Superando lo statunitense Ben Shelton in tre set, Jannik Sinner ha staccato il pass per la semifinale degli Australian Open 2026, primo appuntamento Slam della stagione tennistica. Prosegue così il cammino di difesa del titolo per l’azzurro, vincitore a Melbourne nelle ultime due edizioni e intenzionato a confermarsi leader delle competizione.
Anche quest’anno gli Australian Open sono trasmessi in esclusiva da Warner Bros. Discovery: i match di cartello vanno in onda su Eurosport 1, gli incontri con protagonisti italiani su Eurosport 2 e, per la prima volta, l’intero torneo è disponibile in versione integrale su HBO Max, oltre che su discovery+. Le partite dello Slam sono inoltre visibili per gli abbonati DAZN, TimVision e Prime Video Channels. La novità più rilevante, però, è arrivata con l’avvio delle semifinali, entrambe in programma venerdì 30 gennaio.
Con l’accesso di Sinner alla semifinale, Warner Bros. Discovery ha infatti deciso di trasmettere gratuitamente sul Nove, il canale in chiaro del gruppo, il prossimo match del numero due del ranking mondiale. L’azzurro avrebbe potuto incrociare Lorenzo Musetti, ma l’altro italiano ancora in corsa si è ritirato nei quarti di finale contro Novak Djokovic, nonostante fosse avanti di due set a zero. Sarà dunque il serbo l’avversario da battere per conquistare un posto in finale.
Va ricordato che le partite valide per gli Australian Open non prevedono ancora di default la trasmissione in diretta in chiaro, ma Discovery ha deciso di aprire la visione a tutti gli spettatori per la semifinale di Sinner ed eventualmente per la finalissima qualora il tennista italiano arrivi all’ultimo atto del torneo.
Nonostante semifinali e finali degli Australian Open siano state recentemente inserite dall’Agcom nella lista degli eventi di interesse pubblico per cui deve essere garantita la copertura in chiaro, quella di Discovery è una scelta presa in autonomia. La normativa sarà infatti applicabile solamente dal prossimo ciclo di diritti televisivi (quello attuale per gli Australian Open scade nel 2031) e solo dai nuovi contratti scatterà dunque l’obbligo.