Milano Cortina 2026 si prepara a scrivere la storia dei Giochi invernali. Con l’arrivo dello slalomista pakistano Muhammad Karim, che ha conquistato i punti necessari tra Dubai e la Turchia, l’Olimpiade italiana ha raggiunto quota 93 nazioni partecipanti, eguagliando il record assoluto per una manifestazione sulla neve.
Un traguardo che assume un significato particolare se si considera che russi e bielorussi gareggeranno nella squadra degli atleti neutrali a causa del conflitto in corso. Ma la tendenza è inequivocabile: i Giochi del 2026 rappresenteranno la più ampia partecipazione geografica mai vista negli sport invernali.
Debuttanti dall’Africa e dai Caraibi
Come riporta La Repubblica, tra le novità più interessanti spiccano gli Emirati Arabi Uniti, al loro esordio olimpico invernale. A rappresentarli sarà Alex Astridge, cresciuto a Dubai e allenato dal marocchino Mohamed Moulay, entrambi formatisi sulla pista indoor del Mall of the Emirates.
L’Africa sarà protagonista anche con Nathan Tchibozo, slalomista del Benin che gareggerà per lo Sci Club Abomey-Calavi. Dopo una lunga battaglia burocratica con la federazione del Togo, per cui aveva corso in passato, l’atleta ha finalmente ottenuto il via libera preparandosi tra Svezia e Bardonecchia.
Dal Piemonte arriverà invece Pietro Tranchina, che ha scelto di rappresentare il Marocco, terra d’origine della madre, portando la nazione nordafricana al debutto storico in Coppa del Mondo di sci alpino.
La corsa al record assoluto
Porto Rico potrebbe essere la chiave per superare il primato. Kellie Delka, già presente a Pechino 2022, si è qualificata nello skeleton ma, come riferisce La Repubblica, sta affrontando enormi difficoltà economiche: «Pago di tasca mia tutto, voli, noleggio auto, alloggio, benzina, cibo, nuove attrezzature», ha scritto lanciando una campagna di crowdfunding da Dallas.
Un altro possibile traguardo storico riguarda la squadra dei rifugiati. La biathleta Darya Dolidovich, figlia di un campione bielorusso oppositore di Lukashenko, si allena da cinque anni in Polonia in attesa del passaporto che le consentirebbe di gareggiare sotto questa bandiera per la prima volta in un’Olimpiade invernale.
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I sogni rimandati
Non tutti i paesi che hanno provato a qualificarsi ce la faranno. Lo slalomista giordano Sharif Zawaideh è ancora troppo lontano dai punteggi necessari, mentre l’influencer vietnamita Khanh Nguyen ha dovuto arrendersi dopo quasi un anno di tentativi nello skeleton.
Anche il Bhutan dovrà attendere: Chencho Dorji Wowkonowicz, nato a Thimphu e adottato da una guida alpina francese, non è riuscito a raggiungere gli standard richiesti nonostante l’esperienza ai Giochi asiatici invernali.
La Tunisia aveva sperato nella bobbista Sophie Ghorbal, che nel 2022 aveva scoperto questo sport grazie ad un annuncio su Facebook e aveva partecipato alle Olimpiadi giovanili. Ma la preparazione nel suo paese, dove fatica persino a spiegare agli allenatori cosa sia il bob, si è rivelata insufficiente per il salto di qualità necessario.
Un movimento in crescita
L’espansione geografica delle Olimpiadi invernali è un fenomeno che prosegue da decenni. Se negli anni Ottanta faceva notizia il senegalese Lamine Gueye, oggi squadre come la Giamaica nel bob e Haiti nello sci sono presenze consolidate nei circuiti internazionali.
Una tendenza che dimostra come la voglia di rappresentare la propria nazione superi ogni barriera climatica e geografica, anche per paesi dove la neve non esiste e il ghiaccio si trova solo nei frigoriferi. L’Olimpiade invernale, conclude La Repubblica, «è per tanti, ma non per tutti».
Ma la platea continua ad allargarsi, gara dopo gara.