Eurolega, Bueno tende la mano all’NBA: «Siamo pronti a collaborare»

Il nuovo ceo della competizione cestistica continentale porta avanti il piano strategico per sviluppare il valore commerciale della lega mentre promuove il dialogo tra i due Oceani.

Eurolega NBA Bueno
disgelo in corso
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Chus Bueno ha impresso una svolta all’Eurolega. Il dirigente catalano si siede da poco più di un mese ai vertici della competizione cestistica, e nel breve tempo avuto a disposizione ha già inciso profondamente sulla direzione strategica dell’organizzazione.

La figura di Bueno viene considerata da molti come quella ideale per guidare la lega in una fase particolarmente delicata per il basket europeo su cui incombe l’interesse da oltreoceano.

Il ruolo di pontiere di Bueno

La nuova lega promossa dalla NBA – che potrebbe prendere forma già nel 2027 – è destinata a mutare profondamente la struttura del basket continentale, e pone interrogativi sui rapporti tra le due organizzazioni.

Il nuovo ceo sembra propenso a ricucire il dialogo tra le parti, conoscendo molto bene il funzionamento sia del basket europeo sia della NBA e avendo mantenuto negli anni rapporti solidi con i vertici della lega americana.

Tra le varie esperienze Bueno ha lavorato per quasi tredici anni in NBA come Vice President of Operations per Europa, Africa e Medio Oriente, contribuendo tra l’altro alla nascita della Basketball Africa League, la competizione lanciata dalla lega americana nel continente africano.

«Le prime parole arrivate dalla NBA dopo la mia nomina, sia da Adam Silver sia da Mark Tatum, sono state che potrei essere un uomo capace di costruire ponti – ha dichiarato in un’intervista concessa a  Marca -. Conosco bene la NBA e conosco bene entrambi: ho un ottimo rapporto professionale e una grande stima personale».

Il nuovo piano strategico

Secondo il ceo di Eurolega, in questa fase la lega americana è ancora impegnata a valutare le prospettive future del progetto europeo con i potenziali investitori e stakeholder chiamati a raccolta. 

«Ho già parlato con loro e abbiamo discusso della situazione. In questo momento stanno testando il mercato per trovare investimenti nel prodotto che hanno presentato. Si sono dati tempo fino alla fine del mese e, quando questo periodo finirà, ci siederemo insieme per analizzare le conclusioni».

Parallelamente, l’Eurolega ha annunciato un piano strategico con lo scopo di rafforzare la competizione nei prossimi anni e consolidare il posizionamento all’interno del contesto competitivo. 

Durante l’ultima assemblea dei club è stata annunciata l’intenzione di raccogliere circa 1,5 miliardi di euro di capitale per sostenere nuove iniziative di crescita e un ulteriore miliardo di euro per progetti infrastrutturali.

Il progressivo passaggio verso un sistema di franchigie

Alla base della nuova direzione c’è la convinzione che il basket europeo abbia oggi un grande potenziale economico, ma che questo valore venga in parte disperso a causa della frammentazione del sistema tra competizioni, federazioni e interessi diversi.

«La chiave è capire come massimizzare l’opportunità. Oggi siamo divisi, siamo frammentati e si perdono molti soldi. Si brucia denaro che non dovrebbe essere bruciato e credo che sia meglio provare a capire cosa possiamo fare insieme».

L’obiettivo del nuovo management è quindi quello di costruire un modello più stabile e sostenibile per i club e per la lega nel suo complesso, che pur in fase di crescita continua a vedere una significativa quota di società in squilibrio finanziario. 

In questo senso uno dei temi principali riguarda la struttura delle licenze e il passaggio progressivo verso un sistema più simile a quello delle franchigie, offrendo un ambiente maggiormente stabile.

L’espansione verso nuovi mercati

Negli ultimi anni l’Eurolega ha utilizzato un sistema misto tra club con licenza pluriennale e squadre qualificate attraverso risultati sportivi. Secondo Bueno, tuttavia, questa struttura non ha favorito investimenti a lungo termine da parte delle società.

«Dobbiamo avere il nostro piano e deve essere almeno un piano di tre anni. Le licenze temporanee non hanno aiutato: la valutazione dei club non permetteva di fare investimenti a lungo termine, per esempio per costruire un’arena. Quello che dovevamo fare era definire una buona roadmap e lo faremo a partire dalla stagione 2027-28».

Il piano prevede anche un’espansione graduale della competizione in nuovi mercati europei e internazionali. L’idea non è quella di introdurre molte nuove squadre tutte insieme, ma di crescere progressivamente in base alla capacità del mercato e della lega di assorbire nuove realtà.

«Apriremo il mercato, ma non è necessario fare otto o dieci franchigie tutte insieme. Ogni anno potrebbero essercene due o tre, quelle che il mercato può assorbire e quelle che la lega può gestire.  Se riusciamo a farlo, portiamo la lega su un altro livello, toccando più mercati e generando molto più business».

Il valore commerciale

L’interesse verso l’Eurolega, secondo Bueno, arriva oggi da diverse aree del mondo. Negli ultimi mesi si è parlato molto del possibile coinvolgimento di investitori e club del Medio Oriente, ma il ceo sottolinea come le manifestazioni di interesse non si limitino a quella regione.

«L’Eurolega genera interesse e non solo da Abu Dhabi. Ci sono molte città e molte squadre che vogliono entrare. Quando faremo l’espansione, valuteremo ogni caso singolarmente».

Secondo le stime presentate dal management, proprio l’espansione delle franchigie potrebbe generare un significativo incremento dei diritti commerciali legati al torneo e di conseguenza del valore di club.

«Crediamo di poter aumentare i ricavi dell’80% nei prossimi tre anni. Facendo questo, il valore delle franchigie può crescere di circa 500 milioni di euro. È un piano che stiamo sviluppando con il team esecutivo, insieme a una banca d’investimento spagnola di primo livello e ad esperti di mercato che hanno confermato la solidità del progetto».

I rinnovi in sospeso

Nel frattempo resta aperta la questione legata ad alcuni club storici della competizione che hanno ancora firmato l’estensione della loro partecipazione alla lega, ovvero Real Madrid, Fenerbahçe e ASVEL Villeurbanne.

«Possiamo aspettare due o tre settimane. All’inizio di marzo o all’inizio di aprile dovremo sapere cosa succede. Io conto sempre su tutte e tre le squadre insieme a tutti gli altri».

Tra questi club, il Real Madrid rappresenta uno degli asset più importanti per la visibilità e il valore commerciale della competizione: «Il Madrid è il marchio più importante e ovviamente vorremmo che fosse qui. Se una o due squadre dovessero andare via il piano non cambierebbe molto, ma io conto su tutti».

Il dialogo aperto con l’NBA

Il club per ora sono rimasti in posizione attendista attratti dalle sirene della nuova lega europea promossa dalla NBA. Per Bueno, una frammentazione ulteriore del basket continentale rappresenterebbe uno scenario negativo dal punto di vista economico e sportivo.

«Se lavori con i dodici club, o tredici contando il CSKA, hai già i migliori tifosi, le migliori città e le migliori squadre. Qualsiasi cosa che frammenta o divide è un male per il basket e ne diluisce il valore. Quello che ha più senso è sedersi e provare a trovare quei ponti di cui parlavamo».

In questo contesto, la possibilità di una collaborazione tra Eurolega e NBA sembra prendere progressivamente corpo, con modalità e tempistiche ancora da definire ma con la volontà di entrambe le parti di convolare a nozze.

«Certo che un’alleanza è possibile. Ne abbiamo parlato anche con Mark Tatum. Sanno che siamo qui e abbiamo concordato di lasciare passare la scadenza che la NBA si è data per trovare investimenti. Poi vogliamo sederci e capire come possiamo trovare un punto di collaborazione».

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