Treviso basket cerca il bandolo della matassa: la nuova governance per il rilancio sportivo

Il club veneto punta a convogliare nuove risorse per sostenere il progetto, con la nuova governance che supera parzialmente il modello consortile aprendo il capitale.

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manovre societarie
Image credits: LBA

Fase di rinnovamento a Treviso. Il ritorno di Riccardo Pittis all’interno della società è solo l’ultimo tassello in un percorso di profonda ristrutturazione in cui il club ha scelto di proiettarsi per ridefinire la propria identità. 

Questa direzione nasce da una serie di riflessioni maturate negli ultimi anni, soprattutto dopo il sesto posto del 2021, a cui è seguito un progressivo declino che ha portato la squadra a lottare per la salvezza.

Il modello consortile

Alla base della rinascita del club nel 2012 c’è stato il modello del Consorzio UniVerso Treviso, azionista unico e responsabile di circa un terzo del budget complessivo, capace di aggregare un centinaio di aziende del territorio. 

Questo sistema si è rivelato virtuoso, sia come espressione della vicinanza della comunità locale sia come garanzia di stabilità economica, pur evidenziando nel tempo alcuni limiti strutturali, tra cui la difficoltà nel reperire uno sponsor di peso, come racconta La Gazzetta dello Sport.

 A questo aspetto si affianca la rigidità di un processo decisionale collegiale, basato su una condivisione molto ampia delle scelte che a volte ingessa la governance provocando un sostanziale empasse.

Il nuovo assetto societario

Per superare questi vincoli e aprire nuove prospettive di crescita, a fine febbraio è stata annunciata la nascita di Timeout Srl, destinata ad affiancare UniVerso nella compagine societaria con una quota di maggioranza del 60%. 

«Con questa evoluzione il Consorzio rimane pilastro identitario e presidio territoriale, mentre Time Out porta il capitale e strumenti che garantiscono una maggiore solidità», come sottolineato dallo stesso Consorzio, evidenziando la complementarità tra le due realtà.

Nel nuovo assetto, UniVerso continuerà a rappresentare il punto di riferimento identitario e territoriale, mantenendo il ruolo di piattaforma di connessione tra le aziende e garante della continuità del progetto sportivo. 

Parallelamente, Time Out avrà il compito di garantire maggiore agilità decisionale e di apportare risorse con una visione orientata al medio-lungo periodo, configurandosi anche come veicolo per l’ingresso di investitori di profilo più elevato.

L’aumento di capitale

Un primo segnale di questo cambiamento si era già visto a dicembre, con la conferma di Matteo Contento alla presidenza e il rinnovo del consiglio di amministrazione, che ha visto l’ingresso, oltre che di Luca Serena, anche dello stesso Pittis, rafforzando ulteriormente la nuova direzione intrapresa dal club.

L’operazione che ha portato alla creazione di Time Out prevede un aumento di capitale significativo, con un passaggio da 300mila a 750mila euro, attraverso quote dal valore di 25mila euro ciascuna, aperte sia ai membri del Consorzio sia a nuovi soggetti interessati.

Una decina di partner, tra sponsor e consorziati, ha già aderito al progetto, i cui atti formali risultano già depositati, rendendo la nuova struttura pienamente operativa, come riportato da Treviso Today.

La nuova Srl, sviluppata sotto il coordinamento dell’avvocato Riccardo Manfrini, deterrà il 60% della società, mentre il restante 40% rimarrà al Consorzio UniVerso, che per oltre quattordici anni ha sostenuto l’esistenza e la crescita del club fino alla massima divisione. 

L’apertura verso il mercato

Il modello precedente, pur efficace, viene quindi superato per consentire una maggiore apertura verso il mercato, anche internazionale, già oggetto di prime esplorazioni, come confermato dai vertici societari.

L’ingresso in Time Out sarà comunque vincolato a una logica non speculativa: i soci saranno chiamati a contribuire al rafforzamento del club con un impegno economico coerente e proporzionale alle quote detenute. 

Nonostante la riduzione del proprio peso, il Consorzio mantiene alcune tutele fondamentali, tra cui un possibile diritto di veto su decisioni strategiche come l’eventuale trasferimento della squadra da Treviso, oltre alla possibilità di nominare un amministratore finché conserverà almeno il 10% del capitale.

I processi decisionali

Dal punto di vista operativo, il nuovo assetto prevede un processo decisionale più strutturato, in cui il Consiglio di Amministrazione definirà annualmente il budget stagionale, sottoponendolo all’approvazione dei soci. 

L’assemblea di Time Out stabilirà a maggioranza l’indirizzo di voto, impegnando i partecipanti a sostenere finanziariamente il progetto proporzionalmente in base alle rispettive quote.

Sono inoltre stati introdotti meccanismi per evitare eventuali blocchi decisionali: qualora il budget non venisse approvato ripetutamente, i soci disposti a coprire l’intero fabbisogno potranno intervenire attraverso aumenti di capitale o acquisizioni delle quote di chi decidesse di non partecipare. 

In prospettiva futura, lo statuto prevede anche specifiche clausole di tutela, come diritto di prelazione, trascinamento e co-vendita, per garantire equilibrio tra i soci e continuità al progetto anche in caso di ingresso di nuovi investitori.

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