Roger Federer ambasciatore elvetico. Le scarpe che portano il nome dello sportivo che più di tutti ha rappresentato la Svizzera sui campi di tutto il mondo potranno fregiarsi della bandiera nazionale, nonostante vengano prodotte a migliaia di chilometri di distanza.
Il brand svizzero On Holding AG, che realizza il modello “The Roger” sviluppato insieme al campione, ha infatti ottenuto il via libera per utilizzare la croce svizzera sulle sneaker vendute nel Paese.
La nuova interpretazione della norma
Fino ad ora, le rigide regole sulla cosiddetta “Swissness” permettevano l’utilizzo della croce bianca su sfondo rosso solo per prodotti effettivamente realizzati in Svizzera. Per rispettare questo standard, era necessario che almeno il 60% dei costi di produzione fosse sostenuto nel Paese e che una fase essenziale della lavorazione avvenisse localmente.
A metà marzo, però, lo Swiss Federal Institute of Intellectual Property ha deciso di modificare questa interpretazione: da ora in avanti, anche i prodotti progettati e sviluppati in Svizzera potranno esibire il simbolo nazionale, indipendentemente dal luogo di produzione.
L’autorità precisa che non è la legge ad essere cambiata, bensì la sua applicazione. La revisione nasce dalla constatazione che molte aziende svizzere sono oggi incentivate a produrre all’estero, a causa dei mutamenti nel contesto commerciale globale, pur mantenendo in patria ricerca, sviluppo e progettazione.
I potenziali ricorsi legali
Fondata nel 2010, On è rapidamente diventata un simbolo dell’ingegneria svizzera contemporanea, distinguendosi per il design delle sue suole tubolari. Dopo il successo iniziale nel mercato domestico, il marchio si è espanso in Europa e negli Stati Uniti, oggi suo principale mercato.
Nel 2019 Federer ha investito circa 50 milioni di dollari nella società, acquisendo una quota minoritaria. Oggi l’azienda, quotata a New York, vale circa 11 miliardi di dollari e ha contribuito a rendere il tennista miliardario grazie a una partecipazione che vale centinaia di milioni.
Secondo il ceo di Breitling AG, Georges Kern, questa nuova apertura non porterà a un cambiamento sostanziale nella localizzazione delle attività chiave: «Design, ingegneria, assemblaggio e controllo qualità rimarranno in Svizzera per qualsiasi marchio di lusso serio», ha dichiarato.
La nuova interpretazione potrebbe comunque essere oggetto di ricorsi legali. Secondo l’avvocato Jürg Simon, non è escluso che la questione venga portata davanti ai tribunali, e almeno un produttore sembra già pronto a farlo.