Santa Giulia, l’enigma dei costi: dai Giochi olimpici all'opacità finanziaria

Oggi parte il torneo olimpico maschile di hockey su ghiaccio al Santa Giulia, arena “simbolo” dei Giochi e dal fulgido futuro nella città. Dietro le luci e il ghiaccio temporaneo, resta però l’enigma dei costi effettivi della struttura.

Arena Santa Giulia_Milano
il cortocircuito delle spese
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Il ghiaccio è solo temporaneo e sparirà subito dopo le gare, lasciando spazio a concerti e manifestazioni. Si sa da sempre ed è da sempre considerato un bene che l’Arena Santa Giulia, che da oggi ospita le gare di hockey maschile dei Giochi Invernali, sia nata con un futuro posto olimpico già scritto.

Quando calerà il sipario su Milano Cortina 2026, il capoluogo lombardo si ritroverà  una sorta di grande un hub musicale e sportivo gestito dalla multinazionale tedesca Eventim, che controlla tra le varie società anche TicketOne, e che ne ha curato anche la realizzazione.

Una struttura di indubbio interesse pubblico, ma che di fatto resta privata.
Niente di nuovo e niente che possa far storcere realmente il naso: si tratta infatti di un modello più che collaudato con l’ente locale che contribuisce con fondi pubblici, e i gestori – privati – che traggono profitto dal ticketing, dai servizi, dal food and beverage, dai parcheggi e via così.

Ma il nodo centrale, sul capitolo Santa Giulia, non è la gestione, l’utilizzo post olimpico e l’eredità per la città di Milano. Non è neppure una questione di costi – lievitati notevolmente rispetto al progetto iniziale – (comunque datato 2019, pre pandemia, ondata inflazionistica e conseguenze sui costi delle materie prime) o ancora i ritardi nei lavori e la consegna dell’Arena al fotofinish.

Il vero tema è capire quanto è effettivamente costata la struttura e chi, tra privato e pubblico ha coperto realmente i costi.

Il balletto dei numeri e i conti che non tornano

Il progetto prende il via con un preventivo di 180 milioni, da coprire interamente con fondi privati. Con il passare degli anni, secondo le stime di Sport e Finanza, gli extra-costi hanno aggiunto circa 100 milioni, portando il totale stimato a 280 milioni, di cui 51 milioni già coperti con fondi pubblici.

Una nota, per così dire, “curiosa” la rivela tuttavia Altraeconomia riporta invece che il Comune di Milano abbia dichiarato un costo “invariato” di 177,3 milioni, creando una discrepanza evidente con le stime e gli interventi effettivamente stanziati. In altre parole, i numeri ufficiali sembrano ignorare la realtà dei fatti, alimentando dubbi sulla trasparenza.

Santa Giulia, l’enigma dei costi e le contraddizioni istituzionali

Il quadro si è complicato, nel corso degli ultimi mesi, con le dichiarazioni pubbliche.  Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha parlato a più riprese di un totale di 400 milioni, mentre Andrea Francisi, chief games operations officer dei Giochi, raggiunto dal New York Post, aveva confermato meno di un mese fa oltre 300 milioni di euro.

Difficile risalire poi all’altra faccia della medaglia, ossia Eventim che, pur riportando 320 milioni in alcuni documenti interni, si è sempre rifiutata di comunicare ufficialmente il costo effettivo, confermando solo gli extra-costi coperti dal pubblico.

In mezzo, come detto il Comune di Milano che ha continuato a dichiarare la mancata variazione dei costi, generando un labirinto di cifre che rende impossibile capire quale sia il vero costo dell’impianto.

Inoltre stando sempre a quanto analizzato da Altraeconomia Oltre agli extra-costi, la legge regionale lombarda prevede un contributo al Comune pari al 10% del costo di costruzione per le opere al servizio dell’intervento.
Sul preventivo iniziale, l’importo versato a Palazzo Marino ammonterebbe dunque a circa 17,3 milioni ma se il costo finale fosse più alto, il contributo sarebbe sottostimato e non risultano evidenze di eventuali ricalcoli

Trasparenza, quell’antico elemento (troppo spesso) mancante

Il punto non riguarda solo le cifre: è la corretta gestione dei fondi pubblici a beneficio di una struttura privata di interesse collettivo a essere messa in discussione.

Come sottolineato a più riprese, non è un problema se un progetto ideato oltre sei anni fa subisce incrementi di costo – per certi versi fisiologici, per altri congiunturali – per altri anche per preventivi mal calcolati.

Non è neanche una vera questione se una struttura privata beneficia di fondi pubblici a fronte di un servizio alla collettività; anche perché in una città dall’acclarato richiamo globale come Milano, mancava uno spazio del genere.

Il vero problema è la totale mancanza di trasparenza, le fonti istituzionali che si contraddicono e l’incapacità di fornire un dato certo.

Il Santa Giulia apre finalmente le sue porte agli spettatori olimpici ed è un bene e un sospiro di sollievo anche a fronte delle tante perplessità mostrate Oltreoceano e dalla lega NHL.
Ma il dietro le quinte – insomma quanto siano costate le porte di cui sopra – resta un mistero.

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