Italia, nel rugby l'alba di una nuova era: battuta l'Inghilterra, ora il record a Cardiff

Battuta l’Inghilterra per la prima volta nella storia del Sei Nazioni, gli Azzurri guardano alla partita contro il Galles per il record di vittorie nel torneo, con conseguente balzo all’ottavo posto nel ranking mondiale.

Federazione_Italiana_Rugby
Sei Nazioni 2026
Image Credits: FIR

C’è un prima e un dopo nel rugby italiano. Il 7 marzo 2026, all’Olimpico di Roma, gli Azzurri hanno sconfitto l’Inghilterra per la prima volta nella storia del Sei Nazioni: 23-18, in rimonta, con cuore e lucidità negli ultimi minuti. Una vittoria che va oltre il valore sportivo, perché chiude definitivamente un capitolo in cui l’Inghilterra era l’unica grande potenza europea mai battuta dall’Italia nel torneo.

Ora quel capitolo è archiviato, ma, con l’ultima partita di oggi, un altro può iniziare.

I numeri di un’era nuova

Quello del 2026 si sta rivelando il miglior Sei Nazioni della storia azzurra. Due vittorie (Scozia e Inghilterra) e il bonus difensivo strappato all’Irlanda valgono 9 punti in classifica, a cui si aggiunge una solidità di gioco mai vista in precedenza. Per trovare qualcosa di paragonabile bisogna risalire al 2024, quando l’Italia ottenne due vittorie e un pareggio con la Francia – miglior risultato fino ad allora – o al 2007 e 2013, quando chiuse quarta con due vittorie ciascuno.

Quest’anno, se gli Azzurri oggi dovessero imporsi a Cardiff sul Galles – fanalino di coda del torneo con un solo punto in quattro gare – conquisterebbero per la prima volta tre vittorie in una singola edizione del torneo, in 27 anni di partecipazione.

I dati storici raccontano un percorso lungo e spesso doloroso: dall’ingresso nel torneo nel 2000 a oggi, l’Italia ha disputato 134 partite totalizzando 18 vittorie, 2 pareggi e 114 sconfitte. Ha battuto nove volte la Scozia, cinque il Galles, due la Francia e una ciascuna Irlanda e Inghilterra.

Una progressione lenta, costruita mattone su mattone, che oggi comincia a mostrare i suoi frutti.

L’impatto sul ranking mondiale

Sul fronte del ranking World Rugby, la vittoria sull’Inghilterra ha già portato i suoi effetti: l’Italia sale a 81,09 punti e resta decima, ma si avvicina sensibilmente alla parte alta della classifica.

Una vittoria contro il Galles al Principality Stadium consentirebbe agli Azzurri di superare in un solo colpo Fiji e Australia, portandosi all’ottavo posto mondiale: un piazzamento che non sarebbe il massimo storico (il settimo del 2007 resta irraggiungibile per ora), ma sarebbe comunque un segnale concreto della crescita strutturale del movimento.

C’è anche uno scenario da fantarugby: se l’Irlanda dovesse perdere senza raccogliere punti di bonus e l’Italia vincesse con cinque punti, le due squadre si troverebbero appaiate in classifica. La differenza punti sfavorevole di quaranta lunghezze rende l’impresa quasi impossibile sul piano aritmetico, ma la sola ipotesi sarebbe stata impensabile appena qualche stagione fa.

Un percorso, non un episodio

Il ct Gonzalo Quesada, subito dopo la vittoria sull’Inghilterra, ha invitato tutti a tenere “i piedi per terra”. Un invito che suona come il manifesto di un’Italia del rugby che ha imparato a vincere senza perdere la testa: consapevole delle proprie forze, rispettosa degli avversari, capace di gestire le aspettative.

Il Galles, nonostante la classifica, non sarà un avversario semplice: all’ultima partita casalinga del torneo, non ha altro risultato disponibile che la vittoria, e nelle ultime due giornate ha mostrato segnali di ripresa.

Il progresso degli Azzurri non è casuale: è il frutto di investimenti pluriennali nei settori giovanili, di una maggiore competitività dei club nel panorama europeo e di un’identità tattica più definita. La nazionale italiana di rugby è alla sua 97ª stagione di storia; debuttò il 20 maggio 1929 a Barcellona contro la Spagna perdendo 9-0, per poi vincere la rivincita a Milano pochi giorni dopo, e il 2026 potrebbe rappresentare il capitolo più luminoso di tutta questa avventura.

Anche senza guardare al podio del torneo, il quarto posto sarebbe già il miglior piazzamento possibile, come accadde nel 2007 e nel 2013.

Verso Cardiff: cosa c’è in palio

L’appuntamento di sabato al Principality Stadium concentra dunque obiettivi distinti. Il primo – la terza vittoria nel torneo – è di valore storico puro, mai raggiunto in 27 edizioni. Il secondo – l’ottavo posto nel ranking mondiale – avrebbe ricadute concrete in ottica futura, incluso il posizionamento nei sorteggi internazionali.

L’Italia andrà a Cardiff da favorita, e già questo dice tutto su quanto sia cambiato il rugby italiano. Ma lo farà senza Simone Ferrari, infortunatosi nel match contro l’Inghilterra e pedina chiave di questo straordinario Sei Nazioni.

Il rugby italiano ha impiegato decenni per guadagnarsi il rispetto del mondo, un punto di ranking alla volta, una vittoria insperata alla volta. Ora quel rispetto è solido, e le ambizioni possono finalmente crescere. L’apice, qualunque forma prenderà, sembra più vicino che mai.

Sport

Rugby