L’Italia riparte da Torun, La Torre: «Tre generazioni all’assalto del Mondiale»

Gli azzurri si presentano ai Mondiali indoor con una squadra rinnovata ma ambiziosa, pronta a raccogliere l’eredità del passato unendo esperienza e nuove energie.

Italiia Torun
nuovo ciclo al via
Image credits: FIDAL

Gli azzurri pronti a misurarsi sul palcoscenico iridato. Torun, sede dei Mondiali indoor, non è una tappa qualunque per l’atletica azzurra, ma un luogo carico di memoria e significato, capace di evocare immediatamente immagini di trionfi e svolte epocali. 

«Torniamo sul luogo in cui tutto ebbe inizio», sottolinea Antonio La Torre direttore tecnico della FIDAL, richiamando quell’oro di Marcell Jacobs nei 60 metri agli Euroindoor che segnò l’alba di un ciclo irripetibile.

Un nuovo ciclo

Eppure, La Torre invita a non restare ancorati ai ricordi, perché il dato più eloquente riguarda il presente: «qui non ci sarà nessuno dei campioni olimpici, eppure ci presentiamo lo stesso con diverse punte e legittime ambizioni». 

Una fotografia chiara di un’Italia che cambia pelle ma non perde competitività, alimentata dall’incontro tra esperienza e nuove energie: nel gruppo azzurro si intrecciano storie e percorsi differenti, in un equilibrio che rappresenta forse la vera forza della squadra. 

«Si fondono tre generazioni di campioni: una parte del gruppo di Tokyo, la ‘new wave’ emersa a Glasgow 2024 e i giovanissimi come Doualla», spiega La Torre, tracciando una linea di continuità che guarda al futuro senza rinnegare il passato. 

È un passaggio fisiologico e naturale, ma non privo di incognite, che impone alla squadra di ridefinire identità e obiettivi alzando l’asticella in un contesto internazionale sempre più competitivo.

Un’Italia di carattere

L’arrivo in Polonia è stato scandito dai rituali consueti, tra controlli antidoping, sorrisi per le foto ufficiali e una prima cena condivisa, momento utile per consolidare lo spirito di gruppo. Ma è già tempo di entrare nella dimensione agonistica, con un programma che porterà gli azzurri fino alla vigilia delle gare e alla riunione di squadra decisiva. 

«Siamo a un Mondiale, nessuno ti porta le medaglie a casa o regala qualcosa, non c’è niente di banale e di scontato. Mi piace dire che sia un’Italia di carattere. A tutti chiedo di dimostrarlo anche stavolta».

Tra i protagonisti più attesi c’è Mattia Furlani, chiamato a confrontarsi con una gara che si preannuncia di altissimo livello tecnico. «Credo che il lungo sia la gara più qualificata di tutto il mondiale. È un’Olimpiade, o anche di più».

In questo scenario segnato dalla densità competitiva, ulteriormente arricchita dall’emergere di nuovi avversari come Saraboyukov, il giovane azzurro dovrà esprimere tutto il proprio potenziale, senza margini di errore.

Le carte da medaglia

Diverso ma altrettanto significativo il percorso di Nadia Battocletti, che sceglie di mettersi alla prova in una distanza inedita. «Si mette in gioco con coraggio», osserva La Torre, evidenziando il valore di una scelta che va oltre il risultato immediato. 

La partecipazione ai 3000 metri rappresenta infatti «una scossa per tutti, la capacità di metterci la faccia, sperimentare e uscire dalla comfort zone», un esempio che può diventare contagioso all’interno del gruppo.

Le ambizioni azzurre passano anche attraverso atleti già stabilmente inseriti nell’élite mondiale, come Zaynab Dosso e Leonardo Fabbri. «Zaynab è determinatissima ed estremamente matura», sottolinea il DT, indicando nella velocista una delle certezze della spedizione, pronta a confermare il proprio valore dopo le medaglie delle ultime stagioni. 

Sul fronte dei lanci: «Fabbri deve liberarsi dal peso della responsabilità, ‘prendersi’ la pedana e costringere tutti gli altri a inseguirlo», un invito a scrollarsi i fantasmi del passato e trasformare la pressione in energia competitiva.

Le possibili sorprese

Non mancano poi le possibili sorprese, a partire da Larissa Iapichino, per la quale si intravede un salto di qualità definitivo. «Sono convinto che possa essere la stagione del suo definitivo decollo», afferma La Torre, indicando nella misura dei sette metri il riferimento per competere ai massimi livelli. 

Più complessa la situazione nel triplo, dove «Diaz e Dallavalle vengono da una stagione invernale non proprio ‘liscia’», ma restano comunque interpreti affidabili grazie alle loro caratteristiche tecniche e mentali.

Tra le storie più affascinanti c’è quella di Kelly Doualla, simbolo di una nuova generazione che si affaccia senza timori sul palcoscenico mondiale. «Non solo è l’azzurra più giovane di sempre a un Mondiale, ma è anche la più giovane di tutto il Mondiale indoor di Torun».

L’obiettivo per lei è «Osservare, imparare, divertirsi, questo è il suo compito. Nessuna pressione addosso, tutto quello che viene è buono». Un approccio che guarda alla crescita più che al risultato, con l’esempio di Furlani ancora fresco nella memoria.

Il resto della squadra

A completare il quadro, una squadra ampia e variegata, in cui ogni atleta può contribuire al risultato complessivo. «Senza parlare di medaglie, la tempra agonistica di Federico Riva e Christian Falocchi può portare a buoni risultati», mentre «Pietro Arese è in crescita» e si attende il ritorno ai massimi livelli di Lorenzo Simonelli, la cui classe resta fuori discussione.

Infine, spazio anche ai multiplisti, con «Dario Dester bravissimo ad Ancona e Sveva Gerevini che ha meritato assolutamente la presenza», a testimonianza di un movimento che continua ad allargare la propria base.

L’Italia si presenta così a Torun con una squadra giovane ma consapevole, chiamata a misurarsi con il mondo senza alibi. Il passato resta un riferimento, ma è il presente a dettare le regole: carattere e capacità di reinventarsi saranno le chiavi per scrivere un nuovo capitolo.