Dentro la strategia di Netflix: come lo streaming sta riscrivendo le regole dello sport globale

Oltre allo sport in diretta, Netflix cambia strategia e punta su eventi iconici trasformati in esperienze narrative.

Netflix
Il colosso dello streaming
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Agli albori della sua ascesa, Netflix, il colosso dello streaming mondiale, sosteneva di non aver bisogno dello sport dal vivo. Lo considerava un settore troppo costoso, legato a specifiche aree geografiche per suscitare l’interesse di un pubblico globale.
E mentre i suoi competitor (Amazon, Apple) cominciavano a pensare a come entrare nel mercato, sempre più redditizio, dello sport in diretta, l’azienda americana dichiarava di non avere “nessun tipo di business da difendere” e che si poteva benissimo guardare oltre.

E invece, dopo un decennio, ecco che ritroviamo Netflix stringere accordi per accaparrarsi i diritti di eventi tra i più iconici dello sport mondiale. Il contratto da 5 miliardi di dollari in 10 anni con la WWE (per la trasmissione di RAW), rientra in questa logica: un “patto”, come vedremo, rilevante non solo per i pattern economici o per gli enormi flussi che finiranno nelle casse della lega del Wrestling professionistico.

È interessante perché crea la struttura di un particolare tipo di format, lo “show entertainment”, che la big company ha sapientemente modellato rispetto a quello che è il suo grande obiettivo: quello di trasformare lo sport da evento sportivo in uno spettacolo narrativo.

Lo show entertainment di Netflix, la strategia per aggredire il mercato senza aumentare i costi

Sì perché accanto alla competizione sportiva reale, lo show entertainment vi aggiunge storytelling e personaggi, rivalità, storie personali, regia spettacolare. Il tutto condensato da un singolo principio: sono le storie che fanno di un pubblico interessato un pubblico pagante.

Ecco perché Netflix non ha voluto trasformarsi in una tv dello sport, tout court. Una mossa ampiamente calcolata e intelligente: negli ultimi anni infatti la piattaforma americana ha “testato” il prodotto sportivo, desistendo però dal lanciarsi immediatamente nella trasmissione delle gare dal vivo; viceversa, facendo del racconto di sport uno dei suoi principali cavalli di battaglia, ha lanciato serie come Drive To Survive (F1) e Break Point (tennis) che sorprendentemente hanno attirato nuovo pubblico e nuovi clienti.

Il risvolto strategico dell’operazione è stato trasversale: da una parte, l’azienda statunitense ha capito che c’era ancora spazio nella trasmissione di manifestazioni live, ma (almeno inizialmente) senza affondare il colpo; dall’altra, ha compreso prima di tutti che gli eventi globali unici, anzichè tornei o campionati interi, aumentano engagement e ricavi senza alterare in maniera significativa la struttura dei costi.

Le mosse di Netflix sul mercato dei diritti TV

Da qui si spiegano le successive mosse del colosso statunitense: non è un caso che Netflix, oltre alla WWE (che finora rappresenta la fetta più grande della torta), abbia acquisito i diritti per le partite di NFL durante il giorno di Natale, della MLB con l’evento inaugurale “Opening Day”, la cintura WBC della boxe e ora anche il calcio con i Mondiali femminili 2027 e 2031. Il pattern fondamentalmente è uno: sono tutti contenuti ad alto impatto, da poter raccontare attraverso specifici focus o angolature mediatiche che trascendono la pura competizione e che attirano un pubblico globale.

La competizione con Amazon e Apple TV

Netflix è stata l’ultimo degli streamer online ad agganciare lo sport per diversificare la proposta di abbonamento ai propri clienti. Per questo motivo, per capire al meglio dinamiche e strategie di settore, il benchmarking con i diretti concorrenti, Amazon e Apple, è quasi d’obbligo. La big company di Bezos è stata la pioniera tra le piattaforme streaming ad esordire sul mercato dei diritti tv, puntando agli stessi attraverso un modus operandi diametralmente opposto rispetto all’azienda di Reed Hastings.

L’idea di Amazon infatti è quella di diventare una vera e propria “casa” dello sport, secondo un approccio più tradizionale, spaziando tra NFL, Premier League, Champions League. Puntando, in poche parole, alla continuità attraverso le gare live, ogni settimana.
Apple invece, che ha siglato un accordo storico per 10 anni con la MLS, ambisce a centralizzare i diritti, attraverso la produzione e la distribuzione degli stessi. Qui risiede la differenza con Netflix, che invece ha portato nello sport quello che sa fare meglio: produrre contenuti originali “a marchio” attorno ad eventi di caratura internazionale, attingendo a piene mani dalla strategia che, in precedenza, ha rivoluzionato completamente il settore cinematografico.

I risultati della strategia di Netflix

Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza a gennaio di quest’anno, la società ha affermato che le ore di visione sono aumentate del 2% anno su anno, trainate da una crescita del 9% della fruizione dei contenuti originali brandizzati. Inoltre, Netflix prevede per il primo trimestre 2026 ricavi pari a 12,16 miliardi di dollari, che rappresenterebbe una crescita anno su anno del 15%, e un utile netto di 3,26 miliardi di dollari.
Tutto questo a suggellare quanto riferito nella nostra analisi: è l’evento unico ad entusiasmare le masse. Ne è un esempio l’incontro tra Jake Paul e Anthony Joshua, che ha attirato l’attenzione di ben 33 milioni di spettatori.

Netflix dunque non sta semplicemente entrando nello sport: lo sta reinterpretando. Laddove Amazon costruisce una programmazione continua e Apple punta al controllo verticale dei diritti, Netflix sceglie una terza via, più coerente con il proprio DNA: trasformare l’evento sportivo in un’esperienza narrativa globale, capace di vivere prima, durante e dopo il live.

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