Il football guarda oltre i confini americani. La palla ovale rappresenta, da decenni, il cuore pulsante dello sport statunitense vantando una centralità culturale e mediatica che non conosce eguali nella nazione.
I numeri fatti registrare dall’ultimo Super Bowl – con 124,9 milioni di telespettatori stimati davanti allo schermo lo scorso 8 febbraio – costituiscono una lampante conferma dello status tra le discipline sportive oltreoceano, riporta Domani.
Eppure, se lo sguardo si allarga oltre, la capillarità del football è decisamente meno pervasiva: pur contando milioni di appassionati in tutto il mondo, la diffusione globale non ha ancora raggiunto il suo potenziale.
La strategia di espansione
L’NFL ha programmato per la prossima stagione ben nove partite internazionali al fine di incrementare la visibilità e colmare il gap con altre realtà sportive americane, prima fra tutte la National Basketball Association.
È proprio in questa prospettiva di espansione internazionale che si inserisce la strategia sempre più decisa della lega di investire sul flag football, disciplina che negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale nei piani di sviluppo.
La variante del football senza contatto fisico troverà il suo palcoscenico più prestigioso ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 dove sarà inserita come sport “in prova”, con l’obiettivo dichiarato di testarne l’impatto in vista di un’eventuale inclusione stabile nel programma olimpico.
Le peculiarità del flag football
Spesso liquidato come una versione “alleggerita” del football tradizionale, quello dei caschi, dei paraspalle e dei violenti placcaggi, il flag football è in realtà una disciplina dotata di una propria identità tecnica e regolamentare, che pur affondando le radici nello sport praticato in NFL se ne distacca in modo significativo.
La differenza più evidente risiede nell’assenza totale di contatto fisico: al posto del placcaggio, i difensori devono strappare una delle “flag” – letteralmente, bandierine – fissate alla cintura dell’avversario per interromperne l’azione.
Nella versione che verrà disputata a Los Angeles, quella ufficiale a cinque contro cinque, le squadre si affronteranno su un campo di 50 per 25 yard, in due tempi da 20 minuti ciascuno, in un contesto che privilegia rapidità, agilità e precisione esecutiva rispetto alla pura potenza fisica.
L’apertura per i professionisti NFL ai Giochi
A conferma della rilevanza strategica attribuita al progetto, lo scorso maggio i proprietari delle 32 franchigie NFL hanno approvato all’unanimità la possibilità per i propri giocatori di partecipare ai trials che, nei prossimi due anni, determineranno la composizione del Team USA di flag football per le Olimpiadi.
Una decisione che potrebbe avere conseguenze di portata storica, perché aprirebbe la strada alla presenza delle stelle della lega professionistica sul palcoscenico olimpico sulla scia di quanto avviene negli altri sport.
Secondo Troy Vincent, ex giocatore e oggi dirigente NFL, l’impatto mediatico di una simile scelta potrebbe ricalcare quanto avvenne nel basket con il leggendario Dream Team ai Giochi di Barcellona 1992. quando la partecipazione di icone come Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson contribuì in maniera decisiva alla globalizzazione dell’NBA.
L’obiettivo è che il football possa beneficiare di un analogo salto di scala, sfruttando la vetrina olimpica per conquistare nuovi mercati e nuove generazioni di tifosi in ogni angolo del globo.
Le potenziali difficoltà di adattamento e i nodi organizzativi
Non mancano, tuttavia, le incognite. Dal punto di vista tecnico, la transizione dal football tradizionale al flag non è affatto scontata, come ha sottolineato anche Darrell Doucette, attuale quarterback della nazionale statunitense di flag, ricordando come si tratti di uno sport con dinamiche diverse rispetto a quelle a cui il pubblico è abituato.
La necessità di adattarsi a spazi ridotti, all’assenza di contatto e a ritmi ancora più frenetici potrebbe rappresentare una sfida significativa persino per gli atleti NFL, abituati a un contesto tattico e fisico differente.
A ciò si aggiunge un tema di calendario tutt’altro che secondario: il torneo olimpico di flag football è previsto tra il 15 e il 22 luglio 2028, in una finestra temporale che coincide con l’avvicinamento ai training camp estivi delle franchigie NFL, momento cruciale della preparazione precampionato.
La gestione delle energie e dei rischi fisici diventerà quindi un elemento chiave nelle valutazioni delle squadre e dei giocatori coinvolti, e il rischio è che in campo venga privilegiata la prudenza a scapito della spettacolarità.
La strategia di sviluppo
Al di là delle prospettive olimpiche, il flag football sta comunque conoscendo una crescita rapida e significativa, aggredendo mercati ad alto potenziale e completamente inesplorati per il fratello maggiore.
Emblematico, in tal senso, l’evento in programma il 21 marzo alla Kingdom Arena di Riad, in Arabia Saudita, dove Tom Brady – sette volte vincitore del Super Bowl – tornerà in campo insieme ad altre leggende NFL per un torneo di flag dal ricco montepremi, trasmesso da Fox Sports.
Il progetto olimpico rappresenta un tassello strutturale nella strategia di lungo periodo della NFL: utilizzare una versione più accessibile, dinamica e potenzialmente universale del proprio sport per abbattere barriere culturali e regolamentari, ampliando così l’orizzonte globale del football americano.