L'America's Cup ha il suo Domenicali: Marzio Perrelli guida la Partnership

La nomina di Perrelli come CEO dell’America’s Cup Partnership segna una svolta epocale nella governance della competizione velica più antica del mondo. Un modello che guarda alla Formula 1.

America's cup alinghi
E ritornano gli usa
Image Credits: Ian Roman / America's Cup

C’è un filo sottile, ma resistente come una sartia d’acciaio, che unisce l’Emilia alla baia di Napoli. È il filo che collega Stefano Domenicali, l’uomo che ha trasformato la Formula 1 in una macchina da miliardi sotto la regia di Liberty Media, a Marzio Perrelli, il manager romano appena nominato Chief Executive Officer (CEO) dell’America’s Cup Partnership.

Due italiani, due sport storicamente refrattari alle logiche di mercato contemporanee, due rivoluzioni in corso.

L’analogia non è casuale né retorica. Come riporta il Corriere della Sera, il modello a cui guarda la neonata America’s Cup Partnership (ACP) è esplicitamente quello della F1 e della MotoGP: competizioni in cui le squadre si siedono allo stesso tavolo per definire regole stabili, attrarre investimenti di lungo periodo e spartirsi i ricavi. Il Mattino è ancora più diretto nel tracciare il paragone: Perrelli sarà il «vero motore dell’evento fuori dall’acqua, come avviene per Stefano Domenicali, CEO del Formula One Group».

Un profilo costruito tra Goldman Sachs e Sky Sport

Chi è Marzio Perrelli? La sua biografia professionale sembra disegnata apposta per questo ruolo. Cinquantasette anni, origini campane – è nato a Buonalbergo, in provincia di Benevento, e con Napoli ha un legame affettivo che risale agli anni Novanta, quando gareggiava in classe Laser nelle acque del golfo – ha costruito la propria carriera all’incrocio tra alta finanza e media sportivi.

Ruoli apicali in Goldman Sachs e HSBC tra Londra, New York e Milano, poi nel 2018 l’approdo a Sky Italia come Executive Vice President responsabile di Sky Sport, con piena gestione dei diritti sportivi e della produzione editoriale. È esattamente questo doppio registro – finanza strutturata e diritti televisivi – che viene indicato come la chiave della sua scelta.

Nomina che arriva quando l’America’s Cup si trova a un bivio epocale: il tramonto del modello «winner gets all», in cui il defender imponeva unilateralmente le regole e raccoglieva la parte del leone dei ricavi, impone una governance professionalizzata, capace di offrire garanzie pluriennali a broadcaster e sponsor, e di aprire le porte a private equity e banche d’affari.

La rivoluzione dell’ACP

L’America’s Cup Partnership è il cuore di questa trasformazione. Il documento che ne definisce statuto e funzionamento – negoziato per mesi tra il defender Emirates Team New Zealand, Athena Racing (l’entità che fa capo a Sir Ben Ainslie), Luna Rossa, Tudor Team Alinghi e i francesi di K-Challenge – raggiungerebbe complessivamente le 700 pagine.

Un testo non pubblico, ma la cui portata è inequivocabile: per la prima volta nella storia ultracentenaria della competizione, il defender ha ceduto i propri privilegi storici di imporre le regole in cambio di stabilità e continuità istituzionale.

Grant Dalton, CEO di Emirates Team New Zealand e Chairman dell’ACP, ha voluto Perrelli in questo momento preciso. «Marzio arriva nel momento ideale – ha dichiarato Dalton, citato dal Mattino – con tutte le competenze necessarie per portare avanti l’evento e lo sport».

Il suo compito sarà gestire sviluppo delle partnership commerciali, sponsorizzazioni, diritti media, marketing, comunicazione e organizzazione operativa. Insomma: tutto ciò che accade fuori dall’acqua, ma che sempre più determina ciò che accade dentro.

Gli Stati Uniti rispondono presente

L’edizione 2027, che si disputerà a Napoli con le regate preliminari già calendarizzate a Cagliari dal 21 al 24 maggio, e la prima regata ufficiale fissata al 10 luglio 2027, vedrà la partecipazione di 6 team. Ai cinque già confermati – nonchè i fondatori – oggi si è aggiunto American Racing Challenger Team USA, in rappresentanza del Challenging Yacht Club Sail Newport (Rhode Island). Un evento che riporta il movimento velico statunitense al centro della scena internazionale.

Nato dalla visione degli imprenditori Karel Komárek e Chris Welch, American Racing Challenger Team USA sarà guidato dallo skipper americano Ken Read, due volte Rolex Yachtsman of the Year e tra i velisti più affermati e rispettati al mondo. Grazie all’acquisizione di tutti gli asset sportivi di American Magic, usciti di scena dopo l’edizione di Barcellona, l’avventura inizia sull’acceleratore.

Napoli 2027: la posta in gioco

Il contesto in cui Perrelli entra in carica è tutt’altro che tranquillo. In primis Ineos, il colosso chimico di Sir Jim Ratcliffe – azionista del Manchester United e della Mercedes F1 – ha annunciato azioni legali contro Athena Racing accusando il nuovo team di essersi appropriati dell’imbarcazione con cui Ineos UK era arrivata in finale a Barcellona.

La disputa legale più sottile – e forse più rilevante sul piano strutturale – arriva però da New York, con John Sweeney che ha segnalato presunte violazioni circa l’operato della governance della competizione.

Tutte azioni che potrebbero complicare il percorso verso Napoli e oltre. Per Perrelli, quindi, il senso dell’incarico va oltre la gestione di un singolo evento. «La nostra responsabilità oggi, a nome di tutti gli stakeholder – ha dichiarato il neo-CEO – è preservarne il profondo patrimonio storico, garantendo al contempo maggiore continuità, solidità e crescita nel lungo periodo».

Domenicali ha impiegato anni per portare la Formula 1 dove si trova oggi. Perrelli parte con un vantaggio: sa esattamente dove vuole arrivare, e ha una baia di Napoli come palcoscenico.