Grandi manovre in casa Nike: costi per 300 milioni dal piano di ristrutturazione

Il colosso statunitense dello sportswear sta operando una serie di tagli all’organico che comportano oneri legati alle buonuscite: l’obiettivo è di recuperare la redditività

Nike licenziamenti
la strategia di rilancio
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Nike cambia volto. Il processo di riorganizzazione interna avviato all’interno della società continua ad avere un impatto significativo sui conti del colosso statunitense dell’abbigliamento sportivo .

Il gruppo dell’Oregon ha comunicato che registrerà oneri straordinari fino a 300 milioni di dollari, legati principalmente alle indennità di uscita destinate ai dipendenti coinvolti nei recenti licenziamenti.

I tagli operati

L’azienda ha chiarito che tali costi sono collegati soprattutto ai pacchetti di buonuscita per i lavoratori interessati dalla riduzione del personale, e che gli esborsi verranno contabilizzati nel terzo trimestre dell’attuale esercizio fiscale. 

Si tratta di una misura inserita nel più ampio piano di ristrutturazione con cui il gruppo punta a migliorare l’efficienza operativa e contenere le spese dopo un periodo di turbolenza e squilibri sul fronte dei conti.

Tra gli interventi più rilevanti rientra la soppressione di quasi 800 posti di lavoro avvenuta a gennaio nei centri di distribuzione statunitensi. I tagli hanno riguardato in particolare le strutture situate negli Stati del Tennessee e del Mississippi, due poli logistici chiave nella rete operativa dell’azienda.

La strategia di Elliot Hill

Poche settimane dopo, anche Converse – marchio controllato dal gruppo – ha avviato un proprio ridimensionamento della forza lavoro. In questo caso, tuttavia, la società non ha reso noto il numero preciso di dipendenti coinvolti nel processo di riduzione dell’organico.

In seguito agli interventi già effettuati, non esclude inoltre che nei prossimi mesi possano essere adottate ulteriori misure analoghe, con possibili nuovi oneri collegati al piano di ristrutturazione. 

L’amministratore delegato Elliott Hill intende utilizzare queste iniziative per contrastare l’erosione dei margini e rilanciare la dinamica delle vendite, in un contesto di mercato diventato più competitivo.

Le precedenti iniziative

Già tra il 2024 e il 2025 il gruppo aveva attraversato una fase di importanti riduzioni di personale, inserite in un più ampio programma di riequilibrio finanziario volto a ripristinare la redditività. 

In quell’occasione uno dei reparti maggiormente colpiti fu quello dedicato alla sostenibilità, dove circa il 30% degli addetti venne licenziato oppure lasciò volontariamente l’azienda nell’ambito del piano annunciato alla fine del 2023.

Le trasformazioni in corso all’interno di Nike non hanno riguardato soltanto il personale operativo, ma hanno coinvolto anche diverse posizioni di vertice, con il cambio di leadership necessario per imprimere la svolta auspicata dal ceo Elliot Hill. 

Gli avvicendamenti ai vertici

Tra le uscite più rilevanti figura quella di Jaycee Pribulsky, responsabile globale della sostenibilità fino allo scorso settembre, sostituita successivamente da Cimarron Nix, manager di lunga esperienza all’interno dell’organizzazione.

Nel corso dell’ultimo anno si sono registrati anche altri cambiamenti ai livelli più alti della struttura aziendale. Hanno lasciato il gruppo il direttore commerciale Craig Williams, dopo sette anni di attività in Nike, e la direttrice delle operazioni Muge Dogan, che ricopriva il ruolo da circa due anni.

A questi movimenti si aggiunge il recente riassetto delle squadre manageriali nelle aree europee e asiatiche. Alla fine di gennaio 2026 l’azienda ha infatti nominato Cesar Garcia vicepresidente e general manager per l’area Emea, incarico assunto in sostituzione di Carl Grebert.

I risultati finanziari

Sul fronte finanziario, Nike ha chiuso la prima metà dell’esercizio in corso con una crescita molto contenuta dei ricavi. gravata dalle performance sottotono in Cina e l’impatto negativo dei dazi.

Il fatturato ha registrato infatti un incremento di appena l’1% rispetto allo stesso periodo del 2024: nel periodo compreso tra giugno e novembre l’azienda ha realizzato vendite per 24,147 miliardi di dollari

La redditività ha continuato a risentire delle difficoltà del gruppo: nello stesso arco temporale l’utile netto si è attestato a 1,519 miliardi di dollari, segnando una flessione significativa pari al 31% su base annua.