Dopo i tennisti, anche i piloti alzano la voce: Hamilton e compagni reclamano un posto al tavolo dei decisori

I protagonisti del campionato di corse motoristiche reclamano un coinvolgimento reale nei processi decisionali che definiscono le regole del gioco.

Mondiale F1 come funziona
le istanze dei protagonisti
Image credits: DPPI/PNewsZ/Insidefoto

Contagio dai campi di tennis al paddock. Dopo i tennisti, anche i piloti di Formula 1 stanno intraprendo un percorso di lobbying volto a stimolare la partecipazione degli sportivi ai processi decisionali. 

Il parallelismo è evidente, anche se le rivendicazioni si muovono su piani diversi: nei circuiti Atp e Wta la discussione ruota soprattutto attorno alla redistribuzione economica del valore generato, mentre nel paddock il nodo riguarda la governance tecnica e sportiva.

Le rivendicazioni dei piloti

I piloti chiedono di essere coinvolti prima che le decisioni relative alle corse motoristiche vengano prese, e non soltanto quando le regole sono già state scritte e i problemi emergono in pista. 

La spinta è arrivata con forza dopo le critiche al nuovo impianto regolamentare della Formula 1, contestato da una parte consistente del pubblico e da diversi protagonisti del Mondiale.

Il punto più discusso riguarda l’equilibrio quasi paritario tra potenza del motore termico e componente elettrica, una scelta maturata nei tavoli tra costruttori e vertici della categoria, e imposta dall’alto ai piloti che sono stati spettatori delle decisioni intraprese.

L’organo di rappresentanza

Lewis Hamilton ha sintetizzato il malcontento diffuso alla vigilia del Gran Premio di Miami, chiedendo un cambio di metodo nel rapporto tra piloti, FIA e Formula 1: «Interagiamo con la FIA e la F1; ma dato che non siamo stakeholder, attualmente non abbiamo un posto al tavolo, cosa che penso debba cambiare. Vogliamo che lo sport abbia successo, e quindi dobbiamo lavorare insieme», ha dichiarato il sette volte campione del mondo.

La voce collettiva dei piloti passa storicamente dalla Grand Prix Drivers’ Association, ente il cui ruolo è rimasto per lo più relegato a quello di un’associazione sindacale tradizionale, incapace di affrontare le complesse dinamiche di potere tra le parti.

Gli ambiti di intervento dell’organo sono rimasti circoscritti a tematiche quali la sicurezza e la tutela dei piloti, focus che sono sempre rimasti prioritari impedendo alla GPDA di evolvere in un soggetto con reale capacità di influire nei processi decisionali.

Gli interessi degli stakeholder del Circus

Il campione del mondo in carica Lando Norris ha sposato la linea di Hamilton, mettendo al centro la necessità di recuperare una Formula 1 più autentica. «Vogliamo che i tifosi si divertano, vogliamo divertirci anche noi. Vogliamo anche che la F1 sia ciò che siamo cresciuti vedendo, ovvero gare a tutta velocità, che non è ciò che abbiamo avuto finora».

Il tema, però, non si esaurisce nella dimensione sportiva, perché la Formula 1 è soprattutto un ecosistema industriale nel quale è necessario bilanciare l’interesse delle case automobilistiche e dei partner commerciali con la direzione imposta da proprietà e organi di controllo. 

La richiesta dei piloti entra dunque in collisione con una gestione che, negli ultimi anni, ha dovuto inseguire anche le direzioni intraprese dai costruttori e le trasformazioni del mercato dell’auto.

Il bilanciamento tra business e dimensione sportiva

Secondo il pilota McLaren, il peso degli interessi variegati e talvolta divergenti delle parti all’interno del processo decisionale rende la ricerca di un equilibrio particolarmente ostica: «A causa del quadro più ampio, perché ci sono costruttori, partner e team ed è coinvolto un business, alcune cose non sono così semplici».

La prospettiva, per Norris, è quella di una transizione ragionata, che non sacrifichi lo spettacolo in nome di soluzioni tecniche troppo rigide. «Speriamo che nei prossimi cinque anni circa le cose possano tornare un po’ più alla normalità, e penso che possiamo comunque creare gare ancora migliori».

Resta però la consapevolezza che la Formula 1 non può essere governata soltanto dalla sensibilità sportiva dei suoi protagonisti. «Bisogna bilanciare il lato business, dove non abbiamo molta voce in capitolo, con la dimensione sportiva. Su questo stiamo facendo progressi con la FIA».

La traiettoria futura

Il confronto sui regolamenti futuri sarà decisivo, perché l’attuale ciclo tecnico dovrebbe chiudersi alla fine del 2030 e il quadro della prossima Formula 1 dovrà essere impostato con largo anticipo. 

Tra le ipotesi circolate c’è anche il ritorno a motori con una componente elettrica molto più ridotta, una soluzione sostenuta da alcuni attori ma non accolta con lo stesso entusiasmo da tutti i costruttori.

Proprio qui emerge la differenza rispetto al caso dei tennisti. Nel tennis la battaglia degli atleti guarda soprattutto alla distribuzione del valore e al rapporto economico con i grandi tornei.

Al contrario, in Formula 1, invece, i piloti non stanno chiedendo prima di tutto una fetta più ampia della torta, ma un ruolo nel decidere come quella torta viene prodotta e venduta al pubblico.

Tra i due sport, cambia l’oggetto della rivendicazione, ma non il messaggio di fondo: chi genera lo spettacolo sul campo, o in pista, non vuole più restare ai margini delle decisioni che determinano il presente e il futuro dello sport.