La MotoGp è la F1 del 2016. Un’affermazione che non tradisce paragoni infondati e non si basa sulla spettacolarità della competizione di per sé ma, quanto più sullo stato economico e sull’appeal finanziario.
La regina delle due ruote si trova infatti oggi in una posizione che, per molti aspetti, ricalca fedelmente quella della Formula 1 nel 2016, quando Liberty Media rilevò il campionato per poco più di 4,4 miliardi di dollari – cifra che saliva a circa 8 miliardi includendo il debito accumulato nella gestione precedente firmata dal “tandem” Ecclestone-CVC.
A distanza di circa un decennio, quel valore è più che raddoppiato, arrivando a sfiorare i 18 miliardi: un percorso che rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei più riusciti casi di trasformazione nel business dello sport globale.
Non si è trattato soltanto di crescita economica, ma di un cambio di paradigma: il colosso statunitense ha fatto quello che sa fare meglio, ovvero “convertire” la Formula 1 in un prodotto di entertainment totale, capace di ampliare la fanbase, attrarre nuovi pubblici e – soprattutto – rendere spettacolare anche ciò che, sportivamente, non lo era.
Anche in stagioni dominate da un singolo team e/o pilota, dalle gerarchie cristallizzate e dagli esiti spesso prevedibili: elementi che, anziché penalizzare il prodotto, sono stati assorbiti e rilanciati all’interno di una narrazione più ampia, trasformando la F1 in uno show continuo e distribuito per giunta a livello globale su Netflix con Drive to Survive.
È esattamente in questa fase che oggi si colloca la MotoGP: un campionato globale, con 22 gare distribuite tra Europa, Asia Medioriente e Americhe, una fanbase in crescita – arrivata a 632 milioni di appassionati (+12% sul 2024) – e oltre 3,6 milioni di spettatori dal vivo nei weekend di gara, ma che non ha ancora espresso appieno il proprio potenziale commerciale e mediatico.
Ed è proprio questo “gap” a renderla, oggi, uno degli asset più interessanti per il mercato.
MotoGP e il modello Liberty Media: la visione Oltreoceano
Ad avvalorare questo scenario è anche Black Book, magazine statunitense specializzato nel business dei motori, che sottolinea come la MotoGP sia sull’orlo di una “crescita enorme” dopo l’acquisizione da parte di Liberty Media.
Secondo l’analista Elis Jones, ex dirigente Goldman Sachs intervistato durante il BlackBook Motorsport Forum, uno degli elementi chiave è rappresentato dal valore ancora accessibile degli asset legati al campionato.
«Sono molto entusiasta perché al momento il prezzo di acquisto in MotoGP è ancora relativamente basso – ha spiegato Jones –. La struttura delle distribuzioni è diversa rispetto alla Formula Uno e potrebbe evolversi verso un maggiore apprezzamento del capitale a livello di team, ma come sport c’è un enorme potenziale di crescita».
Il ragionamento parte da un dato strutturale: la MotoGP può contare su un bacino potenziale estremamente ampio, legato alla diffusione globale delle due ruote.
«La realtà è che una persona su dieci nel mondo guida una motocicletta cosa che non si può dire di una F1 – ha aggiunto Jones -. Ne consegue che il mercato potenziale è enorme e vedremo sempre più persone guardare alla MotoGP e dire a se stessi, voglio far parte anch’io di questa storia».
Un elemento che si intreccia con la strategia di espansione geografica già avviata negli ultimi anni, in particolare in Asia, dove il campionato ha consolidato tappe in mercati chiave come Thailandia, Giappone, Indonesia e Malesia.
Quella fase di early growth che può far gola agli investitori finanziari
Il vero punto, però, è finanziario. Rispetto alla Formula 1, dove il valore dei team è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, basti pensare che il valore della Ferrari è stimato in 6 miliardi di dollari, la MotoGP offre ancora prezzi di ingresso relativamente contenuti.
Un esempio concreto è rappresentato dall’operazione che ha visto l’ex team principal della Haas Günther Steiner, guidare un consorzio nell’acquisizione di una quota del team Tech3 per circa 50 milioni di dollari.
Un ordine di grandezza – siamo sul valore di una sponsorizzazione di medio livello per la Scuderia Ferrari – che evidenzia il differenziale rispetto alle valutazioni attuali delle squadre di F1.
Un contesto in cui la capacità di trasformare il prodotto sportivo in un asset globale ad alta redditività, esattamente il lavoro di Liberty Media In F1, rappresenta un ulteriore fattore di accelerazione.
La vera sfida: un ecosistema equilibrato tra crescita dei ricavi e controllo dei costi
L’ottimismo, tuttavia, non è privo di cautele. Lo stesso Jones invita a evitare dinamiche speculative che potrebbero alterare l’equilibrio del sistema. «La chiave è non lasciarsi prendere troppo dall’entusiasmo e pagare più del dovuto – ha sottolineato l’analista –, perché come sempre tutto si riconduce alla gestione dei costi e alla capacità di costruire un modello sostenibile tra narrazione, marketing e ricavi».
Un passaggio centrale, perché il vero salto della MotoGP non dipenderà solo dall’aumento dei ricavi, ma dalla capacità di costruire un ecosistema equilibrato, in grado di generare valore nel tempo per tutti gli stakeholder.
L’ingresso di Liberty Media – che ha acquisito il controllo della MotoGP da Dorna Sports per 4,2 miliardi di dollari – rappresenta quindi il punto di partenza di una nuova fase.
La strategia è chiara: replicare, adattandolo alle specificità delle due ruote, il modello già applicato con successo in Formula 1, fatto di espansione della fanbase, crescita dei diritti media, valorizzazione degli sponsor e sviluppo di nuovi formati di intrattenimento.
In questo scenario, la MotoGP si trova oggi in una fase di “early growth” che, per investitori e partner commerciali, rappresenta una finestra particolarmente interessante: entrare ora significa posizionarsi prima che il valore complessivo del sistema raggiunga livelli più maturi.