MotoGP, Rivola: «Restiamo umili». Ma l'Aprilia 2026 fa tremare Ducati

Due gare, quattro vittorie nelle ultime cinque uscite. La Casa di Noale piazza una doppietta in Brasile e si porta in testa al Mondiale: Bezzecchi guida la classifica. Rivola frena gli entusiasmi, ma i numeri parlano chiaro.

MotoGp Thailand Bezzecchi Aprilia
Ruoli invertiti
Image Credits: DPPI/PNewsZ/Insidefoto

La stagione 2026 della MotoGP ha già un copione che nessuno avrebbe osato scrivere a gennaio, nemmeno i più ottimisti fra i tifosi dell’Aprilia. Marco Bezzecchi ha imposto la sua RS-GP sia a Buriram che a Goiânia, trascinando il marchio veneto in cima alla classifica iridata con 11 punti di vantaggio su Jorge Martin, suo compagno di squadra. Una doppietta di quelle che lasciano il segno, arrivata peraltro dopo le due vittorie consecutive di Portimão e Valencia con cui si era chiuso il 2025.

Eppure la vera notizia, forse, non è il risultato in sé, ma il modo in cui è maturato. A Goiânia, Bezzecchi aveva chiuso il venerdì in ventesima posizione, con un problema tecnico che sembrava destinarlo a un fine settimana di ordinaria gestione. Invece il team ha lavorato tutta la notte, ha analizzato i dati di Martin e ha trovato la soluzione. Il risultato è stata una prima fila in qualifica e una gara dominata dall’inizio alla fine.

«Niente panico quando sei nei guai», ha commentato il CEO di Aprilia Racing Massimo Rivola con i giornalisti dopo la bandiera a scacchi, sottolineando come quella capacità di reazione sia forse il segnale più incoraggiante dell’intero weekend brasiliano.

Il fattore gomme e il vantaggio strutturale

C’è però un elemento tattico da non sottovalutare: in entrambe le gare disputate finora è stata montata la carcassa posteriore rigida Michelin, quella concepita per le alte temperature. Una specifica che sulla RS-GP sembra funzionare a meraviglia, mentre la Desmosedici GP fatica chiaramente a sfruttarne il potenziale.

Non è una coincidenza che Bezzecchi abbia ottenuto un ritiro e un quarto posto nelle due Sprint, dove si monta la gomma soft, mentre nelle gare lunghe il copione sia invariabilmente lo stesso: partenza al comando, ritmo insostenibile, vittoria senza discussioni.

«Con la gomma più dura, la moto guadagna stabilità e diventa meno nervosa da guidare», ha spiegato lo stesso Bezzecchi. Un’ammissione che racconta di un’Aprilia ancora non perfetta in assoluto, ma tremendamente efficace quando le condizioni le si addicono.

Il ritorno del “Martinator”

Il secondo colpo di scena della stagione risponde al nome di Jorge Martin. Dopo un 2025 da dimenticare fra cadute, infortuni e due interventi chirurgici invernali che gli avevano fatto saltare i test di Sepang, lo spagnolo si è presentato al via del Mondiale con profilo basso.

Goiânia ha cambiato tutto: due podi in un fine settimana, compreso il secondo posto nella gara lunga che ha completato la doppietta Aprilia. «È un due volte campione del mondo e un pilota velocissimo», ha ricordato Rivola, senza nascondere la soddisfazione per un investimento che sta iniziando a dare i frutti sperati.

Se Bezzecchi è il cronometro che fa girare la squadra, Martin è la polizza assicurativa che trasforma Aprilia in un avversario sistemico per chiunque. Avere due piloti capaci di lottare per la vittoria sulle stesse moto non è un lusso: «È per questo che in passato insistevo, vedendo otto Ducati con altrettanti piloti forti. È un vantaggio», ha ribadito Rivola, citando apertamente il modello che per anni aveva reso Borgo Panigale inattaccabile.

Ducati: campanelli d’allarme

Dall’altra parte del box, il quadro è meno rassicurante. Marc Marquez è in pista, ma probabilmente non ancora al cento per cento della condizione fisica dopo il lungo recupero dalla spalla operata. Pecco Bagnaia ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato il 2025, ovvero con una regolarità non all’altezza di chi vuole difendere il titolo. Alex Marquez è invece quasi irriconoscibile rispetto al vice-campione dell’anno scorso.

Le RS-GP hanno occupato quattro delle prime cinque posizioni in Thailandia e tre delle prime cinque in Brasile: numeri che in casa Ducati non possono lasciare indifferenti.

Rivola, da imprenditore consumato, non si lascia però trascinare dall’entusiasmo: «Due weekend non cambiano lo status dell’Aprilia. Ci sono ancora 40 gare e tutto può cambiare. Restiamo calmi, umili, con i piedi per terra». Parole di circostanza? In parte sì.

Ma anche la consapevolezza che il Gran Premio delle Americhe, in programma questo fine settimana ad Austin, offrirà una risposta più netta: il circuito texano è storicamente il territorio di caccia di Márquez, e se la Ducati dovrà rimontare da qualche parte, il COTA è il posto giusto per cominciare. Significativo, però, che nel 2024 su quel tracciato a vincere fosse stata proprio un’Aprilia, quella di Maverick Viñales.

Una stagione con doppio obiettivo

Sullo sfondo, Aprilia gestisce anche la pressione di un programma doppio: sviluppare la moto 2026 in gara e nel frattempo deliberare il progetto 2027. «È una stagione piuttosto tosta», ammette Rivola, che però vede nell’avvio brillante una spinta motivazionale per il lavoro di sviluppo.

La pausa di quasi un mese prevista tra il GP delle Americhe e quello di Spagna a Jerez – conseguenza dello slittamento del Gran Premio del Qatar a novembre per via del conflitto in Medio Oriente – potrebbe rivelarsi preziosa per ricaricare energie in vista del periodo più intenso del calendario.

Il verdetto definitivo su chi sia davvero il riferimento tecnico della MotoGP 2026 arriverà quando il Mondiale tornerà in Europa. Ma il segnale lanciato da Noale nelle prime due uscite è abbastanza forte da non poter essere ignorato: questa Aprilia non insegue più.

Guida.

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