Dalla Capitale al Paese intero: l’Italia vuole tornare protagonista ai Giochi

Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio conferma le riflessioni in corso in merito a una possibile candidatura alle Olimpiadi Estive rilanciando un modello diffuso con al centro la Capitale.

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voglia di cinque cerchi
Photo by: Andrea Masini/CONI

Tutte le strade partono da Roma. L’ipotesi che prende forma per la candidatura Italiana ai Giochi Olimpici tra il 2036 e il 2040 è quella di un’Olimpiade diffusa capace di coinvolgere più territori e valorizzare diverse eccellenze del Paese. 

Del resto, esempi recenti lo dimostrano chiaramente: basti pensare a Parigi, che ha distribuito alcune competizioni ben oltre i confini cittadini, portando il tiro a Chateauroux, la vela a Marsiglia e persino il surf fino a Tahiti, a migliaia di chilometri di distanza.

La Capitale come punto di partenza

In questo scenario, in cui la Capitale si afferma come punto di partenza, ma non necessariamente come unico fulcro, l’unica certezza è rappresentato dalla riflessione avviata ai vertici dello sport italiano. 

«A una candidatura olimpica sto pensando seriamente – ha confermato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio -. Occorre tuttavia una proposta seria e solida, condivisa da tutti, nell’interesse delle città che candideremo, volta a un miglioramento sostenibile e nel rispetto delle esigenze economiche del territorio, perché questo è un momento difficile per il mondo». 

Parole firmate dal vertice dello sport italiano e pronunciate nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico in Vaticano, subito dopo l’incontro con gli atleti olimpici e paralimpici azzurri reduci dai Giochi Invernali del 2026.

Il Paese come protagonista

Il contesto resta inevitabilmente influenzato dall’esperienza recente di Milano-Cortina, ancora viva nella memoria e nel dibattito sportivo nazionale e globale come prima Olimpiade veramente diffusa

Tuttavia, a due mesi dalla conclusione delle Olimpiadi e Paralimpiadi italiane, il discorso si amplia e assume una dimensione ancora più inclusiva, che guarda all’intero Paese come possibile protagonista

«Sono nato a Napoli e cresciuto a Milano. Ho sposato una fiorentina e vivo a Roma. Credo che sia l’Italia a dover scegliere. Certo bisognerà lavorare su una città con un buon corredo impiantistico e buoni anche i collegamenti, sostenibile dal punto di vista ambientale».

La candidatura come sfida nazionale

È proprio questa visione a trasformare la candidatura in una sfida nazionale, più che cittadina, con diverse realtà sono già da tempo al centro delle riflessioni a testimonianza dell’entusiasmo dei territori.

Firenze e Bologna, ad esempio, vengono citate con continuità dal 2019, Napoli – anche grazie all’esperienza della Coppa America – si propone come possibile sede per le competizioni veliche, mentre Milano potrebbe mettere a frutto l’eredità dell’esperienza dei Giochi Invernali. 

Roma, dal canto suo, continua a muoversi su più fronti, lavorando per ospitare i Mondiali di atletica del 2029 o del 2031, rafforzando così la propria credibilità internazionale nell’ottica di una possibile prova generale in vista dei cinque cerchi.

L’orizzonte temporale del progetto

Con Los Angeles già designata per il 2028 e Brisbane per il 2032, il prossimo spazio utile per una candidatura guarda alle edizioni 2036 e 2040, con l’ultima che avverrebbe a 80 anni di distanza dai Giochi di Roma 1960. 

L’Italia potrebbe presentare ufficialmente il proprio progetto al CIO nel 2027, iniziando a scoprire le carte di una strategia ancora in evoluzione ma sempre più concreta, con Roma che dovrebbe guidare il dossier.

Le idee non mancano: tra le suggestioni più evocative, torna a farsi spazio l’ipotesi di inserire il Colosseo come elemento simbolico e scenografico all’interno della candidatura, rilanciando il fascino unico della Capitale sulla scena olimpica internazionale.