Gli Australian Open 2026 stanno riscrivendo le regole del tennis professionistico, trasformando un torneo di due settimane in un festival cittadino di tre settimane che mescola sport d’élite, intrattenimento popolare e opportunità milionarie per dilettanti.
La strategia orchestrata da Craig Tiley, amministratore delegato di Tennis Australia, punta a “dominare gennaio” con un modello di business che sfida le convenzioni dei tornei del Grande Slam.
La rivoluzione della Opening Week
Il primo giorno delle qualificazioni ha registrato 29.261 presenze, quasi quattro volte superiore all’anno precedente e un aumento del 288% rispetto al precedente record di 7.543. Un risultato che ha sorpreso gli stessi addetti ai lavori, considerando che in campo c’era Bernard Tomic come nome di richiamo principale.
Il successo poggia su una formula inedita: concerti sold-out (Hot Chip martedì, The Presets venerdì), esibizioni con leggende come Roger Federer, Andre Agassi, Patrick Rafter e Lleyton Hewitt.
“Non siamo un evento a base di champagne, ma a base di birra“, spiega la filosofia del torneo. Una dichiarazione che riflette l’identità distintiva di Melbourne: meno formale di Wimbledon, meno romantico del Roland Garros, ma con un fascino culturale che attira anche celebrity come Cate Blanchett.
Il 1 Point Slam: uno scambio che vale migliaia di euro
L’innovazione più audace è il 1 Point Slam, torneo conclusosi il 14 gennaio a eliminazione diretta dove ogni match si decide su un singolo punto. Il dilettante australiano Jordan Smith ha scritto la storia eliminando, tra gli altri, Jannik Sinner al primo turno. Smith ha poi battuto la taiwanese Joanna Garland in finale, portandosi a casa un milione di dollari australiani (570.000 euro).
L’evento azzera completamente la distanza tra professionisti e dilettanti, affidando tutto alla casualità di uno scambio.
Non è classificabile come torneo ufficiale né come semplice esibizione, ma rappresenta un esperimento che mescola spettacolo sportivo e democrazia competitiva, offrendo ai partecipanti selezionati tramite qualificazioni regionali l’opportunità di confrontarsi con campioni normalmente accessibili solo in televisione.
Marketing aggressivo o strategia vincente?
L’impennata delle presenze ha sollevato polemiche sui social media. Diversi appassionati sostengono che il torneo abbia deliberatamente creato confusione, promuovendo l’evento “dal 12 gennaio al 1° febbraio” senza distinguere chiaramente la Opening Week dal tabellone principale che inizia domenica 19 gennaio.
“Mi considererei abbastanza informato, ma persino io pensavo di acquistare biglietti per il secondo giorno del torneo principale”, ha scritto un fan su X. Altri hanno definito la comunicazione “subdola” e il sito di vendita biglietti “molto fuorviante”.
Strategia discutibile o marketing brillante, i numeri parlano chiaro: Tennis Australia ha creato valore percepito attorno a una fase del torneo tradizionalmente ignorata dal grande pubblico.
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La Bracket Challenge da 10 milioni di dollari
Gli organizzatori hanno lanciato una sfida che fa impallidire i montepremi tradizionali: 10 milioni di dollari australiani (6,71 milioni di dollari USA) per chi indovinerà il vincitore di tutte le 127 partite del singolare maschile o femminile. La Bracket Challenge richiede pronostici da inviare prima dell’inizio del torneo domenica, con premi di consolazione di 10mila dollari australiani per i tabelloni con punteggio più alto.
Le probabilità statistiche di completare un tabellone perfetto sono astronomicamente basse, rendendo l’iniziativa più un’operazione di engagement che un reale costo per gli organizzatori. Ma l’effetto mediatico è garantito.
Attivazioni sponsor e fanzone
Anche sponsor e partner porteranno eventi nel corso dello Slam. Per fare un esempio, Olmeca Altos di Pernod Ricard, official tequila del torneo, a Casa Altos, un tequila bar di nove metri quadrati al Grand Slam Oval, ospiterà una serie di esperienze e spettacoli, tra cui una banda mariachi.
Per tutti, invece, la fanzone TopCourt a Birrarung Marr rappresenta “un’esperienza immersiva unica dove tennis, cultura e videogiochi si fondono”, collegando fisicamente l’Australian Open al centro di Melbourne. L’offerta include musica dal vivo, DJ set, campi da padel aperti al pubblico, negozi pop-up e soluzioni di gaming avanzate.
“Siamo un evento che vuole convincere le persone a prendere in mano una racchetta, – afferma Tiley. – Viviamo 21 giorni intensi, ogni singolo giorno“. Un approccio che contrasta con la tradizionale segmentazione tra torneo professionistico e attivazione del pubblico amatoriale.
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Roger Federer: il ritorno all’apertura
Sabato 18 gennaio segnerà il ritorno in campo di Roger Federer dopo sei anni dall’ultima apparizione al Melbourne Park. La “Battle of the World No. 1s” durante la cerimonia di apertura vedrà lo svizzero sfidare Agassi, Rafter e Hewitt in un match che da solo giustifica l’investimento di migliaia di tifosi nella Opening Week.
L’evento dimostra come le leggende del passato mantengano un potere di attrazione economica superiore a molti giocatori attuali del circuito ATP.
Un modello esportabile?
Gli Australian Open 2026 stanno testando se un Grande Slam può evolversi da torneo sportivo a piattaforma di intrattenimento integrata senza perdere credibilità agonistica. La risposta del mercato è stata inequivocabile: gli stadi sono quasi pieni già durante le qualificazioni, un fenomeno impensabile fino a pochi anni fa.
Resta da vedere se Wimbledon, Roland Garros e US Open seguiranno questa direzione o se Melbourne rimarrà l’eccezione che conferma la regola: nel tennis, come nel business, non esiste un unico modello vincente.
Ma esiste sicuramente un torneo che ha capito come monetizzare gennaio in Australia meglio di chiunque altro.