Sinner risorge nel deserto: Indian Wells è sua, vittoria con dedica

Jannik Sinner conquista il Masters 1000 di Indian Wells battendo Medvedev: diventa il più giovane tennista della storia ad aver vinto tutti i grandi titoli sul cemento. Trofeo dedicato ad Antonelli, campione lo stesso giorno in Formula 1.

Sinner Indian_Wells
Titolo da record
Image Credits: CONI

Jannik Sinner è tornato. E lo ha fatto nel modo più convincente possibile: senza concedere un set in tutto il torneo, vincendo la finale di Indian Wells contro Daniil Medvedev con il punteggio di 7-6, 7-6 in un’ora e cinquantacinque minuti di gioco. Un successo che vale molto più di un semplice titolo.

Un vuoto colmato, un record scritto

Nella Coachella Valley, quei campi assolati che non a caso vengono chiamati “Tennis Paradise”, mancava proprio l’unica firma che ancora difettava nella bacheca dell’altoatesino sui tornei veloci. Con questo 25° titolo in carriera, il sesto in un Masters 1000, Sinner entra in un club esclusivissimo: è il terzo tennista nella storia ad avere in bacheca tutti i Masters 1000 sul cemento, dopo Roger Federer e Novak Djokovic.

Di più: è anche il più giovane di sempre ad aver conquistato tutti i «Big Title» sul duro, tenendo conto dei due Australian Open e dell’Us Open già in suo possesso.

Dati che, riportati nelle ore immediatamente successive alla finale, hanno fatto il giro del mondo tennistico.

Il valore del titolo

Sul piano sportivo-finanziario, la vittoria di Indian Wells porta con sé numeri rilevanti. Il vincitore ha incassato 1.151.380 dollari di montepremi, portando a casa contestualmente 1.000 punti nel ranking ATP.

Un bottino che accorcia di mille lunghezze il distacco da Carlos Alcaraz, rimasto largamente in testa alla classifica mondiale ma ora inseguito con rinnovata concretezza.

«Stiamo lavorando bene, in modo molto professionale, – ha dichiarato Sinner a margine della cerimonia di premiazione. – Avere questo risultato è probabilmente secondario, però è una conseguenza del livello di gioco a cui ambisco».

Le premesse: caldo, dolori e preparazione certosina

Per arrivare a questo risultato Sinner ha lavorato con anticipo sulle condizioni climatiche della California, con temperature intorno ai 34 gradi.

«Sono arrivato da queste parti con largo anticipo, – aveva spiegato alla vigilia, – mi sono allenato duramente anche per superare il mio problema della tenuta fisica col caldo». Un allenamento alla Rocky Balboa, come lo ha definito la stampa italiana, che ha pagato dividendi concreti.

In semifinale contro Zverev aveva accusato un fastidio muscolare nel momento del servizio, prima di rassicurare tutti: «Ora è tutto a posto». E in finale il servizio è stato, non a caso, uno dei fondamenti della vittoria.

La dedica: grande Italia, grande Kimi

A rendere memorabile la giornata ha contribuito una coincidenza di quelle che restano nel ricordo. La domenica italiana si è aperta e chiusa con due giovani italiani ad alzare un trofeo: mentre Sinner ci ha augurato la buonanotte, dall’altra parte del Pacifico il buongiorno l’ha dato Andrea Kimi Antonelli conquistando la sua prima vittoria in Formula 1.

L’altoatesino non ha perso l’occasione: prima con un gesto verso la telecamera, poi apertamente durante la cerimonia, ha dedicato il successo all’amico pilota bolognese.

«Sono un grande appassionato di Formula 1 e avere un giovanissimo pilota che porta l’Italia al vertice è fantastico, – ha dichiarato Sinner, come riportato da La Gazzetta dello Sport. – È un grande giorno per il nostro Paese. Grazie Kimi».

Verso Miami e l’inseguimento al numero uno

Con 2.150 punti di distanza da Alcaraz, che nel frattempo è stato eliminato da Medvedev nel corso del torneo, fermando la sua striscia di vittorie a quota 14, Sinner guarda ora a Miami, secondo appuntamento del cosiddetto “Sunshine Double“.

Completarlo nella stessa stagione non accade dal 2017, quando ci riuscì Federer.

L’obiettivo è dichiarato, la forma è quella di un campione ritrovato. La volpe è tornata nel deserto. Ed è pronta a cacciare.

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