Come si strutturano le ripartizioni economiche della Champions League 2025/2026

Nel nuovo ciclo UEFA 2024-2027, la distribuzione dei ricavi è stata confermata su cifre molto elevate, con un sistema più articolato rispetto al passato e costruito su tre grandi pilastri: quota di partenza, premi di rendimento e “value pillar”.

UEFA stadi accessibili
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Come ben sappiamo, la Champions League non è soltanto il più importante torneo di calcio europeo in termini mediatici, bensì anche sotto il profilo economico, una vera e propria macchina economica che continua a ridisegnare i bilanci dei club. 

Nel nuovo ciclo UEFA 2024-2027, la distribuzione dei ricavi è stata confermata su cifre molto elevate, con un sistema più articolato rispetto al passato e costruito su tre grandi pilastri: quota di partenza, premi di rendimento e “value pillar”, cioè la componente legata al valore commerciale e storico-sportivo dei club. Per le società che arrivano fino in fondo, il traguardo sportivo coincide con un guadagno potenziale enorme; per chi si ferma prima, però, resta comunque una dote che può incidere in modo pesante sui conti annuali. UEFA precisa inoltre che le cifre restano provvisorie fino al consolidamento dei ricavi effettivi.

Il montepremi complessivo di questa edizione della Champions League

Per la stagione 2025/2026, UEFA ha fissato in 4,4 miliardi di euro la soglia lorda dei ricavi delle tre coppe europee maschili e della Supercoppa. Dopo le trattenute per costi organizzativi e amministrativi, le quote per i turni preliminari, i pagamenti di solidarietà ai club non partecipanti, oltre ai fondi destinati a Women’s Champions League e Youth League, il netto da distribuire ai club arriva a 3,548 miliardi. Di questa somma, il 93,5% va alle società partecipanti, mentre il 6,5% resta a UEFA. La quota riservata a Champions League e Supercoppa vale 2,467 miliardi di euro: è il blocco più ricco dell’intero sistema, nettamente superiore ai 565 milioni destinati all’Europa League e ai 285 milioni della Conference League.

La quota fissa: quanto incassa un club solo per entrare nella League Phase

Il primo assegno, per un club che riesce a qualificarsi alla League Phase, è la cosiddetta starting fee. Ognuna delle 36 partecipanti incassa 18,62 milioni di euro, suddivisi in un anticipo da 17,87 milioni e in un saldo finale da 750 mila euro. È la base minima da cui parte ogni avventura nella fase campionato, prima ancora di considerare vittorie, piazzamento finale e progressione a eliminazione diretta. In pratica, l’accesso alla fase principale garantisce già una cifra che, per molti club di fascia media, pesa quanto una fetta decisiva dell’intero fatturato stagionale.

I premi per i risultati: vittorie, pareggi, classifica finale e passaggio dei turni

La parte più immediata del sistema è quella legata al rendimento sul campo. Ogni vittoria nella league phase vale 2,1 milioni di euro, ogni pareggio 700 mila euro. Le somme non distribuite a causa dei pareggi vengono poi rimesse in circolo e aggiunte al bonus classifica finale, aumentando il valore delle quote assegnate in base al piazzamento conclusivo. UEFA divide infatti il bonus ranking in 666 “share”: il club ultimo classificato riceve una quota da 275 mila euro, il penultimo due quote, e così via fino alla prima classificata, che ne prende 36. A questo si aggiunge un extra da 2 milioni per chi chiude tra le prime otto posizioni e da 1 milione per chi termina tra il 9° e il 16° posto.

I premi crescono ancora con l’accesso alla fase a eliminazione diretta. La qualificazione ai playoff vale 1 milione di euro, quella agli ottavi 11 milioni, ai quarti 12,5 milioni, alle semifinali 15 milioni e alla finale 18,5 milioni. La squadra che vince la Champions aggiunge altri 6,5 milioni. Tradotto: il percorso sportivo pesa in modo enorme sulla distribuzione finale, e spiega perché il torneo produca divari così marcati tra chi esce presto e chi arriva fino a maggio.

Il “value pillar”: il pezzo più strategico della nuova ripartizione

La novità più rilevante del ciclo 2024-2027 è il value pillar, che per la Champions League 2025/2026 vale complessivamente 853 milioni di euro. È una voce che unisce, di fatto, il vecchio market pool e la quota storica basata sui coefficienti. La ripartizione si divide in due parti: una europea e una non europea. La parte europea pesa per il 73% del value pillar ed è costruita su una classifica che combina il valore del mercato televisivo nazionale e il ranking UEFA quinquennale del club. La parte non europea, invece, dipende dal coefficiente UEFA a dieci anni delle 36 partecipanti.

Sul piano pratico, la componente europea assegna quote da 935 mila euro ciascuna: l’ultima squadra del ranking ne prende una, la prima ne prende 36. La componente non europea assegna quote da 346 mila euro, con lo stesso meccanismo progressivo. Questo significa che tra un club di prima fascia commerciale e storica e uno di seconda o terza fascia può aprirsi una forbice molto ampia già prima dei risultati sul campo. È il punto che più di ogni altro consolida la superiorità economica delle grandi potenze europee, perché premia sia la forza del mercato televisivo di provenienza sia il curriculum continentale accumulato nel tempo.

Quanto può incassare davvero una squadra

Facendo una stima sui premi fissi ufficiali, una squadra che entra nella league phase porta a casa almeno la quota di partenza, il bonus ranking minimo e la porzione minima del value pillar, superando già i 20 milioni di euro, anche senza vittorie. All’estremo opposto, una società che chiude al primo posto la league phase, vince tutte le partite, conquista il torneo e beneficia del massimo nel value pillar può spingersi ben oltre i 150 milioni di euro, senza contare eventuali surplus finali da ripartire se i ricavi effettivi supereranno la soglia inizialmente prevista da UEFA. È la dimostrazione più chiara di come la Champions non sia soltanto una competizione: è una leva di trasformazione finanziaria.

Preliminari, playoff e solidarietà: cosa prende chi non arriva alla fase principale

La distribuzione non riguarda solo chi entra nella league phase. UEFA riserva 132 milioni di euro ai club coinvolti nei turni preliminari delle tre coppe. Per la Champions, i club eliminati nei playoff ricevono 4,29 milioni di euro ciascuno. Più in generale, per ogni turno preliminare giocato è previsto un compenso fisso da 175 mila euro, mentre chi viene eliminato e finisce nel percorso Conference incassa bonus crescenti: 150 mila euro in caso di uscita al primo turno, 350 mila al secondo, 550 mila al terzo e 750 mila ai playoff di Conference. 

I campioni nazionali che non riescono a entrare in nessuna League Phase ottengono inoltre 260 mila euro aggiuntivi. A questo si sommano i pagamenti di solidarietà ai club non partecipanti alle fasi principali, pari al 7% dei ricavi lordi complessivi, cioè 308 milioni di euro distribuiti attraverso le federazioni nazionali.

L’effetto sull’edizione in corso e sui club ancora in corsa

La struttura economica spiega bene anche il peso specifico dell’edizione attuale. La fase a eliminazione diretta è già entrata nel vivo e i quarti di finale sono alle porte, con un calendario che conferma quanto ogni doppia sfida valga non solo sul piano tecnico ma anche su quello industriale. In un contesto così carico di valore sportivo e finanziario, è naturale che attorno al torneo cresca anche l’attenzione informativa, dalle analisi tattiche ai focus di mercato, fino alle valutazioni che riguardano le quote vincente champions league su Betsson.

Oggi, arrivare avanti in Champions significa spostare concretamente gli equilibri economici di una stagione. Non conta solo partecipare, ma avanzare nel tabellone il più possibile. Specialmente per le squadre italiane, con un movimento oggi in estrema difficoltà rispetto agli altri sport nazionali, come ha testimoniato anche l’ennesimo fallimento della Nazionale.