Adidas chiude l’esercizio 2025 con numeri che superano le attese di inizio anno e disegnano una traiettoria di crescita ambiziosa fino al 2028. Fatturato record, utili quasi raddoppiati e un piano di ritorni agli azionisti che vale complessivamente 1,5 miliardi di euro: il colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo si conferma tra le realtà più dinamiche del settore globale dello sport business.
Un anno da record
I ricavi del gruppo si sono attestati a 24,811 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto ai 23,683 miliardi del 2024, o del 13% a cambi costanti, escludendo cioè l’effetto del rafforzamento dell’euro che ha pesato per oltre un miliardo in termini di conversione. A spingere la top line, una crescita a doppia cifra in tutti e sei i mercati geografici presidiati dal marchio: dall’Europa (+10%) al Nord America (+10%), dalla Grande Cina (+13%) fino all’America Latina, che guida la classifica con un balzo del 22%.
Sul fronte della redditività, il salto è ancora più marcato. Il margine lordo è salito al 51,6% (+0,8 punti percentuali), mentre l’utile operativo ha segnato +54%, passando da 1,337 a 2,056 miliardi di euro, con un margine operativo all’8,3%. Il dato più significativo, però, riguarda l’utile netto delle attività continuative: quasi 1,4 miliardi di euro, in crescita del 67% sull’anno precedente. L’utile per azione è balzato a 7,46 euro, dai 4,24 del 2024.
«Aver registrato una crescita a due cifre nel quarto trimestre, nonostante tutte le turbolenze esterne, e aver più che raddoppiato l’utile operativo nel trimestre ha reso la chiusura dell’anno molto positiva, – ha dichiarato Bjørn Gulden, ceo del gruppo. – Il 2025 è stato molto migliore di quanto avessimo pianificato all’inizio dell’anno».
Il motore del successo
Al di là dei numeri aggregati, ciò che colpisce è la qualità della performance. Il gruppo ha mantenuto livelli elevati di vendita a prezzo pieno, contenendo gli sconti in un mercato fortemente promozionale. Questo si è tradotto in un margine lordo storicamente elevato, pur in presenza di venti contrari sul fronte valutario e di dazi doganali statunitensi più onerosi.
Le calzature continuano a rappresentare il cuore dell’offerta – quasi il 60% del fatturato, con 14,2 miliardi di euro – ma è l’abbigliamento a crescere più rapidamente (+15% a cambi costanti), trainato da collezioni localizzate nelle principali categorie, dal football al running fino a Originals.
Sul fronte performance, la famiglia Adizero nel running ha superato ogni record, con le Adios Pro Evo 2 e Adios Pro 4 protagoniste nelle grandi maratone internazionali. Nel lifestyle, la domanda per le linee Terrace e Retro Running è rimasta solida, mentre le collaborazioni con artisti e brand – da Pharrell Williams a Bad Bunny, da Oasis a Wales Bonner – hanno continuato ad alimentare lo slancio di Originals.
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Le ombre: dazi e cambi frenano le aspettative per il 2026
Nonostante il momento favorevole, la reazione dei mercati alla pubblicazione dei risultati è stata tiepida: il titolo ha ceduto oltre il 7% alla Borsa di Francoforte. Il motivo è da ricercare nelle prospettive per il 2026 e nel triennio successivo, giudicate dagli analisti non del tutto all’altezza delle attese.
Per il 2026 Adidas prevede una crescita dei ricavi a cambi costanti a tasso «high single digit», pari a circa 2 miliardi di euro aggiuntivi, e un utile operativo di circa 2,3 miliardi. Un dato che incorpora già un impatto negativo stimato in 400 milioni di euro tra dazi statunitensi e valute sfavorevoli. Tradotto in termini di margine, si tratta di un range dell’8,5-8,8%, al di sotto dell’obiettivo del 10% che il mercato attendeva già per quest’anno, secondo gli analisti di RBC Capital Markets.
Per il periodo 2026-2028, il gruppo punta a un tasso di crescita annuo composto dell’utile operativo intorno al 10%, con un margine operativo superiore al 10% atteso solo nel 2028. Il Supervisory Board ha inoltre autorizzato potenziali riacquisti aggiuntivi fino a 1 miliardo di euro sia nel 2027 che nel 2028, subordinati alla solidità dei flussi di cassa.
Gulden confermato fino al 2030
Parallelamente alla pubblicazione dei conti, Adidas ha annunciato il rinnovo del mandato di Bjørn Gulden alla guida del gruppo fino a tutto il 2030.
Una mossa letta dagli analisti come un segnale di continuità e stabilità, dopo il profondo turnaround avviato dal manager norvegese a partire dal 2023, quando il gruppo era alle prese con l’eredità del caso Yeezy e margini in affanno.
RBC ha definito la conferma del ceo «rassicurante», sottolineando la sua «profonda comprensione dell’industria sportiva».
Il quadro di settore
A fare da sfondo alla strategia di Adidas c’è un settore che gode di venti favorevoli strutturali: la crescita della partecipazione allo sport a livello globale, la maggiore attenzione alla salute e al fitness, e la cosiddetta «casualizzazione» ovvero la diffusione di prodotti sportivi nell’uso quotidiano, fenomeno che si sta estendendo dalle calzature all’abbigliamento.
In questo contesto, il gruppo si presenta agli investitori come un player ben posizionato per continuare a guadagnare quote di mercato, con una pipeline di prodotto solida in tutte le categorie e relazioni rafforzate con i retailer.
La sfida dei prossimi mesi sarà dimostrare che i numeri del 2025 non siano un picco isolato, ma la base di una nuova normalità. I mercati, per ora, aspettano di vedere.