Da Milano Cortina 2026 ad Alpes 2030, le ombre lunghe di legacy e deficit

Dietro il trionfo sportivo restano 58 opere non completate, una “legacy” che slitta al 2033 e un deficit patrimoniale che supera già i 150 milioni. Ma anche la Francia per i Giochi 2030 scricchiola sotto il peso di dimissioni e un disavanzo stimato in 900 milioni.

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incognite alpine
Livigno, Milano Cortina 2026. Image credit: Depositphotos

Milano Cortina 2026 si chiude con un bilancio sportivo senza precedenti per l’Italia. Trenta medaglie complessive, quarto posto nel medagliere dopo essere stata a lungo sul podio, un movimento che ha saputo capitalizzare investimenti tecnici e generazionali.

Dal punto di vista dell’immagine, il Paese ne esce a testa alta: le Alpi lombarde e venete – da Livigno a Bormio, dalle Dolomiti a Cortina – hanno fatto da scenografia naturale a una manifestazione che ha restituito al mondo istantanee potenti, con l’aggiunta di Milano che ha ribadito i suoi muscoli ma anche il suo fascino e Verona che ha ospitato una cerimonia di chiusura a dir poco travolgente.
Questo è il dato oggettivo, che si sta ripetendo come un mantra ossessivo negli ultimi giorni ma che va comunque riconosciuto.

La “legacy” che somiglia a un rinvio ormai strutturale

Ma c’è sempre un però che attende, anche dietro un successo e, sui Giochi italiani si concentra sul capitolo infrastrutturale che restituisce un’immagine molto meno lineare.

Secondo le ultime rilevazioni de Il Fatto Quotidiano, su 98 opere previste ne risultano realizzate 40 per un contro valore economico di 783,4 milioni di euro, vale a dire il 40,8% del numero complessivo ma appena il 22% della spesa totale prevista, pari a 3 miliardi e 550 milioni.

Il resto? 58 opere mancanti, per un valore di 2 miliardi e 766 milioni, cioè quasi il 78% dell’investimento pubblico complessivo.

Ma non si tratta solo di costi – ed extra costi – il nodo riguarda anche le tempistiche.

Come sottolineato a più riprese sulle colonne di Sport e Finanza, molte infrastrutture chiave – varianti stradali, collegamenti montani, opere di decongestionamento viabilistico – non saranno completate prima del 2029-2033.

Il podio delle grandi opere viabilistiche ritenute strategiche anche per i territori, vede sul gradino più basso la variante di Vercurago (310 milioni) la cui fine lavori è indicata nel 2033; la variante di Longarone, da 481 milioni, ha una scadenza al 2029 definita “alquanto irrealistica” e occupa il secondo gradino.

In vetta però spicca la variante di Cortina (678 milioni, di cui 364 ancora non finanziati) che riporta una data di termine – dell’ultimo lotto – al 2032.
Chiamarla ancora “legacy” olimpica appare riduttivo.

Guardando a quanto è stato completato – nei tempi ma per garantire lo svolgimento ei Giochi stessi – i costi sono esplosi: lo stadio del biathlon di Anterselva è passato da 4,7 a 55 milioni, i trampolini di salto da 7,5 a 44,5 milioni, la celebre pista da bob di Cortina ha superato i 133 milioni.

Il tema più delicato non è l’aumento dei costi in sé ma l’atteggiamento nei confronti di quei costi.

Il budget del Comitato organizzatore è salito dagli 1,3 miliardi iniziali a circa 1,8 miliardi. Il deficit patrimoniale supera già i 150 milioni e, secondo le stime più aggiornate, potrebbe oltrepassare i 200 milioni nel bilancio 2025.

Eppure, la narrazione ufficiale continua a parlare esclusivamente di successo – che è legittimo celebrare ma non permette di ignorare i numeri che non possono essere diluiti in un lungo racconto celebrativo.

Da MiCo 2026 ad Alpes 2030: se Atene piange, Sparta non ride

Ma l’anomalia non è solo italiana, quanto più è transalpina.

Oltralpe, l’organizzazione delle Olimpiadi invernali Alpes 2030 – le prossime dopo MiCo26 – appare già attraversata da tensioni profonde.
Come riportato da Libero, il Comitato organizzatore ha preso atto delle dimissioni dell’amministratore delegato Cyril Linette dopo «insormontabili divergenze» con il presidente Edgar Grospiron; uscita di scena di peso che fa il seguito ad altre dimissioni di dirigenti chiave avvenute mesi fa.

Grospiron ha ammesso «un leggero ritardo su diversi dossier», mentre il presidente del comitato per le retribuzioni aveva denunciato «una deriva significativa» arrivando a «dubitare del successo del progetto, sia in termini di tempi che di costi».

Il dato più significativo riguarda il budget: analisi e documenti interni stimano una spesa di circa 2,1 miliardi di euro con un possibile deficit nell’ordine di 900 milioni.

La macchina organizzativa scricchiola già quattro anni prima dell’accensione del braciere olimpico: un record quello francese che potrebbe insediare il primato italiano.

Ma la narrazione transalpina è ancora da scrivere: il come starà tutto a loro.