La strategia della NFL: crescita globale tra flag football, finanza e rivoluzione dei media

La NFL guarda al futuro puntando su tre direttrici chiave: l’espansione internazionale attraverso il flag football, l’apertura controllata al private equity e la gestione strategica dei diritti TV in un mercato sempre più frammentato.

Packers NFL
la direzione futura
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Una riunione per delineare il futuro strategico della NFL tra espansione nei mercati esteri, nuovi investitori e diritti TV. Sono questi i temi toccati nel recente incontro tra i proprietari delle franchigie del football americano, in uno spaccato operativo che ha mostrato quali sono le questioni più impellenti per la Lega football USA. 

La domanda quindi è: in che modo redditività e sostenibilità dell’attuale modello NFL possono crescere senza stravolgere l’identità del “brand”? Ecco allora emergere una linea strategica che imbocca tre filoni chiari e distinti: il flag football, il private equity e i diritti TV. 

Sono queste, secondo i vertici della Lega americana, le leve principali per consolidare il campionato professionistico a stelle e strisce come l’evento sportivo più ricco e seguito al mondo.

Il flag football per l’espansione in nuovi mercati

Uno dei temi più discussi nell’incontro andato in scena in questi giorni è stato il crescente investimento nel flag football, la variante senza contatto del football americano. E’ questo infatti il primo dei tasselli che la Lega vuole mettere al suo posto per affermare la crescita della NFL sui mercati globali

Puntare dunque sul football in versione soft e non sul football più classico ha un motivo molto semplice: la bassa soglia di accessibilità. Il flag football infatti, non prevede contatto fisico né particolari forme di equipaggiamento sportivo ed è l’ideale per la pratica tra i giovani e nelle scuole.

Ne risulta pertanto una disciplina ad alto potenziale di sviluppo in aree dominate da indirizzi sportivi differenti (calcio, basket, ecc.ecc.). Pensiamo, in questo senso, all’America Latina, all’Europa, all’Asia. 

Nel progetto di espansione a livello mondiale, il flag football, e di conseguenza la NFL, avranno inoltre un ulteriore, prezioso, alleato nelle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028, laddove questa disciplina si presenterà tra le attività ufficiali della rassegna olimpica.

Ma ancor più efficace potrebbe essere il possibile coinvolgimento di giocatori NFL in eventi sportivi ad alto impatto sportivo e mediatico. Senza considerare la brand awareness, che è l’obiettivo minimo, per le franchigie americane il focus si sposta sull’acquisizione di fette di mercato sempre più ampie, sfruttando anche, come vedremo tra poco, il private equity e i diritti TV.

L’apertura al private equity.

Altro tema centrale è stata l’apertura, seppur cauta, al private equity. La NFL starebbe pensando alla vendita di quote di minoranza a fondi di investimento, fissando comunque regole stringenti (per evitare perdita di controllo da parte degli attuali proprietari) e alcuni limiti alla concentrazione di capitale. 

L’obiettivo rimane quello di reperire la liquidità necessaria per sostenere crescita e valutazioni ma senza compromettere la stabilità della Lega. Tale strategia segna anche un punto di rottura, a livello culturale, per uno dei campionati più conservativi al mondo in ambito finanziario. 

Ad ogni modo, il private equity renderebbe ancora più “finanziarizzato” il modello di business della NFL, con un aumento della capitalizzazione dei club e dunque delle relative valutazioni di mercato. Il rischio però è quello di un possibile scontro tra logiche sportive e ritorni finanziari, che potrebbero non andare di pari passo.

I diritti TV, la questione più importante

Il tema tuttavia più delicato rimane quello dei diritti TV. Sì perché, se è vero che i contratti stipulati dalla NFL con le emittenti tradizionali sono ancora tra i più redditizi, è vero anche che lo scenario della trasmissione in diretta delle gare sta cambiando.

Al momento, si assiste infatti alla crescita delle piattaforme streaming, a una crescente frammentazione dell’audience e al parallelo ingresso di nuovi attori tecnologici. 

Il problema principale però è uno: le valutazioni sono già altissime e non è garantito che i prossimi accordi possano crescere allo stesso ritmo. Per questo motivo, i proprietari stanno adottando un approccio attendista, evitando decisioni drastiche in un contesto ancora incerto. 

Quello che è vero tuttavia è che nel prossimo futuro si farà avanti un modello di fruizione ibrido, con una maggiore presenza di piattaforme digitali accanto alla TV tradizionale.

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