Calato definitivamente anche il sipario sulle Paralimpiadi, con la cerimonia di chiusura nello stadio del curling di Cortina, Milano Cortina 2026 entra ufficialmente negli archivi dello sport italiano. Una kermesse, quella paralimpica, che si è mossa in piena continuità con quella olimpica: risultati sportivi di primo piano, con 16 medaglie complessive per la spedizione azzurra paralimpica che si aggiungono alle 30 medaglie olimpiche, un’organizzazione che ha retto l’urto di un evento diffuso e complesso, e un ritorno d’immagine che ha restituito al mondo istantanee potenti del nostro Paese.
Un doppio successo, dunque, sul piano sportivo e operativo, che tuttavia – una volta spente le luci dei riflettori – lascia spazio a una riflessione meno celebrativa ma forse più sostanziale.
Perché se il campo – da leggersi come ghiaccio e neve – ha dato risposte importanti, è fuori dal campo che restano aperte le questioni più delicate: quelle legate ai conti, ai deficit accumulati e al ruolo, sempre più centrale, dell’intervento pubblico nel tenere in equilibrio l’intera macchina olimpica.
Insomma, è innegabile che sul piano sportivo e organizzativo il bilancio può dirsi positivo ma, è su quello economico e gestionale che restano invece gli interrogativi tutt’altro che marginali, che non possono essere archiviati insieme alla cerimonia di chiusura.
Una Fondazione in “rosso strutturale”
La Fondazione Milano Cortina, come già anticipato nelle settimane e nei mesi scorsi da Sport e Finanza, si trascina in difficoltà finanziarie sin dalla nascita nel 2019.
Il bilancio 2024 si è chiuso con un passivo di circa 30 milioni di euro, portando il deficit patrimoniale oltre i 150 milioni in quattro anni, una cifra destinata con ogni probabilità a superare i 200 milioni – se non i 250 – considerando anche l’ultimo esercizio, del quale si avrà contezza però solo nella primavera 2027.
Numeri che non sorprendono in sé – i grandi eventi globali raramente rispettano le stime iniziali, non ci si stanche di ripetere – ma che pongono un tema più profondo, quello della gestione e della trasparenza, considerando che il punto non è tanto l’aumento dei costi, quanto la narrazione di un equilibrio che, allo stato attuale, non esiste.
Il nodo dei debiti e il ruolo dello Stato
Tra i rapporti economici pendenti uno dei più delicati riguarda i rapporti con Coni e Cip.
Come ricostruito da Il Fatto Quotidiano, la Fondazione Milano Cortina non avrebbe ancora corrisposto integralmente quanto dovuto per lo sfruttamento commerciale dei Cinque Cerchi, con crediti accumulati rilevanti – in particolare nei confronti del Coni – per cifre che arriverebbero fino a 44 milioni di euro più IVA.
Il passaggio più significativo, però, è un altro: in un carteggio interno, ricostruito sempre da Il Fatto la Fondazione avrebbe indicato come il governo abbia manifestato la volontà di farsi carico di questi oneri. Tradotto: i debiti verrebbero coperti dallo Stato.
Una prospettiva che, al netto delle verifiche tecniche e delle modalità con cui eventualmente verrebbe attuata, chiarisce un punto centrale: il rischio economico dell’operazione olimpica resta, in ultima istanza, pubblico.
Milano Cortina 2026 conti : Il commissario paralimpico e la “partita di giro”
In questo quadro si inserisce anche la scelta – già sottolineata su queste colonne – di introdurre, a ridosso dei Giochi, un commissario straordinario per le Paralimpiadi, con una dotazione complessiva salita fino a 387 milioni di euro con il decreto di luglio 2025 e la nomina del Commissario.
A questi si sono poi aggiunti 60 milioni inseriti in Legge di Bilancio 2025 e altri 32 milioni riconvertiti da fondi originariamente destinati all’accoglienza delle delegazioni olimpiche straniere, per un totale di quasi 480 milioni di euro.
Un’anomalia, perché Olimpiadi e Paralimpiadi sono sempre state concepite come un unicum, con un unico dossier e un unico bilancio.
Inoltre, nel dossier di candidatura, la dote paralimpica era poco più di 62 milioni di euro.
Lo scorporo ha avuto un effetto evidente: alleggerire formalmente i conti della Fondazione, trasferendo parte della spesa su un diverso capitolo di finanza pubblica.
Formalmente si può anche parlare di un’operazione legittima, o forse borderline. Politicamente – e soprattutto eticamente – più discutibile.
Perché il risultato finale non cambia: la spesa complessiva resta elevata e continua a essere sostenuta in larga parte da risorse statali.
La legacy che non c’è (ancora)
Se il tema dei conti resta aperto, quello della legacy appare ancora più emblematico. A oggi – 19 marzo – la situazione delle opere, come facilmente apprendibile dal sito ufficiale Simico, è rimasta invariata rispetto a un mese fa: su 98 interventi complessivi, 40 risultano conclusi, 29 in esecuzione, 27 ancora in fase progettuale e 2 in gara.
Un dato che conferma quanto già emerso nelle settimane precedenti: il lascito infrastrutturale dei Giochi, spesso utilizzato come giustificazione principale dell’investimento pubblico, è ancora largamente incompleto.
E difficilmente potrà dirsi tale nel breve periodo, considerando che molte opere vedranno la luce solo nei prossimi anni – la data dell’ultimo cantiere arriva fino al 2033 – ben “oltre” la chiusura dell’evento.
Milano Cortina 2026 e il paradosso olimpico
Milano Cortina 2026 lascia dunque in eredità un paradosso che accompagna spesso – anche se Parigi 2024 ed Euro 2024 raccontano un altra storia – i grandi eventi sportivi: da un lato il successo immediato, tangibile, fatto di medaglie, immagini e consenso; dall’altro una coda lunga fatta di conti, opere incompiute e interventi pubblici.
Il punto, ancora una volta, non è negare il valore dei Giochi – che restano un acceleratore straordinario di visibilità e un momento unico per lo sport – ma riconoscere con onestà il loro costo reale.