Ecco quanto valgono le medaglie alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026

A Milano Cortina 2026 il valore delle medaglie alle Paralimpiadi, in Italia, non è ancora uguale a quello delle Olimpiadi. Un’analisi tra numeri, scelte politiche e confronti internazionali.

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La metà della Olimpiadi
Image Credits: Comitato Paralimpico Italiano

A Milano Cortina 2026, un oro olimpico vale 180mila euro; un oro paralimpico, invece, ne vale 100mila. La differenza – 80.000 euro, quasi il doppio – non è un dettaglio contabile: è una dichiarazione di valore. E quel valore, stabilito con denaro pubblico, dice che alcune medaglie pesano meno di altre.

Quanto valgono le medaglie alle Paralimpiadi

Lo denuncia con lucidità un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Domani, che ricostruisce con precisione la geometria dei premi destinati agli atleti italiani in questa edizione dei Giochi invernali.

Giochi Olimpici:

  • 180mila euro per l’oro,
  • 90mila per l’argento,
  • 60mila per il bronzo.

Giochi Paralimpici:

  • 100mila per l’oro,
  • 55mila per l’argento
  • 35mila euro per il bronzo.

Un taglio sistematico, nell’ordine del 40-45%.

Il modello avanzato e la sua contraddizione

La vicenda è tanto più paradossale se si considera il contesto in cui si inserisce. Il Comitato italiano paralimpico (Cip) ha costruito negli ultimi quattro anni un piano di supporto agli atleti con disabilità che, sulla carta, rappresenta un salto culturale significativo: assegni mensili di preparazione, accesso ai Gruppi sportivi militari e ai Corpi civili dello Stato, riconoscimento del ruolo delle guide per non vedenti come figure funzionali alla prestazione, contributi alle piccole società sportive per il reclutamento e l’avviamento.

Un sistema che prova a riconoscere il talento come prodotto di condizioni, non solo di genetica. Eppure, proprio nel momento in cui quel talento si concretizza – sul podio, davanti al mondo – il sistema torna indietro.

Il medesimo ente che ha lavorato per professionalizzare e tutelare lo sport paralimpico finisce per consolidare, attraverso la tabella dei premi, la gerarchia che il suo stesso progetto dichiarava di voler superare.

I numeri di un’occasione mancata

Per comprendere la reale portata della questione, è utile inquadrarla nella cornice finanziaria complessiva dei Giochi di Milano Cortina 2026. L’investimento pubblico per infrastrutture, impianti, villaggi olimpici e cerimonie è stimato in almeno 6 miliardi di euro. La famosa “dote” aggiuntiva – tra 70 e 80 milioni di euro annunciati dal governo come rafforzamento del finanziamento a Coni e Cip – è stata dirottata, come già ricostruito su Sport e Finanza, sulla Fondazione Milano-Cortina per tappare un buco di bilancio.

In questo scenario, l’equiparazione dei premi tra atleti olimpici e paralimpici avrebbe un impatto economico marginale. I premi, in rapporto al costo totale dei Giochi, rappresentano una frazione trascurabile.

Non si tratta di una questione di sostenibilità finanziaria: si tratta di una scelta.

Il confronto internazionale

Altrove, la questione è già stata risolta. Canada, Stati Uniti e Australia hanno equiparato i premi per atleti olimpici e paralimpici. Un oro è un oro: la distinzione tra le due categorie non produce conseguenze economiche per chi vince. Non si tratta, come nota l’analisi di Domani, di generosità: si tratta di coerenza sistemica. È il modo in cui uno Stato sceglie quali valori rendere non negoziabili.

La riflessione non è nuova. Già in occasione dei Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, l’associazione Assist aveva denunciato pubblicamente la disparità, definendola incompatibile con i principi costituzionali e con i valori stessi dello sport. Da allora, qualcosa è cambiato: il premio per l’oro paralimpico è salito dai 75mila euro di Tokyo ai 100mila attuali, ma la forbice con i colleghi olimpici è rimasta sostanzialmente invariata.

Inoltre, cinquant’anni di dibattiti sul riconoscimento del lavoro sportivo, dalla legge 91 del 1981 alla Riforma del 2023, ancora discussa e non pienamente applicata, dimostrano che nel sistema sportivo italiano la parità tende a essere rimandata, non perseguita.

La posta in gioco

Il punto non è solo economico. I premi, per definizione, hanno una funzione performativa: comunicano ciò che una società ritiene degno di ricompensa.

La disparità di trattamento tra olimpici e paralimpici non è un anomalia tecnica nel sistema di distribuzione dei premi: è la proiezione contabile di una gerarchia culturale più profonda. Cambiare quella tabella non richiede risorse straordinarie. Richiede una scelta.