A meno di due giorni dalla Cerimonia inaugurale, il Villaggio Olimpico di Milano è finalmente operativo. I lavori sono andati lunghi, con extracosti significativi, ma il cuore logistico dei Giochi invernali batte: un’infrastruttura da circa 140 milioni di euro, di cui circa 40 milioni legati a extra costi, che accoglie atleti e staff da 93 Paesi e che rappresenta uno dei simboli più concreti delle prime Olimpiadi invernali “diffuse” della storia.
Il Villaggio, che di fatto è una città che dispone, tra i vari spazi di 1.154 camere, circa 1.700 posti letto per delegazioni provenienti da 93 Paesi, sorge nell’area dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, e rappresenta uno dei principali progetti di rigenerazione urbana della città.
L’intervento si sviluppa su circa 60mila metri quadrati e comprende sei nuovi edifici, il recupero di due strutture industriali e una grande piazza centrale.
L’aspetto economico è centrale: al termine delle Olimpiadi, il complesso sarà riconvertito in uno studentato universitario, rispondendo alla cronica carenza di alloggi per studenti a Milano; una prospettiva, quella post-evento, che in parte giustifica la scala dell’investimento e la trasformazione da “costo olimpico” a infrastruttura permanente.
Le stanze: dal letto modulabile al bidet che “stupisce” molti atleti
Gli alloggi rispecchiano una filosofia precisa: praticità prima di tutto, secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport. Le stanze ricordano quelle di uno studentato, con letti singoli o doppi, armadi, prese multiple e bagni completi – bidet incluso, dettaglio che per molte delegazioni resta un oggetto “misterioso”.
Ogni atleta trova lenzuola, asciugamani, un beauty brandizzato con il motto olimpico “Faster, Higher, Stronger – Together”. Niente televisione in camera: una scelta che privilegia concentrazione e riposo, non l’intrattenimento.
Come da tradizione olimpica, anche il letto è tema di discussione. A Milano la soluzione è tecnica: un materasso tripartito e modulabile, che ogni atleta può personalizzare, dettaglio non di poco conto, considerando le necessità di recupero fisico e di come, in altre Olimpiadi (le francesi di Parigi 2024), il letto sia stato oggetto di molte questioni.
Il Villaggio è pensato per essere operativo 24 ore su 24, inclusa la palestra, sempre aperta e accessibile anche nel cuore della notte: per chi non dorme, c’è sempre la possibilità di fare squat alle tre del mattino.
La mensa: 3.400 pasti al giorno, tra performance e logistica
Uno dei centri nevralgici del Villaggio è la mensa, nella quale ogni giorno vengono serviti circa 3.400 pasti, con numeri industriali: 3.000 uova e 450 chili di pasta cucinati quotidianamente considerando anche le esigenze alimentari differenti, con corner dedicati a vegani e celiaci.
Ma il valore olimpico più evidente non è solo dimensionale, ma culturale: nel Villaggio convivono delegazioni provenienti da ogni parte del mondo, comprese nazioni lontane dalla tradizione degli sport invernali come Emirati Arabi Uniti, Benin o Guinea-Bissau.
Un mosaico globale che restituisce il senso più autentico dei Giochi: la partecipazione universale, oltre le latitudini e le specializzazioni sportive.
La Russia non ha una palazzina dedicata: gli atleti gareggiano come Individual Neutral Athletes, mentre Israele è rappresentato da una sola atleta.
L’Italia gioca in casa anche simbolicamente, con un un edificio brandizzato “Italia Team”, con 77 atleti distribuiti su quattro piani; oltre alle stanze, sono presenti sale mediche, aree per il riscaldamento, lounge e spazi comuni, incluso un medagliere componibile pronto ad accogliere – si spera – molti ori.
Videogame e yoga: la socialità è il valore reale dei Gichi
Le aree condivise sono pensate per favorire la socialità: videogiochi, calcio balilla, air hockey, distributori gratuiti. Anche una Coca-Cola è concessa, purché lontano dallo sguardo del nutrizionista.
Nel Villaggio c’è spazio anche per la dimensione interiore. Una sala di preghiera multiconfessionale accoglie atleti di ogni credo, affiancata da una “mind zone” per la meditazione e da spazi dedicati allo yoga.
Tra le curiosità più sorprendenti, la presenza di un seggio elettorale: qui si votano i rappresentanti degli atleti al Cio, con tanto di cabine e manifesti elettorali. Un piccolo esercizio di democrazia olimpica, a pochi passi dalla mensa.
Il Villaggio Olimpico di Milano è solo uno dei sei previsti per Milano-Cortina 2026, insieme a quelli di Cortina, Livigno, Predazzo, Bormio e Anterselva ma è senza dubbio il più simbolico, perché è stato pensato per restare nel tessuto urbano milanese e con una vocazione ben precisa.
Tra extracosti, ritardi e pressione organizzativa, l’apertura del Villaggio segna un passaggio decisivo: i Giochi non sono più un’idea o un cronoprogramma, ma una realtà abitata.
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