Diritti TV e streaming: come cambieranno i ricavi dei club italiani nei prossimi anni

Dal 2026 la Lega Serie A potrà vendere i diritti a un’unica piattaforma: l’obiettivo dichiarato è massimizzare il valore, con stime che parlano di un possibile superamento della soglia di 1,2 miliardi di euro annui rispetto agli attuali 900 milioni di euro.

Inter, Serie A, campionato italiano
In attesa della riforma
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Il calcio italiano sta per vivere una rivoluzione. Non quella tanto sognata sul campo, ma una ben più concreta nei palazzi che contano. I diritti televisivi rappresentano la linfa vitale dei nostri club. Oltre il 60% dei ricavi della Serie A dipende da questa voce . Un dato che fa paura, se ci pensi bene.

La riforma del governo, attesa per la stagione 2026-27, cambierà tutto. Addio alla vendita frazionata dei pacchetti. Si passa alla commercializzazione centralizzata in blocco a un singolo broadcaster . Una svolta epocale, carica di rischi e opportunità.

La riforma che cambia le regole

Dal 2026 la Lega Serie A potrà vendere i diritti a un’unica piattaforma. Lo dice chiaramente la bozza della legge delega. L’obiettivo dichiarato è massimizzare il valore. Le stime parlano di un possibile superamento della soglia di 1,2 miliardi di euro annui. Oggi ci fermiamo a 900 milioni, ben lontani dalla Premier League (1,91 mld) e dalla Bundesliga (1,06 mld) .

La ripartizione dei ricavi cambierà radicalmente. Almeno il 50% sarà diviso in parti uguali tra tutti i club. Il resto andrà in base ai risultati sportivi e alla valorizzazione dei vivai . Un meccanismo che premia la competizione, ma che spaventa le piccole società.

Lo streaming cambia le regole del gioco

Le piattaforme non sono tutte uguali. Alcune puntano sulla quantità, altre sull’esperienza. Amazon Prime ha già acquistato i diritti della Champions League in alcuni Paesi europei — e potrebbe fare lo stesso in Italia nei prossimi anni.

Il modello “pay per view” sta tornando di moda. Non un abbonamento fisso, ma un pagamento per la singola partita. Flessibile, sì — ma per i club significa entrate meno prevedibili.

VPN, sicurezza e accesso ai contenuti esteri

In questo contesto si inserisce il tema delle VPN. Una VPN (rete privata virtuale) consente di criptare la connessione internet e di mascherare l’indirizzo IP dell’utente. In ambito cybersecurity, rappresenta uno strumento utilizzato per aumentare il livello di protezione dei dati personali su reti pubbliche, limitare alcune forme di tracciamento e accedere a risorse web disponibili in altri Paesi.

L’utilizzo di una VPN può quindi essere preso in considerazione per esigenze di sicurezza e privacy online. Va tuttavia precisato che l’accesso a contenuti soggetti a restrizioni territoriali tramite VPN può risultare in contrasto con i termini di servizio delle piattaforme che detengono i diritti di trasmissione, le quali possono adottare misure tecniche o limitazioni sugli account.

Tra i diversi servizi disponibili sul mercato si possono citare, ad esempio, soluzioni come VeePN per dispositivi mobili, disponibile come app VPN su smartphone, tablet e computer. Gli usi delle VPN nel settore sportivo sono cresciuti del 27% negli ultimi tre anni, secondo alcune stime di settore.

I club medio-piccoli rischiano di restare indietro

La distribuzione dei proventi televisivi in Serie A non è equa. Juventus, Inter e Milan ricevono quote significativamente più alte rispetto a club come Monza o Lecce. Nel 2023, la differenza tra il club più pagato e quello meno pagato era di oltre 60 milioni di euro.

Questa disparità si amplificherà con lo streaming. Le grandi piattaforme vogliono i grandi nomi — non i derby di provincia. I club medio-piccoli devono trovare altri canali di ricavo.

Il ruolo crescente dei diritti internazionali

L’Asia e il Nord America guardano sempre più il calcio italiano. I diritti internazionali della Serie A valgono oggi circa 250 milioni di euro a stagione. Potrebbero raddoppiare entro il 2030, se la Lega saprà investire in marketing globale.

Il problema? L’immagine del campionato italiano all’estero è ancora legata agli anni Novanta. Ronaldo, Maldini, Zidane — nomi del passato. Servono nuove stelle per attrarre nuovi spettatori.

Le partnership con le piattaforme tech

Google, Apple, Netflix — tutti stanno guardando al calcio. Apple TV+ ha già acquisito i diritti della MLS americana in un accordo decennale da 2,5 miliardi di dollari. È solo una questione di tempo prima che qualcuno bussi alla porta della Serie A.

Per i club italiani, un accordo con un colosso tech potrebbe significare visibilità globale immediata. Ma anche perdita di controllo sui propri contenuti. Non è una scelta semplice.

Cosa cambierà entro il 2030

Tre tendenze sembrano inevitabili. Prima: la fine del monopolio Sky-DAZN, con nuovi operatori pronti a entrare. Seconda: la crescita dei canali diretti dei club, sul modello della Juventus TV o dell’Inter Media House. Terza: l’aumento dei ricavi digitali legati a NFT, highlight venduti singolarmente, contenuti in abbonamento.

I ricavi complessivi della Serie A potrebbero superare i 3 miliardi entro il 2030. Ma solo se la Lega Calcio riuscirà a fare sistema — cosa che storicamente non ha mai saputo fare bene.

Il nodo della pirateria

Ogni anno la pirateria costa al calcio italiano circa 300 milioni di euro. Pezzotti, IPTV illegali, stream gratuiti su Telegram — il fenomeno è enorme. La Guardia di Finanza ha intensificato i controlli, con oltre 5.000 siti oscurati nel 2023.

Bloccare la pirateria non basta. Bisogna offrire alternative convenienti. Un abbonamento che costa 40 euro al mese è troppo per molte famiglie italiane — e questo alimenta il mercato nero.

Conclusione: un’opportunità da non sprecare

Il calcio italiano ha tutti gli ingredienti per crescere: storia, talento, passione. Mancano visione e coordinamento. I prossimi cinque anni saranno decisivi — non solo per i grandi club, ma per l’intero ecosistema del pallone italiano.

Chi saprà adattarsi allo streaming, costruire un pubblico globale e proteggere i propri contenuti digitali, vincerà. Chi resterà fermo, guarderà gli altri arricchirsi. La partita è appena iniziata.

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