L’NBA accelera su entrambi i lati dell’Oceano. Da un lato, la lega ha dato luce verde ad esplorare una potenziale espansione domestica a 32 squadre, dall’altro invece prosegue l’iter per la nuova competizione europea.
Le due operazioni combinate andrebbero a generare cumulativamente una cifra che potrebbe superare i 20 miliardi di dollari a beneficio degli attuali proprietari, secondo le stime di Sportico.
I potenziali proventi per i proprietari
Sul fronte interno, come raccontato da Sport e Finanza, durante il board of governors tenutosi a New York, gli azionisti hanno approvato l’avvio di un’analisi esplorativa affidata alla banca d’investimento PJT Partners.
Parallelamente, la lega sta portando avanti con decisione il progetto NBA Europe, previsto per il debutto nell’autunno del 2027 con un format che prevede 12 squadre permanenti nelle principali piazze del continente.
Le fiches di ingresso, sia per le nuove franchigie americane sia per quelle europee, non sono ancora state ufficializzate: secondo le proiezioni, l’espansione potrebbe generare circa 15 miliardi di dollari dalle due nuove squadre statunitensi e ulteriori 5 miliardi dal lancio del campionato europeo, per un totale di 20 miliardi.
Si tratta di entrate che non rientrano nel cosiddetto Basketball Related Income (BRI), e che quindi non vengono condivise con i giocatori né incidono sul salary cap, garantendo un ritorno diretto e immediato per i proprietari.
Il valore delle franchigie NBA
In questo contesto, ogni proprietario potrebbe incassare almeno 650 milioni di dollari, con la possibilità di cifre ancora più elevate qualora si innescasse una competizione tra investitori per mercati strategici come Las Vegas e Seattle.
In uno scenario di bidding war, il valore delle nuove franchigie potrebbe addirittura superare gli 8 miliardi di dollari ciascuna: cifre considerevoli considerando che solo Golden State Warriors, Lakers e New York Knicks, superano la valutazioni di 7 miliardi, e la media delle franchigie NBA si attesta intorno ai 5,5 miliardi secondo Sportico.
Per comprendere la portata di queste cifre, basta guardare alle recenti transazioni di mercato: i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers sono stati venduti rispettivamente per 6,1 e 10 miliardi di dollari, mentre.
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La diluizione della quota
L’ultima espansione della lega risale al 2004, quando gli Charlotte Bobcats entrarono come trentesima franchigia pagando una fee di 300 milioni di dollari:, a distanza di oltre vent’anni, il contesto economico e mediatico è radicalmente cambiato, con valori moltiplicati.
Non mancano però le criticità. Il crollo del mercato delle RSN (Regional Sports Networks) ha ridotto significativamente alcune fonti di ricavo locali, costringendo la lega a rivedere al ribasso le previsioni sul salary cap per la stagione 2026-27.
Inoltre, una parte degli owner resta contraria all’espansione, temendo una diluizione della propria quota dal 3,3% (1/30) al 3,1% (1/32), anche se secondo le analisi l’impatto negativo sarebbe più che compensato dalla fee di ingresso e il contributo allo sviluppo del mercato.
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L’operazione NBA Europe
Sul fronte internazionale, il progetto NBA Europe rappresenta una delle mosse più ambiziose nella storia della lega, con l’obiettivo di creare una nuova competizione nel Vecchio Continente.
L’interesse degli investitori è già elevato e trasversale, coinvolgendo sia club calcistici di primo livello sia fondi sovrani, con il commissioner Adam Silver che vuole evitare sovrapposizioni proprietarie tra le due leghe.
Alcuni investitori potrebbero entrare nel progetto partendo da zero, mentre altri potrebbero valorizzare strutture già esistenti, come nel caso delle polisportive e dei club di basket europei consolidati.
Le offerte preliminari
Il modello previsto prevede una partecipazione azionaria al 50% della NBA e al 50% dei proprietari delle franchigie europee, replicando una struttura già utilizzata in passato dalla WNBA, anche se resta da capire se ci saranno variazioni in seguito alle interlocuzioni intraprese con l’Eurolega
Le offerte preliminari per le licenze europee sono attese entro il 31 marzo, con una valutazione stimata tra i 300 e i 500 milioni di dollari per squadra: applicando una media, il totale potrebbe raggiungere circa 5 miliardi di dollari..
L’NBA si prepara quindi a una nuova fase di crescita globale, in cui la dimensione domestica e la proiezione internazionale procedono di pari passo, ridefinendo gli equilibri del basket professionistico mondiale.