spettante alla Federazione sui ricavi complessivi generati da ATP Media, secondo il meccanismo di redistribuzione previsto dal circuito.

D’altro canto, la crescente complessità ha prodotto un aumento significativo dei costi. L’organizzazione del torneo richiede una spesa compresa tra 30 e 35 milioni di euro, alla quale si sommano gli obblighi nei confronti di ATP e WTA, a partire dal montepremi.

Il montepremi e il modello di profit sharing

Nel 2026 il prize money combinato ha raggiunto i 16 milioni di euro, con un incremento di un milione destinato al torneo femminile. Ma la voce più significativa riguarda il profit sharing imposto negli ultimi anni dall’ATP agli organizzatori dei Masters 1000, che devono condividere il 50% degli utili con i giocatori.

Tra montepremi e quota sugli utili, gli atleti arrivano così a incassare complessivamente tra 20 e 25 milioni di euro, vale a dire circa un quarto del giro d’affari degli Internazionali d’Italia. Una percentuale sensibilmente più alta rispetto a quella degli Slam, dove la quota destinata ai giocatori si colloca generalmente tra il 13% e il 16% dei ricavi.

Di fatto si configura dunque un modello di competizione impari tra le due categorie di eventi, con gli Slam che godono di un giro d’affari esorbitante di cui condividono una fetta sensibilmente minore con i tennisti. 

Al netto di costi organizzativi, montepremi e profit sharing, agli organizzatori resta un margine netto stimabile intorno ai 20 milioni di euro, cifra che viene poi ripartita in parti uguali tra FITP e Sport e Salute.

Gli investimenti di Federazione e Sport e Salute

La Federazione utilizza la propria quota per sostenere lo sviluppo del tennis italiano, finanziando attività di base e progetti di promozione della pratica tennistica come “Racchette in Classe”. 

Sport e Salute, invece, sta reinvestendo sulle infrastrutture del Foro Italico, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la capacità dell’impianto di ospitare eventi di livello internazionale ampliandone il raggio d’azione anche ad altre discipline come basket e volley.

Il prossimo passaggio sarà il rifacimento del Centrale, con lavori da circa 60 milioni di euro destinati a dotare l’arena di una copertura entro il 2028, che possa garantire continuità di svolgimento alle gare anche in caso di pioggia.

L’intervento si inserisce in un progetto di restyling ampio e atteso da anni, che mira a consolidare gli Internazionali d’Italia tra i grandi appuntamenti tennistici del calendario mondiale e a sostenere l’ambizione del salto di categoria a livello Slam.

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