Tadej Pogacar ha ricominciato il 2026 dove aveva lasciato il 2025: vincendo. La quarta Strade Bianche in carriera, conquistata lo scorso weekend, è la conferma che il fenomeno sloveno non conosce pause. Ma la vera storia da raccontare non è sul pavé toscano: è nei bilanci, nei contratti, nelle royalties.
Perché Pogacar, a soli 26 anni, è diventato qualcosa di più di un campione sportivo. È un’azienda.
Stipendio base da otto milioni: il contratto più ricco del ciclismo
Il primo capitolo del racconto finanziario di Pogacar parte dall’accordo con UAE Emirates XRG, il team più ricco del World Tour. Nel 2024 il rinnovo ha portato il minimo garantito da 6 a 8 milioni di euro annui, con un vincolo contrattuale fino al 2030 e una clausola rescissoria da 200 milioni. Una blindatura economica senza precedenti nella storia del ciclismo professionistico.
A questo si aggiungono i bonus prestazione, strutturati in modo selettivo: il team riconosce premi soltanto per le grandi corse, ovvero Tour de France, Giro d’Italia, Vuelta e Mondiali. Un milione per il Tour, 500mila per ciascun Grande Giro rimanente, 250mila per il titolo iridato. Nel 2025, Pogacar ha incassato 1,25 milioni di euro in bonus, grazie ai successi al Tour de France e ai Campionati del Mondo.
Le Classiche Monumento, le Strade Bianche, le altre corse a tappe? Rientrano già nello stipendio base. Normale amministrazione.
Da due a quattro milioni: il portafoglio sponsor cresce
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, lo scorso ottobre Pogacar contava 9 partnership attive. Nei mesi successivi, l’agenzia A&J All Sports – guidata dal manager Alex Carera – ha lavorato per capitalizzare ulteriormente le performance del proprio assistito. Il portafoglio è salito a quota 11: Colnago (bici), DMT (scarpe), MET (caschi), Continental (pneumatici), Enervit (nutrizione sportiva), Jana (acqua), l’ufficio del turismo sloveno, MyWhoosh (ciclismo virtuale). A questi si sono aggiunti tre nuovi ingressi: Richard Mille nel segmento orologi di lusso, KuCoin nel mondo delle criptovalute e Whoop, l’azienda americana che produce il braccialetto per il monitoraggio fisiologico, già indossato da campioni come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner.
L’obiettivo dichiarato di Carera era raddoppiare le entrate da sponsorizzazione nel corso del 2026, portandole da 2 a 4 milioni di euro. Un traguardo quasi raggiunto.
La gestione del portafoglio richiede tuttavia un equilibrio delicato: capitalizzare il crescente interesse mediatico senza inflazionare l’immagine del corridore, e senza intasare un calendario di impegni pubblicitari già fitto, inevitabilmente concentrato negli ultimi mesi dell’anno. A novembre scorso, per esempio, Pogacar era ospite d’onore ai Mondiali di Esports ad Abu Dhabi su invito di uno dei suoi partner principali.
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Il merchandising: un milione di euro e sold out garantito
C’è poi il capitolo merchandising, forse il più sorprendente per un ciclista. Il volume d’affari in questo settore raddoppia di anno in anno: nel 2025 le vendite hanno generato almeno un milione di euro.
I prodotti da gara della linea Pissei – le cui royalties vengono devolute alla Fondazione Tadej Pogacar, impegnata nella ricerca oncologica in memoria della madre della compagna Urška Žigart e nel finanziamento di un’Academy per 200 giovani ciclisti sloveni – vanno regolarmente esauriti.
Sul suo store ufficiale online, accessibile solo in via diretta, si trovano articoli con il logo personale di Pogacar: borracce, felpe, portachiavi, trading cards e persino un caffè in edizione speciale, creato per il brand Pogi dal campione mondiale del barismo Victor Delpierre.
Un ecosistema di prodotto che pochi atleti al mondo riescono a costruire, e che riflette una strategia di branding precisa e coerente.
Il bilancio finale: 13 milioni e obiettivi ambiziosi per il 2026
Mettendo insieme tutte le voci – stipendio base, sponsorizzazioni e merchandising – l’azienda Pogacar fattura oggi circa 13 milioni di euro annui, cui si sommano i bonus legati ai risultati nelle grandi corse.
Un numero destinato a crescere: il 2026 si annuncia come la stagione della consacrazione definitiva, con Pogacar che punta al quinto Tour de France, al terzo Mondiale consecutivo e alle due Classiche Monumento che mancano ancora alla sua bacheca: la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix.
Se le conquistasse entrambe, sarebbe l’unico corridore della storia ad aver vinto tutte le Classiche Monumento. Un primato sportivo che, inevitabilmente, si tradurrebbe in un’ulteriore impennata del valore del marchio. In attesa di capire fino a dove può arrivare il ciclista, la risposta alla domanda su quanto vale l’azienda Pogacar è già oggi senza rivali nel peloton.