Il conflitto in Medio Oriente ha fatto tremare i mercati e sconvolto i calendari sportivi, ma Liberty Media – il colosso americano che controlla sia la Formula 1 sia la MotoGP – sembra avere gli anticorpi per reggere l’urto. Almeno nel breve periodo.
Da quando il 28 febbraio sono iniziati gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, le azioni della società guidata dal presidente Robert Bennett hanno perso l’11,7% del loro valore, bruciando circa 2,46 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Un calo che è quasi il doppio rispetto alla flessione media dei mercati globali nello stesso periodo. Eppure, gli analisti invitano alla calma.
«Penso che sia una reazione eccessiva – ha dichiarato Lance Vitanza, managing director e analista senior di TD Cowen. – Il titolo sta scontando una perdita derivante da questi eventi apparentemente per molti anni.»
I diritti TV, lo scudo invisibile
Il cuore della tenuta finanziaria di Liberty Media risiede nella struttura dei suoi contratti. I diritti televisivi, voce principale dei ricavi della Formula 1, rimangono intatti: finché il Mondiale disputa più di sedici gare, le emittenti pagano le stesse cifre indipendentemente dal numero effettivo di appuntamenti in calendario. Con ventidue Gran Premi confermati – dopo la cancellazione di Bahrain e Arabia Saudita – la soglia è ampiamente rispettata.
Il problema, però, è altrove. Secondo la società di ricerca Bernstein, le due gare cancellate avrebbero dovuto portare nelle casse di Liberty 118,5 milioni di dollari in diritti di promozione e altri 93,7 milioni in sponsorizzazioni: oltre 212 milioni complessivi che, con ogni probabilità, non arriveranno.
«La F1 non riceverà alcun compenso per la promozione di questi due eventi – ha spiegato Ian Moore, analista azionario di Bernstein. – I diritti mediatici sono una componente separata, ma recuperare completamente anche le sponsorizzazioni sarà comunque difficile.»
Il risultato finale è che il calendario ridotto non consentirà di replicare la crescita del 2025, quando i ricavi erano saliti del 14% a 3,9 miliardi di dollari. L’anno in corso si preannuncia, nella migliore delle ipotesi, piatto.
La MotoGP, un’altra grana: i costi di trasporto esplodono
Se la Formula 1 soffre sul fronte dei ricavi persi, la MotoGP – entrata nel portfolio di Liberty Media la scorsa estate – affronta un altro problema: i costi che lievitano. Il campionato delle due ruote muove quasi quattromila persone e novecento casse di materiale, e ora deve fare i conti con il rincaro vertiginoso di carburante e trasporti causato dall’instabilità regionale.
Carles Jorba, responsabile delle operazioni di MotoGP Sports Entertainment, ha quantificato in un +30% l’aumento dei costi di trasporto solo sul tratto Thailandia-Brasile, tra il primo e il secondo Gran Premio della stagione. Quanto peserà sull’intera annata, però, resta ancora da calcolare. «Non abbiamo una percentuale esatta, anche se mi piacerebbe conoscerla» ha ammesso lo stesso dirigente a Palco23, precisando che l’impatto dipenderà in larga misura dalla durata del conflitto.
Anche il Gran Premio del Qatar di MotoGP ha subito uno spostamento, da aprile a novembre.
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Lo sguardo oltre la crisi
Nonostante le perdite immediate, il sentiment degli analisti rimane costruttivo sul medio-lungo periodo. Le nazioni mediorientali, una volta ristabilita la sicurezza, avranno tutto l’interesse a rilanciare il turismo e la propria immagine internazionale e le gare di Formula 1 rappresentano uno strumento potente in questo senso, anche attraverso tariffe promozionali più elevate.
«Esiste una solida argomentazione secondo cui l’intero conflitto con l’Iran potrebbe eliminare la volatilità geopolitica dalla regione in modo più permanente» ha osservato Moore di Bernstein, aprendo così a uno scenario in cui, paradossalmente, la crisi attuale riduca il rischio di interruzioni future.
Vitanza di TD Cowen vede addirittura nel 2026 un trampolino per una crescita straordinaria nel 2027. Sulla stessa lunghezza d’onda Peter Supino, managing director di Wolfe Research: «Gli investitori concordano sul fatto che la Formula 1 sia un’attività redditizia con un futuro promettente e che i suoi ricavi siano destinati a crescere.»
Liberty Media ha acquistato la Formula 1 nel 2016 per 4,4 miliardi di dollari. Dieci anni dopo, nonostante le turbolenze geopolitiche, nessuno sembra voler scommettere contro di lei.